Da quando internet è diventato il mezzo di comunicazione per eccellenza il modo di socializzare è cambiato radicalmente. Se tempo addietro le persone si relazionavano dal vivo, oggi la maggioranza di individui usa il web per interagire. Ma quanto è autentica la nostra identità virtuale?

Non è più una novità: oggi, i sociologi utilizzano anche i più famosi social network, quali Facebook e Twitter, per tastare gli umori della società. Esporre il profilo personale sulla vetrina del web, correlato di fotografie e informazioni di varia natura, è ormai uso collettivo facente parte del costume globale. Siamo tutti “personaggi” pubblici, poiché, anche se la nostra bacheca è aperta solo a pochi contatti fidati, di fatto il privato è comunque invalidato. Estinto. Chiunque abbia una connessione internet possiede anche uno spazio su cui esprimere, attraverso lo stato proprio o altrui, qualsiasi idea, commento, sensazione, opinione gli baleni in testa. E quindi può costruire, o meglio “fotoscioppare”, la propria immagine virtuale che mai rifletterà perfettamente quella reale.

Osservando le continue interazioni, appare evidente il dilagare di una smania di protagonismo di massa e la conseguente dipendenza dal mezzo che consente di alimentare quella stessa bramosia. Gli stessi “click” fungono da metro di valutazione del successo personale. Tanti più consensi, cioè like, avrà un singolo post, un’immagine, un link, un commento, una pagina, e tanto più lieviterà l’importanza dell’autore. Questa ambita popolarità, tuttavia, è frutto di uno scambio d’approvazione, stima, considerazione quasi dovuto. Perchè se non dispenserete “mipiace” difficilmente li riceverete. Un do ut des che sfalsa il piano dei valori e dei meriti individuali. In pratica, più saremo capaci di renderci visibili, attraverso questo infinito e vacuo traffico, e più diventeremo popolari.

E’ noto che la Rete slatentizzi disturbi psichici come quelli dissociativi. Seguire i comportamenti dell’umanità presente nelle community o nei forum, ad esempio, insegna e sgomenta. Purtroppo questi luoghi virtuali permettono anche di sviluppare autentici falsi d’autore dallo pseudo successo illimitato, persone che abbracciano nobili intenti ma che meschinamente li violano, abusando del sistema che favorisce sdoppiamenti d’identità. Spesso sono proprio i falsi ideologici a primeggiare, grazie alla credulità degli ingenui. Quelli che… più amici ho e più valgo. La Dea Apparenza, imperatrice di questa società malata che si riflette magnificamente in tv, sul web, ovunque sia possibile spacciarsi per esseri straordinari, venerati e quotati da una marea di gente. Ma la colpa non è del mezzo, bensì dell’uso che ne fa l’essenza umana dell’era 2.0: cioè diventare un etereo Signor Qualcuno. Grazie alla Rete, oggigiorno, anche le nullità possono “essere” numeri primi.

Altro aspetto inquietante è il dilagare della pedofilia che trova terreno fertilissimo in miliardi di immagini di bambini visualizzabili semplicemente facendo ricerche specifiche su Google. E siccome molti utilizzatori sono ancora poco avvezzi alle insidie del web e quindi a tutelare e controllare ciò che pubblicano, va da sé che per quegli individui affetti da perversioni è un gioco da ragazzi reperire materiale di innocenti e ignare creature. Sarebbe dunque consigliabile istruire i meno esperti che si accingono a utilizzare spazi personali in Rete nonché controllare i sempre più giovani internauti che si affacciano al mondo virtuale.

Fortunatamente internet non equivale a social network, o meglio a Facebook, come erroneamente diramano i media tradizionali quando citano il web. Ma è tanto altro. Attraverso questa meravigliosa scatola magica si naviga senza bussola, si vola senza paracadute, alla scoperta di mondi infiniti capaci di accrescere smisuratamente la cultura, la conoscenza, l’informazione. Ma c’è un abisso in cui si può precipitare, un burrato senza fondo dove non v’è ragione ma solo immaginazione. Un vortice di bisogno profondo nel quale si tende a illudere se stessi.

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