Domani pomeriggio al Lido di Naxos alle ore 17.30, Simona Lo Iacono nell’ambito della manifestazione “Naxoslegge” (organizzata da Fulvia Toscano), presenterà il suo romanzo “Le streghe di Lenzavacche”. All’incontro coordinato da Serena Spanò, vi sarà anche Marinella Fiume. L’autrice Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato, presta servizio presso il tribunale di Catania. Ha pubblicato diversi racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Sul blog letterario Letteratitudine di Massimo Maugeri cura una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto, dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Il suo primo romanzo, Tu non dici parole (Perrone 2008), ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa.

Nel 2011 ha pubblicato Stasera Anna dorme presto (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande. Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo Effatà, vincitore del Premio Martoglio e del premio Donna siciliana 2014 per la letteratura. Attualmente conduce sul digitale terrestre un format letterario dal nome BUC, trasmissione che mescola al libro varie discipline artistiche, cura sulla pagina culturale della Sicilia la rubrica letteraria “Scrittori allo specchio”. Presta inoltre servizio presso il carcere di Brucoli come volontaria, tenendo corsi di letteratura, scrittura e teatro, tutti mezzi artistici con i quali intende attuare il principio rieducativo della pena sancito dall’articolo 27 della Costituzione.

Con l’appellativo de: “Le streghe di Lenzavacche” nel 1600 in Sicilia, vennero un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o che sfuggirono a situazioni di emarginazione. Esse si riunirono in una casa ai margini dell’abitato,  iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e anche letteraria. La loro opera però, non fu percepita in modo sano, dando adito a fraintendimenti, giudicate folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio. Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde, rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l’oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo.

È il 1938, ululano le sirene che inneggiano al fascio, a Lenzavacche minuscolo paese della Sicilia, vivono Felice, un bimbo sfortunato ma vivacissimo, la madre Rosalba e la nonna Tilde. Una famiglia stranissima, di sole donne, frutto di una misteriosa discendenza da streghe perseguitate nel 1600. Felice è un bambino frutto di un amore appassionato (quello della madre con un arrotino di passaggio detto Il Santo), per fortuna riesce a vivere una vita in assoluta pienezza nonostante i disagi fisici e l’emarginazione, in un periodo come quello fascista in cui è principalmente esaltato il valore della perfezione fisica. Tutto perché comunque, i suoi familiari dotati di estro e originalità non lo abbandonarono mai, aiutandolo sempre.

Un giorno che non si può esitare a definire bello, nella piccola comunità arriva il nuovo maestro elementare, giovane e innamorato della cultura. Il docente Mancuso anch’egli fantasioso ma con un dolore nascosto che veniva da lontano, era in aperto contrasto con il regime dell’epoca, non accettava i luoghi comuni sull’insegnamento e aiutava anche lui il piccolo Felice. L’ambiente è quello di una Sicilia che seppur viziosa, non perde mai l’occasione di giudicare, carnale e non predisposta alla diversità altrui, religiosa e pagana, ricca di paradossi. Felice, sua madre e l’insegnante, amanti della fantasia e dei libri, diventano in breve tempo i simboli di una controtendenza travolgente, quella che decide di andare oltre superando le apparenze, scommettendo sul valore della pietà umana. La loro storia finisce allora per avere una forte somiglianza proprio con quella delle streghe, vissute a Lenzavacche nel 1600, un gruppo di donne che vollero perseguire la castità e l’obbedienza, riunendosi per fronteggiare eventi difficili della vita, affratellandosi in un vincolo di solidarietà umana.

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