Nell’ambito dell’avvenuto fallimento della “Aicon” (società del settore navale), questa mattina la Guardia di Finanza di Milazzo ha operato un sequestro di beni. La Tenenza della città mamertina, ha profuso il proprio impegno in una complessa indagine economico-finanziaria su alcune imprese collegate alle società di una holding, ha monitorato l’operato del gruppo imprenditoriale in precedenza quotato in borsa ed in atto sospeso.

Le attività, producevano e commercializzavano imbarcazioni di lusso. Il provvedimento cautelare di natura economica, è stato richiesto dalla Procura di Messina, per oltre 4 milioni di euro. ed emesso nei confronti del 59enne imprenditore messinese Eugenio Lupo, tutto sulla base del principio per “equivalente”.

Le aziende oggetto delle azioni giudiziarie, operavano nel comprensorio milazzese, l’imprenditore che le deteneva invece è stato indagato per aver commesso reati tributari. La complessa attività di polizia giudiziaria, è stata portata avanti compiendo accurati accertamenti ed effettuando verifiche sulle operazioni gestionali delle numerose società che, seppur formalmente intestate a persone diverse, agivano nello stesso settore e nella medesima area territoriale.

Soprattutto, facevano riferimento allo stesso centro decisionale e di potere, mancando di fatto agli amministratori una necessaria indipendenza gestionale. L’esame dei dati contabili e della voluminosa documentazione degli atti di gestione, unita ad una costante attività di indagine anche eseguita con mezzi tecnici e l’effettuazione di mirati sopralluoghi ai cantieri, hanno fatto emergere, in modo inconfutabile, le condotte perpetrate dall’odierno indagato, amministratore pro-tempore delle società interessate.

Attraverso artifici contabili e false fatturazioni, Lupo aveva posto in essere operazioni simulate di natura commerciale inerenti la compravendita di imbarcazioni da diporto con chiaro intento evasivo e con il fine di far accrescere in maniera fraudolenta il valore delle azioni quotate a suo tempo in borsa della predetta società holding.

Quanto emerso, venuto a conoscenza grazie alle risultanze delle mirate attività investigative erano state comunicate alla Procura della Repubblica di Barcellona, che ha trasmesso una parte degli atti per competenza territoriale all’Autorità giudiziaria messinese. Alla fine delle indagini eseguite dai finanzieri della città del Capo, il sostituto procuratore della Repubblica di Messina, Francesco Massara, aveva avanzato al Tribunale di Messina la proposta di sequestro preventivo di oltre quattro milioni di euro finalizzata alla confisca per equivalente del prezzo o profitto dei reati.

La richiesta, per poter eliminare il rischio che l’imputato si spogliasse delle sue proprietà mobiliari e immobiliari, al fine di sottrarsi alla successiva azione di riscossione dei tributi erariali ed all’irrogazione delle relative sanzioni da parte dell’amministrazione finanziaria. L’esecuzione del decreto, ha consentito il sequestro di quattro rapporti bancari, quote societarie di quattro imprese, sei veicoli, cinque immobili, un opificio industriale e quattro terreni.

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