Un flash mob inusuale, atipico rispetto a molti altri, ma non per questo da trascurare, anzi di quelli da contagiare i cittadini in modo virale. Così sarà possibile evitare, di finire in un pericoloso vortice di debiti, spinti in questo dalla debolezza e dal mito del guadagno facile. Si è tenuta nelle scorse ore, al Bar Apollo in via Cesare Battisti, l’iniziativa “Slotmob” per dire no alle macchinette mangia soldi. Si è deciso in questo contesto, di dare spazio ad iniziative ludiche e di intrattenimento, più genuine rispetto a forme non etiche. Hanno partecipato all’incontro, anche il sindaco Renato Accorinti e l’assessore Daniele Ialacqua. Uno degli slogan usati, per comunicare efficacemente il messaggio da dare al pubblico, è stato: “un bar senza slot, ha più spazio per le persone”.

Come in altre 33 città di tutta Italia, la Caritas Diocesana, l’Ufficio Diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro ed il Movimento dei Focolari hanno aderito ed invitato la cittadinanza ad essere partecipe. Slotmob è un movimento apartitico, al quale aderiscono oramai più di 100 Associazioni della Società civile, comuni e movimenti, che si propone di affrontare il problema del gioco d’azzardo, in particolare delle Slotmachines, premiando quei bar che hanno deciso di toglierle (o di non installarle) nei propri locali, rinunciando a ricavi certi.

Scrivono, gli organizzatori: “È una scelta economicamente molto penalizzante, come consumatori e cittadini, non possiamo non premiare chi, sul mercato, rinuncia a guadagni facili per non rovinare la vita ad altre persone. In ogni città scegliamo un bar, ci andiamo in quante più persone possibili a consumare e giochiamo a qualunque gioco sano (il gioco come bene relazionale). Per farsi un’idea del movimento e di come si sviluppa, per vedere foto e video dei vari eventi e per consultare il calendario delle prossime iniziative, navigate su questa pagina facebook https://www.facebook.com/Slotmob”.

La rete “Slotmob”, ha anche inviato una lettera, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ecco il testo: “Caro Presidente, con la scusa di legalizzare il cosiddetto “gioco” d’azzardo, i legislatori italiani si sono mossi come degli apprendisti stregoni trasformando il Paese in un casinò diffuso nel pieno della crisi economica e morale più dura del dopoguerra. Bisogna agire alla radice e riconoscere – osservano da Slotmob – che lo Stato sta vivendo una pericolosa crisi di astinenza del denaro che arriva dal settore del gioco a pagamento, con vincite (illusorie) immediate, appaltato a grandi società commerciali transnazionali. Occorre “recidere questo vincolo per rimettere in discussione l’intera materia in modo democratico e partecipato”.

“Senza una diversa economia, capace di generare benessere per tutti, vinceranno sempre le lobby, come si è visto nel tentativo fallito di imporre il ragionevole divieto assoluto di pubblicità dell’azzardo. Esistono gruppi di potere trasversali capaci di cambiare le leggi dalla sera alla mattina umiliando le reti di cittadinanza attiva e le amministrazioni comunali che cercano di recuperare sovranità sui loro territori”. Ci si è voluti rivolgere a Mattarella, per il suo ruolo di custode della Costituzione democratica fondata sul lavoro, affinché con l’autorevolezza che gli è propria derivante dal ruolo istituzionale che ricopre, possa inviare anche un semplice messaggio al Parlamento, incapace di agire in questo campo e al Governo, che sul tema dimostra di avere le idee confuse avendo come riferimento il bene comune.

L’esecutivo, a detta dei promotori, mette sullo stesso piano in modo contraddittorio, “le esigenze di tutelare la salute pubblica, combattere l’illegalità e dare un apporto all’erario”. Lo scorso 12 aprile, durante la conferenza stampa di presentazione a Palazzo Montecitorio, “Slotmob” si è qualificato come “movimento di democrazia economica per la giustizia sociale”, esprimendo senza equivoci e tentennamenti, l’intenzione di voler rimettere in discussione le modalità concessorie alle società esercenti l’attività in modo legale, che oggi, si fanno scudo dello Stato per gestire privatissimi e discutibilissimi profitti.

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