Riprende oggi, in Parlamento, la tanto contrastata discussione sulla legalizzazione dell’eutanasia. La Commissione Affari sociali e Giustizia della Camera ha finalmente deciso di esaminare quattro proposte di legge relative a testi depositati per iniziativa popolare – sottoscritta da 100mila cittadini – e delle deputate Marisa Nicchi e Eleonora Bechis.

Qualcuno obietterà che il Paese ha problemi ben più gravi da risolvere. Che gli italiani versano in gravi difficoltà economiche, sanitarie, abitative, e via dicendo. Che impegnare il Parlamento per questioni di diritti di una minoranza, è solo perdita di tempo. Eggià.

Cosa interessa, a noi, miserrimi egoisti devoti esclusivamente al nostro orticello, delle volontà di una fetta di popolazione? Quanto ci può importare della richiesta di un malato terminale che pretende un fine vita dignitoso? La vita è sacra e si deve lottare per mantenerla tale fino all’ultimo respiro! Pensiamo piuttosto ai guai reali di questa Nazione!

A taluni, invece, stanno a cuore i diritti universali. Guarda un po’. Ed è statisticamente provato che una metà della popolazione è favorevole all’eutanasia. Ci suicidiamo quotidianamente e volontariamente immettendo nel nostro corpo veleni di vario genere, come la sigaretta, l’alcol, le droghe, i farmaci inutili, l’alimentazione spazzatura, quando non veniamo suicidati involontariamente da sostanze tossiche esterne, vedi inquinamento atmosferico e affini. Ma questi sono legalizzati dallo Stato, nevvero? Cosa c’è di strano? E’ tutto autorizzato. A chi importa se ci togliamo la vita inconsapevolmente con le nostre mani.

Perché dal 2010 non ci è più dato sapere quanti sono coloro (parliamo sempre di malati terminali) che la fanno finita a modo loro anche con la pratica dell’eutanasia clandestina? Forse per gli irriducibili pro-life (la loro e pure quella altrui?) è meglio nascondere le statistiche che avvalorano i dati di fatto? Ah, già, che stupida, dimenticavo che l’ordine vangelico arriva direttamente dell’OMS. L’Istat non deve più pubblicare questi dati perché sussisterebbe il rischio di emulazione. Lo stesso ordine che, qualche anno fa, obbligò tutti gli stati membri a comprare il vaccino contro l’influenza A. Quella stessa influenza che, come molti di noi affermavano, avevano creato a tavolino. Una pandemia utile ai soliti noti: le Big Pharma. Come andò a finire? Ve lo dico io. Milioni di euro statali finirono sprecati, ovvero nelle tasche delle suddette, chè in pochi, vivaddio, si sottoposero all’inutile “vaccino consigliato”. Stesso farmaco che tentarono persino di riciclare l’anno successivo. E qui mi fermo, anche se troppo ci sarebbe ancora da dire.

Ma quando un cittadino italiano desidera semplicemente porre fine alle sue atroci sofferenze, causate da quei veleni che lo hanno condannato a morte, o quando decide di non voler sopravvivere come un vegetale, vedi testamento biologico , allora si scatena il compulsivo tam tam sulla questione etica: nessuno ha il diritto di decidere della propria morte. E chi sono gli altri per stabilire se è giusto mantenere in vita una larva umana? E chi ne ha veramente facoltà, se non il possessore stesso di quella pseudovita? Qualcuno è dunque padrone della nostra esistenza? Ebbene, pare che nella colonia del Vaticano, vedasi Stato Italia, non siamo noi ad esserne proprietari. Ennò, quest’ultima sarebbe di un cinico signore a cui piacerebbe vederci tribolare le pene dell’inferno o saperci marcire in un letto d’ospedale in attesa dell’irrimediabile fine? Ma come? Non era costui ad averci concesso il libero arbitrio?

Ed eccoci qui, dopo 5 anni e il tanto discusso decreto Englaro, a ri-versare ettolitri di fiele per una scelta già legale in diversi stati: l’eutanasia. Altro che unioni civili! Ne vedremo di “scornate”, in quel di Montecitorio. Abbiamo letto e sentito le peggiori aberrazioni riguardo i casi Eluana Englaro, Giovanni Nuvoli, Luca Coscioni e Piergiorgio Welby.

A dar fiato alle trombe e per schieramento, religione, ideologia, si fa presto. Provare ad approfondire veramente la complessa questione costa troppa fatica. Mettersi nei panni altrui e rispettare il volere del prossimo, che non va a ledere la nostra libertà, ancor di più. E via, dunque, alle infinite diatribe legali per ottenere un diritto legittimo. Ma, a giudicare dai ciarlatani che imperversano sui cieli dello Stivale, prevedo il suicidio assistito dell’eutanasia.

(Vignetta di Mauro Biani)

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