Dei 430 cittadini, che era previsto dovessero giungere, ne sono arrivati 352 questa mattina, a bordo della nave “Topaz Responder” del progetto Moas. L’unità navale che utilizzata da Emergency, è tornata ad attraccare al Molo Marconi del Porto di Messina. Moas è un progetto di ricerca e soccorso in mare, ideato ed attuato da Christopher e Regina Catrambone, che sulla loro attività hanno detto: “ci sono delle persone che rischiano la vita, noi le andiamo a prendere, non ci interessa nulla la politica”. Nei 60 giorni di operazioni umanitarie, avutisi nell’estate 2015, sono state portate in salvo 3000 persone. Sulla Topaz Responder, opera lo staff di Emergency in collaborazione con “Migrant Offshore Aid Station (MOAS)”, nell’ottica di una condivisione d’intenti volta alla ricerca ed al salvataggio dei migranti direttamente in mare.

Il natante, ha una lunghezza, pari a 52 metri e dotato di due gommoni di salvataggio ad alta velocità, un equipaggio composto da 20 persone altamente specializzate, tra personale impegnato nella ricerca e nel soccorso, dottori e infermieri che hanno a disposizione un ambulatorio medico completo, per poter fornire le cure ai migranti salvati in mare. A terra oggi, nella nostra città invece le fasi dell’accoglienza sono state portate a termine con successo, dalla consueta rete cui sovrintende da tempo la Prefettura. L’Ufficio immigrazioni della Questura, ha effettuato le foto-segnalazioni di rito, mentre il personale dell’Asp 5 si è occupato insieme con la Croce Rossa Italiana dei controlli sanitari. Le Associazioni umanitarie “Frontex” ed “UNHCR – The UN Refugee Agency”, si sono occupate delle fasi inerenti l’accoglienza, affinchè potesse essere la più serena possibile.

Fra le Associazioni presenti, con il proprio supporto, non è mancata neanche “Medici Senza Frontiere”. Quattro uomini, nel tentativo di trovare una via verso la libertà, sono invece morti, sono così giunti cadaveri insieme ad i loro compagni di viaggio, fra i quali si è registrata la presenza di bambini e minori. Sono fuggiti, soprattutto dall’Eritrea, ove vi è in atto un regime repressivo che crea condizioni disperate, dalle quali chi può cerca di allontanarsi con le consuete traversate della speranza, la cui destinazione finale è il nostro paese.

NESSUN COMMENTO

COMMENTA L'ARTICOLO