Eventi come ciò che è accaduto domenica, ovvero l’incidente nel quale ha perso la vita il ciclista, Rosario Costa, sono di quelli per i quali non ci si può dar pace. Lo strazio ed il dolore, sono sempre presenti. Per Rosario, data la sua giovane età, vi è stata una bara bianca, con sopra corone e fiori, posta al centro, ai piedi dell’altare in occasione dei funerali svoltisi nella giornata da poco trascorsa.

La cerimonia, per dare l’ultimo saluto a chi oggi non c’è più, è stata officiata da padre Vincenzo D’Arrigo e padre Giovanni Pelleriti, quest’ultimo insegnante di Religione della povera vittima. Un ragazzo, che non è più tra di noi per la fatalità, di un destino che arriva inaspettato lasciando un vuoto incolmabile.

L’esperienza che siamo stati chiamati a vivere, trovandoci di fronte all’incidente mortale di tre giorni fa, può paragonarsi a quei temporali estivi, che dal sole ti fanno passare alla tempesta. Una assenza, quella dello studente del Nautico, che è come una violenza inaudita, invita a riflettere sul senso della vita.

Parole toccanti queste, pronunciate ad inizio della celebrazione, con una Basilica gremita, da padre Giovanni, che ha avuto anche un significativo momento di commozione. Di fronte alla morte, ogni cosa che nella nostra vita rendiamo assoluta, senza che spesso abbia un reale valore, perde consistenza, per diventare relativa.

Il Duomo, per tutta la durata della messa, ha visto al suo esterno sul sagrato della Chiesa, la presenza di tantissimi ciclisti, fino a pochi giorni fa compagni dello studente prematuramente scomparso. Tutti insieme, hanno condiviso quella casacca gialla, che li accomunava nel darsi un obiettivo, correre per imparare valori come rispetto e sacrificio.

La famiglia di Rosario, papà, mamma, zii e fratellino più piccolo ha preso posto in prima fila, dietro di Essa, gli amici, i compagni dell’Istituto Nautico Caio Duilio, gli atleti dell`Associazione sportivo dilettantistica Nibali, la rappresentanza del Comune di Messina con il gonfalone, tantissimi studenti di altre Scuole

In molti al termine della funzione, hanno voluto spendere una parola per testimoniare il valore di Rosario, perché lo si potesse ricordare con la positività che lo caratterizzava. Il momento della benedizione della bara da parte del sacerdote, è stato molto commovente, partecipato dai compagni del Nautico che si sono posti nelle vicinanze del feretro.

Il Team Manager dell’A.S.D. Nibali, Lillo La Rosa, ha dichiarato: “Speriamo, che Rosario venga accolto nel paradiso dei ciclisti. Prima ancora che nello sport, era un campione nella vita. Come lui tante volte era riuscito a fare, vincendo tante gare, con il segno della vittoria, allo stesso modo vogliamo ricordarlo, amava tenere le dita a V, lo facciamo anche noi”.

La Rosa, ha, rivolto al sindaco Renato Accorinti presente anche lui, queste parole: “In questa città manca la cultura della sicurezza, le strade sono pericolose, piene di buche” Poi, è toccato agli insegnanti della scuola San Francesco di Paola e della dirigente del Nautico Maria Schirò.

Sofferti, gli attimi nei quali ha voluto ricordarlo il cugino, che con parole rotte dal pianto, il Team Manager ha sottolineato: “Rosario era un’anima buona, gioiva per le piccole cose. E’ stato un caso assassino, beffardo a volerlo separare da noi. Tutti, abbiamo perso un pezzo di cuore, ma la sua bellezza resterà per sempre intramontabile. Non si dovrebbe morire, inseguendo il proprio sogno, purtroppo però è successo”

Naturali, gli applausi lunghi e scroscianti, per accompagnare la bara verso l’uscita, dove la grande quantità di palloncini bianchi ed azzurri ha preso il volo verso il cielo, così come una piccola colomba anch’essa candida, questo in segno di purezza, pace e speranza.

I molti ciclisti presenti, provenienti da tutta la città ed oltre, hanno dato vita ad un corteo che ha accompagnato il piccolo campione fino al Cimitero di Pace, dove ora riposera’ serenamente.

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