Federico Alagna, portavoce del movimento Cambiamo Messina dal Basso, questa mattina nella Sala Ovale del Comune, ha prodotto insieme a: Ivana Risitano, Cecilia Caccamo, Vittoria Faranda, Antonella Melis e Paolo Chiarello, i risultati di un lavoro realizzato negli ultimi mesi, grazie all’impegno ed alla dedizione degli attivisti. Alagna, dice: “abbiamo cercato di fare luce, in particolar modo sulla gestione dell’Amam, l’Azienda che si occupa della gestione delle acque nella città di Messina. Ci siamo occupati, sopratutto dei problemi relativi alla trasparenza inesistente, che è un aspetto che caratterizza le vicende gestionali dell’Ente idrico. Abbiamo posto la nostra attenzione, sulla gestione delle risorse pubbliche della Società, avendo riguardo agli appalti, sul continuo ricorso che è stato fatto in questi anni a procedure semplificate e cottimo fiduciario (peraltro può darsi anche in maniera legittima), ma non ci soffermiamo su questo”.

“Il dato che ci interessa, non è penale, ma politico, secondo noi una azienda che si occupa di acqua, al 100% pubblica, non può in alcun modo procedere in questi termini. Altro punto importante, i rilevanti importi economici, che annualmente vengono imputati al funzionamento del Call center, salvo poi rilevare che durante le emergenze idriche di questi mesi la struttura non era funzionante, non rispondendo alle chiamate. Malgrado da parte nostra, siano state chieste le dimissioni del presidente Leonardo Termini, egli è ancora al suo posto, è stato raggiunto da un Decreto di citazione diretta in giudizio, il sindaco e la città gli hanno chiesto di fare un passo indietro, che ancora non si è verificato, non capiamo perchè. Il primo cittadino dovrebbe usare, i poteri di revoca che gli sono riconosciuti, in quanto l’Azienda è in situazione di house providing, sotto il diretto controllo dell’Amministrazione. Abbiamo trasmesso il nostro dossier al sindaco, il quale ravvedendo dei potenziali danni per la comunità messinese lo ha presentato alla Procura della Repubblica”.

Vittoria Faranda, ha affermato: “si tratta di un’azienda che spende 5-6 milioni di euro all’anno, ricorrendo ordinariamente a procedure secondo noi improprie, di affidamento degli appalti. Per Ivana Risitano, invece: “paradossalmente, parlando di acqua, ho riscontrato opacità, non trasparenza. Cecilia Caccamo, da par suo: “la sinergia con l’Amministrazione, quando è possibile, dà valore a tutta l’esperienza.”

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