Probabilmente sono molti gli italiani costretti a patire questo interminabile periodo di crisi economica. Si tratta di un’amara “depressione” dalla portata e dagli effetti potenzialmente pericolosi per qualunque realtà; a maggior ragione per Messina. Malgrado in questi anni, a diversi livelli, governi di varia estrazione politica parlino di “uscita dalla crisi” e “risultati raggiunti”, è sotto gli occhi di tutti come i fatti dimostrino effetti molto diversi sulla pelle dei cittadini.

Messina è una realtà territoriale dove tutto, nel bene e nel male, assume risvolti eclatanti: molti sono i nuclei familiari alle prese con drammi derivati dalla crisi. I messinesi patiscono pesantemente questa “depressione”: le attività economiche  (e con esse le famiglie che ne traggono sostentamento) soffrono perché non c’è più chi spende.

A non spendere più sono quella vasta schiera di dipendenti pubblici che, ogni mese, vedono messo a repentaglio il loro diritto al salario, non corrisposto più in modo regolare. Un esempio calzante è la partecipata comunale Messinambiente S.p.a., con problemi sempre crescenti di natura economica; sopratutto dopo la messa in liquidazione del Febbraio 2011; e sempre (sbagliando) reiterata fino ai giorni nostri dai politici di turno.

Vi sono, dunque, molte famiglie che non sanno più cosa fare per “andare avanti”: come risposta ai loro importanti quanto struggenti quesiti hanno  praticamente il nulla. Il pensiero corre così al futuro dei figli, che potrebbe risultare particolarmente precario e incerto.

Chi penserà al futuro di bambini e ragazzi? Di sicuro non potranno farlo i padri divenuti anziani; se non altro per questioni prettamente anagrafiche. Se non si penserà ai padri che possono occuparsi dei figli, perché ora sono in grado di farlo, i bambini che fine faranno?

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