A distanza di cinque giorni dalla misura di prevenzione del sequestro patrimoniale, nei suoi riguardi, una nuova situazione giudiziaria lo riguarda da vicino, ovvero un avviso di garanzia, questo è ciò che è accaduto al costruttore palermitano Francesco Paolo Alamia. Non è stato il solo destinatario dell’informazione di garanzia, che è stata inviata anche all’imprenditore Giuseppe Di Maggio di Torretta, entrambi sono indagati per la morte di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio, anch’essi con attività nell’ambito edile nel capoluogo siciliano. I due, sparirono senza poter essere più ritrovati, il 3 agosto del 2007 da uno dei loro cantieri, quello di Isola delle Femmine. Da tempo, la scomparsa, è stata inserita nella dimensione reale di ciò che avvenne, un omicidio, non un allontanamento volontario, oggi si sa di più, ovvero che alla base potrebbe esserci stato un ricatto mal sopportato.

A Isola delle Femmine, la Società Calliope S.r.l., stava portando avanti il proprio progetto edilizio. Li fu vista l’ultima volta, la smart delle vittime, successivamente fatta ritrovare, con chiari fini di depistaggio al parcheggio dell’Aeroporto “Falcone e Borsellino”, controlli accurati, permisero di appurare che i due Maiorana, non salirono mai su alcun volo. Un passaggio importante, per arrivare a scoprire la verità, risiede in una fattispecie economica, ovvero una cessione di quote societarie delle Calliope da Alamia a Dario Lopez, che già ne possedeva il 50%, da quest’ultimo a beneficio di Karina Andrè ex compagna di Maiorana Senior, tutto questo, nel luglio del 2007, dieci giorni prima della scomparsa dei due congiunti.

L’operazione di transazione eseguita, sarebbe stata, la conseguenza di un ricatto, del quale però nulla più è possibile sapere allo stato attuale. Con questa azione, i Maiorana avrebbero potuto tenere sotto scacco non solo Alamia ma anche altri potenti e potenzialmente pericolosi personaggi, alla cui identità si potrebbe arrivare col tempo grazie alle meticolose indagini. Francesco Paolo Alamia, oggi è un ottantaduenne signore, originario di Villabate popoloso centro della provincia palermitana. Negli anni settanta, fu immobiliarista e finanziere, nel suo passato diversi risvolti giudiziari, a partire dal fallimento della Venchi Unica, del quale si occupò Giovanni Falcone. Venti anni dopo, le indagini hanno consentito di scoprire che egli agiva in nome e per conto di don Vito Ciancimino, ma anche molto vicino ad uno dei più spietati killer di mafia, quel Pino Greco detto scarpuzzedda.

L’ingegnere in passato, è stato anche consigliere comunale della Democrazia Cristiana, la settimana scorsa in base ad un provvedimento del Tribunale di Palermo, Sezione misure di prevenzione, gli sono stati sequestrati beni pari a 22 milioni di euro. Di Maggio invece, è titolare di una piccola impresa di movimento terra, in passato fu coinvolto in una operazione antimafia, suo padre, Lorenzo detto Lorenzino è attualmente ristretto in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Di Maggio padre, era contiguo alla famiglia mafiosa di Torretta, da tempo alleata con quella più potente dei Lo Piccolo, vicina a Bernardo Provenzano. Quando i Maiorana non furono più ritrovati, lui detto il Barone, Salvatore è il suo nome, fece indagini autonomamente, ma non approdarono a nulla, la sua influenza, non servì per scoprire la verità sul destino dei due imprenditori palermitani e congiunti di Rossella Accardo.

Giuseppe Di Maggio, la mattina del 3 agosto 2007, si trovava nel cantiere di Isola delle Femmine. Questo dato, restò isolato per molto tempo, le indagini ferme ad un punto morto, le stesse hanno ripreso vigore sia per le dichiarazioni di alcuni pentiti, favorite pure per la collaborazione di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito. Nei mesi scorsi, un primo punto fermo, i Carabinieri, effettuarono dei controlli accurati in un terreno sito tra Carini e Villagrazia di Carini, sotto un strato di ghiaia pulita, dunque non di risulta, furono trovati una scarpa ed un sacchetto sporco di rosso. I magistrati Francesco del Bene e Roberto Tartaglia, hanno notificato ai due odierni indagati, l’avviso di garanzia con l’ipotesi di omicidio, per consentirgli di costituirsi, nel procedimento che fra l’altro prevede l’esecuzione di accertamenti tecnici irripetibili.

L’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Rossella Accardo, spiega: ” è necessario adottare una certa cautela nel rispetto dell’ottimo lavoro svolto dalla Magistratura”. La madre di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana, in questi anni è sopravvissuta ad un dolore umano e di immane portata, dal momento che anche il suo secondo figlio, Marco è morto in condizioni misteriose, ufficialmente suicidatosi gettandosi dalla finestra di una delle abitazioni di famiglia. Per la Accardo, un dolore vissuto con discrezione, con l’unica speranza di trovare prima o poi giustizia per se ed i suoi cari che oggi non ci sono più.

NESSUN COMMENTO

COMMENTA L'ARTICOLO