Ieri pomeriggio dopo le 19.30, piazza Cairoli si è colorata di pace con le bandiere di Arci Gay. Un corteo pacifico, silenzioso, carico di commozione, che ha visto la partecipazione di tanti, uniti semplicemente dal desiderio di voler ricordare chi non c’è più perchè il destino ha deciso che una mano criminale agisse contro incolpevoli ed indifesi cittadini. La mano di Omar Mateen, 29 anni, colui che ha compiuto l’eccidio al club Pulse, causando la morte di 49 persone ed il ferimento di altre 53. Di giorno dedito a leggere Maometto e i relativi libri di preghiera, di notte invece a chattare per incontrare qualcuno, oppure in giro per i locali gay della cittadina capoluogo della Contea di Orange.

Un uomo inquietante, per la doppia vita condotta senza dare nell’occhio, questo è quanto emerso dalle prime indagini sia della polizia che dell’Fbi. Ci sono alcuni punti oscuri da dover chiarire, ad esempio, quello della seconda moglie, Noor Zahi Salman, che contrariamente a ciò che si pensava non era scomparsa, ma sempre vicina al marito fino a poco prima dei concitati momenti di sangue. La donna risulta indagata, infatti insieme al marito avrebbero acquistato le armi per la  strage, diverse volte sono stati visti al Pulse.

Tornando a Messina, alcune delle partecipanti alla fiaccolata dicono: “Volevamo ringraziare tutti coloro che hanno preso parte all’evento, siamo rimaste piacevolmente sorprese, è stato davvero emozionante, così come bello vedervi in tanti. È un segno che la città c’è e può fare tanto, soprattutto quando ci si unisce. Non abbassate mai la testa, non vergognatevi mai di voi stessi, non lasciate mai che qualcuno vi dica che siete sbagliati, mai, dice una delle partecipanti che conclude ringraziando Rosario Duca responsabile della sezione messinese di Arci Gay”.

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