Impegno formale del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ieri a Milano nella sede della Salini Impregilo: la multinazionale delle grandi infrastrutture, società che si è aggiudicata l’appalto del Ponte sullo Stretto con il consorzio Eurolink, stoppato da Monti il 1° marzo del 2013 malgrado l’opera fosse già immediatamente cantierabile.

Le parole di Renzi sono state inequivocabili: “Completiamo la grande infrastrutturazione del Paese: dopo la Milano-Napoli e la Napoli-Bari-Lecce ora una sfida che tocca a voi caro Pietro (Salini ndr) che è quella di completare il grande progetto che Delrio chiama la Napoli Palermo, per non chiamarla Ponte sullo Stretto. Un’operazione che non porti soltanto 100.000 posti di lavoro ma che sia utile, perché tu devi fare un’infrastruttura che sia in grado di togliere la Calabria dalla condizione di isolamento nella quale si trova e poi che consenta di rendere la Sicilia più vicina e raggiungibile. Io su questo vi sfido perché noi siamo pronti e abbiamo dimostrato che a noi poche cose fanno paura per cui se voi siete nelle condizioni di portare le carte e di sistemare ciò che è fermo da 10 anni noi lo sblocchiamo”.

Di quali carte parla Renzi? Probabilmente di alcune integrazioni ambientali richieste dal Ministero nel marzo del 2013 per il rilascio della “via libera”. In verità in ambienti ministeriali, in Anas e RFI, il progetto del riavvio del ponte cammina spedito da tempo. Adesso con legge si dovrà nominare la nuova stazione appaltante che subentri alla Stretto di Messina posta in liquidazione dal 1° marzo 2013, in una operazione che ha bloccato lo sviluppo del Sud sotto Napoli e Bari, senza ferrovie ed alta velocità.

Cosa vuol dire far ripartire i lavori del ponte? Solo per la realizzazione del manufatto saranno ben 10.000 posti di lavoro all’anno per 6 anni, tra Messina e Villa San Giovanni, tra diretti ed indotto. Non solo operai, ferraioli, saldatori, autisti, ma anche tecnici qualificati e professionisti e tanti nuovi posti in alberghi, strutture di accoglienza, ristorazione, nei settori del turismo tecnico e culturale.

Sarà uno straordinario salto di riqualificazione infrastrutturale della città e delle regioni Sicilia e Calabria. A ponte finito anche in Sicilia arriverà l’alta velocità e l’alta capacità che consentirà ai treni a lunga percorrenza di collegarsi al nord Italia in poche ore e attraversare lo Stretto in 3 minuti contro le 2h e 10 m. necessari adesso, quasi quanto oggi occorre per 576 km tra Roma e Milano in Frecciarossa1000.

Messina e Reggio Calabria saranno collegate da una metropolitana sino all’aeroporto dello Stretto. E consentirà ai porti siciliani e calabresi il collegamento con le ferrovie per divenire i nuovi gateway del traffico containers. Oggi le navi porta containers navigano da Suez e finiscono dopo 7 giorni nei porti del Nord Europa: Rotterdam, Amburgo, Anversa, Brema. Solo a Rotterdam vengono movimentati 13 milioni di contenitori contro i 33.000 di Catania. 89.000 lavoratori a Rotterdam contro qualche decina a Catania. Il ponte potrà trasformare la Sicilia non solo in una capitale del turismo internazionale ma soprattutto in una grande piattaforma commerciale dell’intero Mediterraneo. Finalmente l’Europa non comincerà da Rotterdam ma da Pachino.

Avv. Fernando Rizzo

Presidente di Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno

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