Gentile Redazione, non tutti i siciliani sono pro-ponte. Nel 2004, a Ragusa (città in cui armamento e trazione delle ferrovie sono indietro di un secolo e più) un’associazione protestava su manifesti, l’irrazionalità e il velleitarismo di un ponte da Messina a Reggio; come parentesi di 5 Km fra due “Afriche”.

La mia opinione di semplice turista abituale, innamorato della Sicilia: curiosamente, non mi è ancora capitato di incontrare un sostenitore del Ponte, che lo subordinasse però alla soluzione dell’obsoleto trasporto pubblico in Sicilia. Spiacerebbe credere, che ciò possa dipendere da un’epistemiologia liberista-privatista, indifferente alle esigenze degli “ultimi”.

L’ordinario di Scienza delle Costruzioni dell’ Università di Napoli pubblicò uno studio sulla rivista nazionale degli Ingegneri-ca, 10 anni fa, in cui sosteneva l’ irrealizzabilità tecnica di un’opera simile, in quella zona geomorfologica e sismica del Pianta; non mi risulta sia stato mai smentito da veri scienziati.

Prima di lui, al tempo di Gheddafi, lo Stato Maggiore della Difesa espresse contrarietà versus il progetto, con la seguente motivazione: in caso di guerra, la prevedibile e inevitabile distruzione del ponte da un missile nemico, sarebbe stata strategicamente irrilevante ma di impatto catastrofico sul morale del Paese. Stante le cose attuali,è improbabile che quel parere sia mutato.

Giorgio Gragnaniello – NAPOLI

4 COMMENTI

  1. Caro Gragnaniello, penso che tu ti riferisca al prof. Mazzolani. Ottima persona e buon tecnico, Federico Mazzolani non ha mai detto che il Ponte non era realizzabile, bensì che la storia dell’Ingegneria insegna che la dimensione delle opere (lunghezza della luce nel caso di ponti sospesi o strallati, altezza per grattacieli, etc) cresce linearmente con una rapidità abbastanza consolidata. Solo grandi innovazioni tecniche (o tecnologiche) consentono dei salti bruschi. La tesi e’ stata smentita rapidamente dalla costruzione del grattacielo Burj Khalifa, in Dubai, alto oltre il 60% in più del precedente campione. Inoltre, come ha ben detto Jamiolkowski (quello che ha raddrizzato la torre di Pisa e partecipato alla progettazione del Ponte sullo Stretto), l’innovazione che consentiva un salto consisteva nel profilo aerodinamico assolutamente nuovo, poi imitato in decine di ponti sospesi a grande luce, tutti realizzati e in buona salute e dotati di cassoni detti “Messina type”.

  2. Non può subordinare le cose semplicemente perché sono cose distinte che si finanziano diversamente e non si interferiscono. E non è mica dicendo no al ponte che automaticamente si realizzano le altre opere. È solo la scusa per prendere tempo e non fare ne le une ne le altre.

  3. Il prof. era preoccupato del Big One in ritardo statistico e incombente,(fonte:INGV);
    i militari, dello scacchiere nordafricano;
    altri, dal disastro delle ferrovie siciliane,da quando l’Avvocato stoppò la discussione anni ’60 sugli “assi di sviluppo” simmetrici-ferrovie+autostrade-con la famosa frase:”Ciò che fa bene alla FIAT,fa bene all’Italia” e i Siciliani ne ebbero il contentino di Termini Imerese.
    Crossing di Esagerazioni? Un proverbio Zen dice: “Quando si guarda bene in una direzione,si distinguono bene tutte le altre”.
    Saluti-Giorgio Gragnaniello

  4. @Epifax
    Non sono cose distinte,come per es. il ponte e lo stadio di Palermo;bensì ricadenti olisticamente in un auspicabile piano generale delle comunicazioni.Chi scrive,non è un politico e non ricopre alcun incarico operativo o decisionale e pertanto non ha il potere di prendere tempo; al massimo,potrebbe donarne un poco per filantropia(medico in pensione).
    Saluti
    Giorgio Gragnaniello

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