Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa agire,allora è in pericolo la democrazia.” Sono parole di Umberto Eco scritte a proposito di una manifestazione nazionale organizzata dai Girotondi nell’ormai lontano 2008.

Prendo spunto da questa riflessione per commentare la visita del premier Matteo Renzi a Messina e il senso che società civile, istituzioni, informazione hanno dato e daranno al frettoloso passaggio del capo del Governo in riva allo Stretto.

I titoli dei tre giornali siciliani oggi erano questi: Giornale di Sicilia “Renzi  a Palermo: Si al referendum”; La Sicilia “Renzi: il Ponte non è una sciagura; Gazzetta del Sud  “Renzi,oggi il Patto per Messina”.

Tre titoli tre opinioni comuni. Anzi, tre opinioni comuni ad ogni testata giornalistica. In questi tre titoli manca un’idea comune di Governo siciliano, di maggioranza politica,di eventuale opposizione. Tutto appare come la eterna manifestazione del maledetto provincialismo locale,neppure regionale.

Come se la Sicilia non esistesse,come se la Regione, che si ammanta ancora della sua Autonomia, non avesse un suo ruolo preciso. Come se in questa periferia dello Stato romano non esistessero posizioni politiche opposte,differenti, variegate. Ma forse è proprio così.

In Sicilia non esiste la Politica. Non esiste un confronto,un dialogo, una maggioranza e una minoranza. Tutto è impastato. Tutto si riconduce a servilismo, a vittimismo, a mediocrità.

In questo Messina eccelle. Per mediocrità intendo. Il sindaco, eletto e spacciato per rivoluzionario dai gattopardi che dovevano manovrarlo, oggi dichiara che “abbiamo fatto tutti un gran lavoro”.

Per 332 milioni di euro da sperperare, possibilmente, tra i vari comuni dell’ex Provincia oggi Città Metropolitana. Senza avere deciso chi di fatto gestirà tutto ciò. Chi appalterà i lavori. Chi controllerà i flussi di spesa. Chi rendiconterà. Come il tutto sarà effettivamente speso.

Alcuni progetti sono già vecchi e superati. Altri serviranno a poco. Manca una visione strategica complessiva.

Forse è vero, come dice il commissario del PD, che il Governo sta mantenendo gli impegni ( di spesa ) assunti. Quello che però non appare chiaro e quale “governo locale” dovrà gestire tutto ciò.

L’ipoteca, sempre più pesante, che sulle scelte della città sta esercitando l’Università di Messina e il suo rettore in particolare,dovrebbe preoccupare non poco chi crede nell’esercizio democratico e nella reale rappresentatività democratica. A Messina,sempre di più,le scelte e le decisioni che riguardano la nostra città, passano dal rettorato.

Un ruolo invadente ed uniformante. Un ruolo dove non è previsto un bilanciamento tra maggioranze e minoranze. Il rettore è sempre più il monarca assoluto delle scelte che riguardano tutti i cittadini. Se Palazzo Zanca, di fatto è guidato da un certo numero di docenti universitari – quindi subordinati al “magnifico ruolo del rettore” – il pericolo per la democrazia più che un dubbio diventa una certezza.

La contestazione scontata alla visita di Renzi a Messina, la riaffermazione del No al prossimo referendum, diventano poca cosa rispetto alla necessità di organizzare in questa città una vera aggregazione, maggioritaria, contro l’attuale minoranza autoritaria e antidemocratica.

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