A Silicon Valley, gli ideatori di Pokèmon Go, l’app che ha superato il record della più scaricata nella prima settimana di fruizione, si staranno sfregando le mani. Parliamo di milioni e milioni di downloads. Di 21 milioni di utenti globali. Parliamo del termine più cliccato sui motori di ricerca che sembra aver superato persino il successo incontrastato della parola porn. Online da metà luglio, in Italia, il gioco della Niantic è già diventato un tormentone.

Pokèmon Go è un’applicazione collegata alla geolocalizzazione GPS (Global Positioning System) possibile solo con Google Maps, che utilizza la realtà aumentata e consente ai giocatori, attraverso la videocamera dello smartphone, di andare realmente in giro per le strade a caccia di pocket monsters virtuali, già arcinoti a metà degli anni 90 nel videogioco per Game Boy portatile. Ve li ricordate? Era mania tra i giovanissimi. Anche allora.

Questi sono alcuni dati, tanto per dare l’idea della maestosità dell’ultimissima pazzia di massa, dove a venire definitivamente schedati, analizzati, controllati e catturati sono gli ignari giocatori, e non i Pokèmon. Quella che in prima battuta sembrerebbe un’idea geniale per scollare gli smanettoni dalla poltrona, si rivela invece, in alcuni casi, persino pericolosa, specie per i più giovani che non capiscono quanto la geolocalizazione sia rischiosa. Vedi le 11 adolescenti adescate e derubate nel Missouri. Per non parlare dei pericoli alla guida dell’auto, qualcuno si è già schiantato. O nell’avventurarsi in luoghi sperduti.

Se ne leggono di tutti i colori, e siamo solo all’inizio. Inoltre, il gioco non sembra aumentare la socializzazione reale. Anzi. Basta guardare certe immagini/video che mostrano i “cacciatori” circolare tra la gente a capo chino come tanti zombie. Se già mezzo mondo gira per le strade con l’occhio fisso sullo smartphone, con l’avvento di Pokèmon Go forse aumenterà esponenzialmente l’isolamento e la disattenzione dei pokemongomani.

Porkmond! Quanti soldi stanno guadagnando gli sviluppatori e company? Denaro a palate. I titoli della Nintendo sono infatti saliti del 50%. Un monopolio di capitali, quello dei Big della Tecnologia, cresciuto a dismisura grazie a noi utentiSe i pc sono tracciabili, indirizzo IP, se ogni parola che ricerchiamo si trasforma in pubblicità personalizzata, vedi Adsense, le app per smartphone sbirciano persino nella nostra rubrica e ci consigliano amicizie su Facebook, ricavate dai numeri telefonici in nostro possesso. A nostra insaputa. Superando ogni ragionevole limite. Impossibile, così, sfuggire ad un controllo totale. George Orwell avrebbe vinto un terno al lotto colossale. Colossale come la potenza virale di Pokèmon Go.

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