Paola era in sella alla sua vespa. Luglio era appena iniziato e Messina si apprestava a vivere la sua calda estate di sempre. Il mare, la fiera, la vara, le serate in allegria con gli amici. Era il 1996 e l’ex magistrato Providenti era da due anni il sindaco di Messina che aveva sconfitto,con una lista civica, il centrodestra di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Incredibile ma vero.

Chi oggi ha venti anni allora non era neppure nato. Paola invece i venti anni li aveva già superati ma era ancora una ragazza. Non immaginava certo cosa sarebbe successo quel giorno. Non lo immaginava la sua famiglia, la madre oppure gli amici. Le sarebbe successo quello che in nessuna città degna di questo nome sarebbe potuto e dovuto succedere. Meno che mai nel cuore urbanizzato del dodicesimo comune d’Italia.

Un tir diretto verso il viale Libertà. Ecco cosa incontrò Paola all’incrocio tra la via Garibaldi e il viale Boccetta: un maledettissimo autoarticolato. Le ruote di un bisonte che urtarono la vespa prima di straziare il corpo di Paola. Era il 3 luglio 1996.

Una fine atroce. Non unica purtroppo. Una delle decine di vittime causate dal passaggio delle carovane di tir lungo le vie di Messina. Un transito continuo da Nord a Sud e viceversa per raggiungere gli approdi. Un passaggio che nessun sindaco è mai stato capace di impedire,limitare,regolamentare.

I tir il sabato e la domenica non possono viaggiare in autostrada. A Messina invece si transita sempre. Ventiquattro ore su ventiquattro. Anche il 15 agosto durante la processione della Vara oppure il giorno della Madonna della Lettera. Transitano e neppure si “inchinano” sotto i balconi prefettizi. I tir lungo la penisola, come in Europa, debbono rispettare misure rigide di orari, inquinamento,velocità etc. A Messina la polstrada invece non interviene mai nei confronti degli autotrasportatori. In città e sull’autostrada la segnaletica è beffardamente installata per facilitare il loro transito e non per la sicurezza dei cittadini.

A Messina la magistratura non ha mai condannato in modo esemplare coloro che hanno procurato incidenti mortali. Mai. A Messina,se non per un brevissimo periodo, mai sono stati raccolti e resi pubblici i dati dell’inquinamento atmosferico lungo le vie di transito dei tir e quelli  delle emissioni delle navi che collegano le due sponde.

Dal 2001 lo Stato italiano ha decretato “l’emergenza tir” , ha dotato di poteri speciali prefetti e sindaci, ha sborsato oltre 40 milioni di euro per nuovi approdi che poi non hanno risolto nulla e ne ha stanziati circa 80 per un nuovo approdo. Totale cinque porti. Rada S.Francesco, Porto storico, Norimberga, Tremestieri 1, Tremestieri 2. Tutto ciò negli ultimi quindici anni. Ma la Rada S.Francesco rimane sempre li,attiva e nella piena e unica disponibilità dei traghettatori privati che dal 1967 la occupano.

La mamma di Paola per oltre un decennio ha posto un mazzo di fiori sul luogo dove è morta la figlia. Per ricordare a tutti noi la sua e le altre tragedie. Nessun amministratore ha mai avuto la decenza di costituirsi parte civile per nessuna delle vittime dei tir o ha mai avuto la sensibilità di intitolare neppure un’aiuola per ricordare i caduti per le stragi dei tir. Molti amministratori,di ogni livello, hanno invece ricevuto e ricevono finanziamenti e aiuti e favori di vario tipo per le loro campagne elettorali dalle compagnie di traghettamento.

Sarebbe scandaloso tutto ciò. In qualsiasi posto, ma non a Messina. Anzi, a Messina si alimentano campagne pubblicitarie per velocizzare l’attraversamento nello Stretto. In qualsiasi sistema logistico planetario i mezzi di trasporto devono rispettare attese,orari,controlli,etc. Negli aeroporti,nelle stazioni ferroviarie,nei porti di tutti i continenti. A Messina no! I padroncini del gommato devono traghettare con immediatezza. Non possono assolutamente aspettare oltre i tempi necessari alle operazioni di imbarco e sbarco . Poi, però, da 21 anni, si incolonnano e si zittiscono, gli stessi padroncini, quando transitano lungo i cantieri della Salerno – Reggio Calabria. Non sia mai che la ‘ndragheta si possa innervosire. Quei 440 chilometri si possono pure percorrere in sei ore è nello Stretto di Messina che bisogna volare. Anche mettendo sotto le ruote qualche povero diavolo e distruggendo auto e strade lungo il passaggio. Tanto i sindaci e le istituzioni in genere lo permettono.

In questi anni, in particolare tra il 2000 e il 2005, migliaia di cittadini si sono mobilitati. Con il Comitato La Nostra Città hanno promosso fiaccolate, sit -in, denunzie alla magistratura, presidi dell’aula consigliare, petizioni popolari.

Rimangono le vittime e l’inamovibilità di un potere,quello alimentato dal traghettamento,che assume i colori e i contorni di un arcobaleno. Un potere camaleontico che ha distrutto il senso della partecipazione e della stessa democrazia in questa città.

Essere speranza,sempre. Alimentare il bisogno di giustizia è quello che ognuno di noi deve perseguire per cancellare la lunga scia di sangue.

NESSUN COMMENTO

COMMENTA L'ARTICOLO