Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare nazionale antimafia, ha partecipato quest’oggi ad un evento dell’Unical a Rende in provincia di Cosenza.

A margine del convegno su -Corruzione e criminalità organizzata, una sfida europea-, ha riferito: “servono strumenti globali, per combattere la mafia. Oggi le mafie sparano meno, ma attraverso la corruzione corrompono di piu'”.

“La ‘ndrangheta e le mafie nuove e tradizionali, usano quest’arma che comunque viene attuata non ricorrendo piu’ a metodi di violenza ed intimidazione. Dunque, combattere la corruzione vuol dire anche contrastare ogni forma di criminalità organizzata”.

Grazie alle leggi e al lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine, il nemico di una guerra che stiamo combattendo, e’ stato ridimensionato. Siccome, l’Italia si è attrezzata con una legislazione ferma e dura, le mafie migrano in altre zone d’Europa, dove rispetto a noi vi e’ meno attenzione”.

“Con la Commissione antimafia saremo a Melito Porto Salvo e a Reggio Calabria, in entrambe le realta’ vogliamo discutere ed attenzionare insieme ai magistrati i fenomeni della violenza su donne e minori. Si tratta di un tema, per noi importante che ci sta particolarmente a cuore”.

“Certamente, non possiamo che essere vigili ed interessati su questo, e’ grave infatti quanto accaduto alla ragazzina 13enne oggetto di violenze perpetrate da vari soggetti in un paese che ha coperto questi episodi criminali”.

In conclusione, la Bindi ha informato: “non possiamo far finta di nulla, circa il contesto nel quale si e’ sviluppata questa triste vicenda. Di quella banda, faceva parte anche il figlio di un noto capo di consorteria ‘ndranghetista, pertanto senza alcun dubbio il clima di omertà esula da quello della violenza sulle donne, si connette invece alla paura ed al dare il proprio consenso ad un comportamento che prevede la convivenza con la ‘ndrangheta”.

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