Erano gli anni ’20 quando Giovanni Stracuzzi divenne animatore e portabandiera del calcio messinese con una società che si chiamava “Unione Sportiva Messina”. Dopo quasi cento anni un altro Stracuzzi, di nome Natale questa volta, si impossessò del marchio del Messina calcio. Coprendo un vuoto lasciato dall’abbandono di Pietro Lo Monaco approdato nella più ricca piazza di Catania.

Certo è che tutto è cambiato nell’arco di un secolo. Il calcio si è profondamente trasformato anche se, ancora nostalgicamente e retoricamente, si usa raccontare dell’amore che presidenti e calciatori avrebbero per i “colori ” della maglietta, per i tifosi, per la città.

Tutte palle, per restare in tema. Un tempo fu così ma circa dagli anni ’70 tutto cominciò a prendere un altro volto. I calciatori e anche gli allenatori finirono per essere gestiti dai procuratori che cominciarono a costituire veri e propri cartelli con i club più forti.

Il mercato del calcio nella sostanza divenne business. La finanza entrò di prepotenza in un mondo che era pura poesia. La maledizione delle scommesse clandestine manovrò e manovra ancora i campionati di ogni serie. La TV divenne protagonista e la bellezza della domenica pallonara, le cronache radiofoniche con le voci mitiche di giornalisti di primo piano, scomparvero per sempre. Le radioline, attaccate all’orecchio dei tifosi delle gradinate, non ebbero più senso di esistere. Anticipi e posticipi delle partite cancellarono la mitica schedina e l’ansia milionaria del pomeriggio domenicale.

Chi ha vissuto quegli anni non li potrà mai dimenticare, chi invece conosce soltanto l’oggi calcistico ha perso una storia che era anche letteratura sportiva, accanimento emotivo, partecipazione vera e diretta agli incontri.

Ma, per tornare ai presidenti, ai padroni delle società, c’è da porsi una domanda: perché oggi un qualcuno, che non sia magari ai vertici della finanza, decide di comprare un marchio,di comprare una squadra e di rischiare di imbarcarsi in un’attività devastante che potrebbe arricchirlo,attraverso attività connesse ed  extra calcio, oppure potrebbe anche farlo finire economicamente male se non in galera?

Per restare a Messina. Perché l’imprenditore Natale Stracuzzi, assieme ad altri soci, sente il bisogno di acquistare una società abbandonata da un lupo del mondo del calcio come Lo Monaco?

L’imprenditore Stracuzzi, che in passato ha già avuto problemi con la società Dps con la quale, assieme all’allora consulente Leonardo Termini, tento di avviare un collegamento nello Stretto con aliscafi rottamati dalla Siremar, da cosa è stimolato nell’entrare nel mondo difficile del calcio?

Le ultime vicende giudiziarie del socio Pietro Gugliotta e le notizie di queste ultimissime ore, con dimissioni e rottamazioni in seno alla struttura societaria, non promettono certo bene per una stagione calcistica di rilancio.

Anche in questo settore il silenzio degli amministratori di Palazzo Zanca non induce ad ottimismo. Il sindaco si è dimostrato interventista per negare l’utilizzo degli impianti a lo Monaco ma non sembra interessarsi molto alle vicende attuali.

Tutto ciò induce a pensare,senza fare troppa dietrologia, che qualcuno stia cercando di riprendersi quello che ebbe e che,per troppa ingordigia,dovette abbandonare.

Sarebbe paradossale adesso che la lotta per impadronirsi della società fosse tra due ex presidenti che portarono al fallimento le loro rispettive società ( Pergocrema uno e FC Messina l’altro) subendo pure la inibizione federale.

A questo punto una nota del primo cittadino,che entrasse nel merito delle questioni e che sottolineasse la natura sociale e morale dello sport sarebbe cosa opportuna.

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