A Sinagra una piccola comunità in provincia di Messina, oggi 16 aprile 2024 è stato il momento della riunione presso la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, luogo nel quale i presenti hanno dato l’ultimo saluto a Vincenzo Franchina, il giovane tecnico di 35 anni tragicamente scomparso nell’esplosione della Centrale idroelettrica sul lago di Suviana in Emilia Romagna

NELL'EDIFICIO DI CULTO PIENO DI GENTE CHE SI TROVAVA ANCHE FUORI, DATO CHE ALL'INTERNO NON C'ERA PIÙ POSTO OLTRE A FAMILIARI ED AMICI DELLA VITTIMA VI ERANO IL SINDACO NINO MUSCA, ALTRI SINDACI DEL COMPRENSORIO NEBROIDEO E UNA DELEGAZIONE DI SINDACALISTI

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A Sinagra una piccola comunità in provincia di Messina, oggi 16 aprile 2024 è stato il momento della riunione presso la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, luogo nel quale i presenti hanno dato l’ultimo saluto a Vincenzo Franchina, il giovane tecnico di 35 anni tragicamente scomparso nell’esplosione della Centrale idroelettrica sul lago di Suviana in Emilia Romagna. Nell’edificio di culto pieno di gente che si trovava anche fuori, dato che all’interno non c’era più posto oltre a familiari ed amici della vittima vi erano il sindaco Nino Musca, altri sindaci del Comprensorio Nebroideo e una Delegazione di sindacalisti.

Padre Pietro Pizzuto parroco della suddetta Basilica, durante l’Omelia ha detto: «era un giovane al quale ti affezionavi subito con cui entravi subito in sintonia, la sua timidezza innata gli impediva di mettersi al centro dell’attenzione. Era un ragazzo dai modi gentile e affabile con un temperamento mite. Nel dialogo ti lasciava parlare e poi ti rispondeva con atteggiamento accogliente. I pilastri della sua vita erano la famiglia, prima quella di origine, e poi la famiglia che si era era creato con Enza impreziosita dalla nascita di Tommaso».

Ha concluso il presule: «il legame con la sua terra d’origine e le sue tradizioni secolari era un altro elemento centrale nella vita di Vincenzo. Sinagra non era solo il luogo dove era nato, ma era anche il luogo che continuava a nutrire la sua identità e i suoi valori più profondi. Ma forse ciò che colpiva di più di Vincenzo era la sua generosità e il suo impegno verso gli altri. Era un uomo che metteva il benessere degli altri prima del suo e che trovava soddisfazione nel dare e nel servire la comunità. Il suo lavoro non era solo un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma una vera e propria passione che lo portava a essere attento alla sicurezza sul lavoro e orgoglioso delle sue conquiste professionali».