Esplode la polemica a seguito delle ordinanze delle amministrazioni francesi che vietano l’utilizzo del burkini in spiaggia nel mese di agosto: prima a Cannes, poi a Villeneuve-Loubet, Costa Azzurra, infine anche a Sisco, Corsica: sarà multato chi trasgredirà con ammenda di 38 euro.

Curioso come si dimentichi la storia e ci si accanisca contro chi pecca, rispetto a noi occidentali evoluti, liberi e civili, di semplice mentalità retrograda legata al culto. Curioso che si prendano provvedimenti simili proprio in Francia, dove, nel 1946, e precisamente a Parigi, fu sdoganato l’allora considerato “osceno bikini”. Possibile che ci siamo già dimenticati come si bagnavano i nostri avi? Eppure anche loro, al lido, indossavano mutandoni et similia. E curioso che proprio ieri mi sia imbattuta in un articolo della Domenica del Corriere, datata 1965, dove ho letto una sentenza alquanto bizzarra del 1956 nei confronti di tre ragazze troppo svestite.

La storia è questa: il 26 maggio del 1956 i carabinieri di Monterosso sorprendevano tre ragazze con pantaloncini troppo succinti e le denunziavano in base a una ordinanza emessa dal questore di La Spezia per impedire certi abusi riguardanti la pubblica decenza, che accadevano durante la stagione balneare. Le tre giovani furono quindi invitate a pagare un’ammenda di 1000 lire. Due pagarono, la terza si oppose affermando che portare pantaloncini non era contrario alla pubblica decenza e che inoltre non aveva mai visionato l’ordinanza del questore. E qui entra in scena il pretore Cucco, a dir poco progressista, il quale, oltre ad invocare una serie di articoli legislativi, in dibattimento affermava quanto segue: “Invero non può contestarsi che l’attuale morale media pubblica trova accettabili e per niente offensive ben altre e più vistose nudità, più o meno invereconde: basti pensare alle sfilate applaudite di candidate a concorsi di bellezza, alle generose esibizioni di corpi di ballerine nei teatri di varietà, nelle riviste illustrate etc etc. Sicchè, veramente indecente e persino ripugnante, appare l’esibizione di masse carnose incautamente e con pessimo gusto attuata da invereconde matrone.” La giovane venne quindi assolta.

Burkini vietati

Ma torniamo alla polemica sul burkini. Abbiamo sentito le affermazioni del Premier Manuel Valls a sostegno dei sindaci francesi, tra le quali, secondo quest’ultimo, è giusto che i musulmani rispettino le nostre leggi come noi, quando andiamo in certi Paesi arabi, siamo costretti a rispettare, non potendo indossare le nostre striscioline di pezza nei loro lidi. Si legge nella delibera: “L’accesso alle spiagge e al bagno sono vietate a chiunque non abbia un abbigliamento corretto, rispettoso dei buoni costumi”. E qui il pensiero torna al simpatico pretore che trovava piuttosto indecenti le esposizioni al pubblico di masse di lardo o pellecchie appese. Ma tant’è. Abbiamo raggiunto l’ambita e sudata libertà e perciò noi democratici possiamo svestirci, a parte il nudo integrale consentito solo in spiagge nudiste, o vestirci come ci pare. E se io voglio “scendere a mare” con il costume a righe anni 30 e con tanto di pinne, fucile ed occhiali da sub, chi me lo impedisce?

Allo stesso modo, coloro che decantano i valori occidentali dovrebbero tollerare che altre civiltà, altre religioni, altri principi – come un tempo lo furono i nostri – impongano alle loro donne, ahimè, l’uso del burkini. Lo sapete, no? Questo costume, incrocio tra bikini e burqa, è stato inventato da una stilista libica cresciuta in Australia, segnando così un grande passo avanti per le musulmane, le quali, prima del suo avvento, erano impossibilitate a frequentare le spiagge con il castigato e asfittico burqa. E proprio adesso che la mentalità musulmana progredisce, i disinibiti francesi lo vietano?

Le argomentazioni, poi, sono a dir poco inconsistenti. Secondo questi geni, la norma, anche a scopo preventivo, viene imposta a seguito dei recenti attentati terroristici: sotto il costume integrale si potrebbero nascondere armi. Inverosimile, dal momento che i burkini sono fatti di lycra come i nostri costumi da bagno, e quindi impossibile non si notino strane forme. Oltre al fatto che si fa, come sempre, di tutta un’erba un fascio: i musulmani moderati non sono terroristi, non c’entrano niente con i pazzi kamikaze dell’ISIS. E ancora più assurdo è pretendere il rispetto delle nostre usanze, però, con veti appositamente studiati per i discriminati costumi, tramite cui limitare, in un Paese libero e civile come la Francia, un diritto altrui. Viene poi da sorridere quando si parla di igiene, dal momento che i mari sono più o meno tutti inquinati. Infine – come giustamente non è venuto in mente solo a me – anche le suore dovranno spogliarsi nelle suddette località balneari?

Mio malgrado, devo apprezzare con stupore le affermazioni del destrorso Alfano che si dissocia da suddette ordinanze. Tranne che per la dichiarazione di sottomissione nei confronti degli estremisti islamici. “Vietare il burkini, in Italia, potrebbe provocare attentati terroristici”. Non strumentalizziamo la libertà di indossare il burkini al fine di arruffianarci il Califfato.

4 COMMENTI

    • Comprendo la questione emotiva ma non credo che un burkino possa minacciare l’incolumità dei bagnanti. Capisco i timori dovuti ai recenti drammatici attentati, ma non giustifico un’ordinanza che vieta un innocuo costume da bagno.

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