Libero Gioveni, uno dei consiglieri comunali di Messina, che è sempre attivo e vicino ai problemi della città, lancia un messaggio importante e scrive: “ho deciso di rendere pubblico un mio SFOGO che vi volevo anticipare. Quando qualche anno fa Antonello Caporale, autorevole giornalista di Repubblica, definì Messina città cloaca ci scandalizzammo un po’ tutti, perché è talmente grande il sentimento di appartenenza e l’amore per la nostra città che non potevamo permettere a nessuno, soprattutto che provenisse da fuori, pronunciarsi in termini così dispregiativi nei confronti della nostra terra”.

“Ma a distanza di anni, rappresentando, nel bene o nel male, i miei concittadini all’interno delle istituzioni e soprattutto, dopo aver personalmente girato in città in questi ultimi giorni come un normalissimo cittadino che vorrebbe vivere e gustarsi l’atmosfera di queste giornate estive, pur continuando a condannare quella frase poco felice del giornalista, forse, chissà, il buon Caporale volle stimolarci al cambiamento che, però, purtroppo, non c’è stato. Anzi, è tutto desolatamente peggiorato.  E’ un AMARO SFOGO il mio, per l’impotenza di non poter fare nulla, nel ruolo istituzionale che umilmente rivesto e tento di portare avanti pur con mille difficoltà, per cambiare le cose”.

“NON POSSO ACCETTARE, di vedere la sera una città piena di blatte (qualcuna che svolazza e si poggia sul petto di un amico mentre passeggia accanto a me nella centralissima piazza Cairoli). NON POSSO ACCETTARE, di spostarmi poi nell’isola pedonale di via Primo Settembre sperando di non vederne più per poi ritrovarmi invece con i miei amici a fare le gincane ogni due metri nel basolato lavico che porta fino a piazza Duomo per scansarle. NON POSSO ACCETTARE, di passeggiare in una città buia, con zone che sembrano sprofondate nell’oltretomba, con tutto ciò che comporta non soltanto in termini di decoro urbano, ma anche di pregiudizio alla pubblica sicurezza”.

“NON POSSO ACCETTARE, di giustificare (mentendo!!!) a degli amici che vengono da fuori che le tonnellate di spazzatura che vedono in tutta la città sono solo frutto di un disservizio momentaneo, sdrammatizzando a loro persino il fatto che i grossi topi che si vedono scorrazzare è “perché sentono caldo anche loro e hanno voluto prendere un po’ d’aria. NON POSSO ACCETTARE, di ricevere telefonate del tipo: mia sorella si sposa e uscirà da casa camminando in mezzo a una foresta di erbacce, per cui il fotografo, caro Libero, sarà costretto a ritoccare le foto con il Photoshop”.

“NON POSSO ACCETTARE, di fare una salutare corsetta, ma di salutare non c’è proprio nulla perché anziché respirare aria pulita i miei polmoni ingeriscono il fetore dei rifiuti e dei cassonetti putridi. NON POSSO ACCETTARE, di ricevere segnalazioni di cittadini privi di serbatoi domestici che già prima di mezzogiorno non vedono più scorrere acqua dai loro rubinetti, di contro, assistere a delle copiose perdite del prezioso liquido che l’Amam ripara dopo settimane. NON POSSO ACCETTARE, di ascoltare gli sfoghi legittimi di chi vive a ridosso dei torrenti cittadini che, oltre a convivere con zanzare e insetti tenendo sbarrate le finestre in queste giornate di afa, vivono col terrore che dei forti acquazzoni estivi possano pregiudicare la loro sicurezza”.

Gioveni, conclude il suo pensiero così: “NON POSSO ACCETTARE, di vedere ancora  i tir in centro città e assistere alla legittima protesta del decimato Corpo dei vigili urbani che addirittura mettono a repentaglio la festa più importante dell’anno per l’intera città. NON POSSO ACCETTARE, di dovermi spostare nei comuni della provincia per godere di qualche spettacolino o partecipare anche a una semplice sagra perché la città capoluogo non offre nulla di ludico. NO, NON POSSO ACCETTARE tutto questo e tanto altro ancora che non ho voluto più elencare per non angosciarmi ancora di più e angosciare chi legge. Caro Antonello Caporale, non permetterti più di dire che Messina è una “cloaca”, perché nonostante tutto è la mia città e LA AMO con tutti i suoi mille problemi. Ma anche tu, caro Renato Accorinti, non permetterti più di parlare di rivoluzione culturale e di cambiamento”.

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