La Commissione Servizi Sociali del Comune di Messina, presieduta da Donatella Sindoni, è stata utile per conoscere dati terrificanti, sulla vita di diversi (ex) minorenni che al compiersi del loro 18° anno di età sono stati deportati nel centro per adulti di Bisconte. Questo è parte del racconto, del giornalista Antonio Mazzeo sul proprio blog, è grave la relazione di Patrizia Maiorana e Giuliana Sanò del Circolo “Arci” sulle condizioni dei minori che vivono non umanamente (in assoluta promiscuità) nella tendopoli dell’Annunziata e nella ex caserma di Bisconte.

Un’assenza cronica di interventi, da parte del dipartimento dei servizi sociali del Comune e delle sue assistenti sociali per difendere i diritti dei minori “ospiti” in città, è una cosa non accettabile. Maiorana e Sanò hanno fatto rilevare, che l’amministrazione comunale ha ricevuto due tranches di finanziamento nel 2015 dal Ministero, per la gestione del Sistema di protezione per richiedenti asilo di Villa Lina, dove vivono tre nuclei familiari, fino ad ora però, non sono stati fatti i rimborsi alla cooperativa che gestisce il centro, ciò ha determinato un distacco della fornitura ENEL per morosità indiretta.

Gli assessori e funzionari competenti, non hanno dato nessuna spiegazione ai volontari presenti, in Commissione ieri è mancato il contraddittorio con chi amministra: l’assessora ai servizi sociali dott.ssa Antonina Santisi era assente per “precedenti impegni”, il sindaco Renato Accorinti non ha invece renso edotti i consiglieri circa i motivi della sua assenza. Il Comune ha replicato 48 ore dopo con una nota a firma dell’assessore al ramo, indirizzata alla Prefettura, alla Questura e al Tribunale per i minorenni di Messina.

“Si dichiara la disponibilità del Dipartimento delle Politiche Sociali tramite il proprio servizio sociale professionale, alla presa in carico di tutti i soggetti che venissero dichiarati minori per procedere alla loro collocazione negli SPRAR di prima accoglienza”. Una risposta che molti giudicano inadeguata, gli addetti ai lavori sostengono che vi sia un atteggiamento di disinteresse del Comune sino alla certificazione dei dati anagrafici dei minori da parte delle autorità di polizia che fino ad ora non lo hanno fatto.

Sono state verificate da parte dei volontari del Centro “Sankara”, altre situazioni di minori presenti in strutture per adulti, quattro come riferisce Patrizia Maiorana dell’Arci, dunque abbiamo chiesto di ripristinare la legalità, ma inutilmente, visto che vi è stato un trasferimento urgente verso altri centri per richiedenti asilo del centro-nord Italia. Due minori, sono finiti in una delle strutture peggiori per condizioni e trattamento, il Cara di Bari”.

“Diversamente da altre circostanze, ci siamo recati in assessorato con i minori per richiedere l’intervento dei servizi sociali come dovuto per legge”, si evince ciò dal racconto di Giuliana Sanò.Mancavano, sia l’assessore che tutte le assistenti sociali, continua Sanò, dopo una lunga anticamera siamo stati ricevuti dal dirigente Domenico Zaccone che ci ha detto che stava provando a chiamare il commissario dell’anticrimine perché a lui compete il cambio dei dati anagrafici e solo dopo, il servizio sociale può intervenire”.

“In quel momento è entrata l’assessore Santisi, conclude l’operatrice del Centro Sankara, ma si è seduta in un altro tavolo, facendo capire di conoscere la situazione per aver letto la Pec ma non si è né avvicinata nè inserita nel contesto del colloquio”. “Il dirigente non riuscendo a mettersi in contatto con il commissario mi ha invitata dice la Sanò, ad accompagnare i quattro minori alla caserma Zuccarello e così ho fatto, siamo in attesa che l’Amministrazione comunale e i responsabili delle identificazioni si attivino sulla questione”.

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