Un trattamento irriguardoso (lo stesso che il premier Matteo Renzi e’ abituato a riservare alla stampa come accaduto a Lecce), questo quanto accaduto a Messina in occasione della visita del capo del Governo avvenuta sabato e riservata ai giornalisti della citta’, che uniti hanno scritto una lettera di protesta inviata all’Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio.

I professionisti della categoria, hanno scritto: “quanto accaduto in occasione della visita di Renzi a Messina sabato 22 ottobre ci impone il dovere di non stare zitti, per il rispetto che abbiamo nei confronti dei nostri lettori e ascoltatori e per il rispetto che merita la nostra professione. In entrambi gli eventi in programma, la firma del Patto per Messina all’Universita’ ed il comizio del premier al Palacultura, l’accesso agli operatori dell’informazione è stato organizzato in modo tale da IMPEDIRE e vietare in qualsiasi modo il contatto diretto dei giornalisti con il Premier”.

“Non soltanto non e’ stata organizzata alcuna conferenza stampa, ne e’ stato consentito ai giornalisti di avvicinarsi a Renzi, ma, in entrambi gli eventi la stampa e’ stata appositamente relegata il più lontano possibile dal Presidente, fotografi ed operatori tv compresi, alla stregua di appestati, contestatori o portatori sani di domande inopportune”.

“Nell’Ateneo addirittura i giornalisti sono stati separati dai cameraman e costretti a seguire in un’altra sala, al piano di sopra, in streaming quanto stava accadendo nell’Aula Magna, impedendo così l’accesso diretto al luogo dove si stava svolgendo la cerimonia. Fotografi e cameraman, per impedire anche a loro qualsiasi contatto ravvicinato, sono stati allocati in fondo all’Aula Magna, rendendo disagevole il loro lavoro”.

“Nessuno e’ stato fatto uscire dall’Ateneo fin quando il premier non era gia’ sano e salvo e al riparo da incursioni giornalistiche, al Palacultura. Anche al Palacultura la situazione non è stata così diversa: i giornalisti sono stati relegati al piano superiore, senza che alla stampa fossero stati riservati uno spazio o posti a sedere”.

“L’indicazione dell’organizzazione nazionale e’ stata: Accomodatevi al piano superiore e non spostatevi di la’. Persino quanti, tra fotografi e cameraman, si sono azzardati ad avvinarsi al palco, sono stati riportati alle postazioni originarie. Alcuni giornalisti, con tanto di pass a vista, entrati dalla porta al fianco rispetto a quella destinata al comizio, sono stati bloccati dagli addetti alla sicurezza e costretti a tornare indietro e a rifare la fila insieme al pubblico che assisteva al comizio, nonostante avessero precedentemente gia’ fornito i propri riferimenti e fossero stati identificati”.

“Anzi, la differenza con il pubblico plaudente e’ stata proprio questa: gli unici identificabili erano proprio i giornalisti per via dei pass rilasciati dopo l’accredito. Viene da pensare che evidentemente gli accrediti sono stati richiesti per rendere la stampa visibile e quindi renderla innocua.

“Paradossalmente, se invece di un microfono o di un taccuino, in mano avessimo avuto un pomodoro, un mitra o un telefono per fare un selfie avremmo avuto più possibilita’ di accesso. In entrambi gli eventi i giornalisti, che di norma vengono forniti di lasciapassare per meglio ottemperare al proprio dovere, non hanno potuto seguire le manifestazioni neanche alla stregua del pubblico plaudente”.

“La stampa, e’ stata volutamente discriminata rispetto a chiunque altro si sia portato in qualita’ di spettatore nei due contesti che hanno visto la presenza del Premier. Ci chiediamo il perche’ di questa allergia alla stampa. Di questa intolleranza alle domande dei giornalisti”.

“Fatto ancora più increscioso, e’ stata concessa una sola intervista in esclusiva del Presidente del Consiglio e non alla Rai, ma ad un’emittente televisiva locale. Un botta e risposta di alcuni minuti, evidentemente concordato e non certamente casuale e improvvisato, come si evince dal video trasmesso dalla stessa emittente”.

“Ci chiediamo come abbia fatto a superare i controlli degli addetti alla sicurezza e dell’ufficio stampa, che invece hanno relegato i colleghi sui gradini del piano superiore del Palacultura. Ci chiediamo, quali criteri siano stati adottati per la scelta di una sola emittente locale. E’ stata estratta a sorte? C’e’ un’affinita’ zodiacale col premier? Come da codice deontologico abbiamo rispettato le regole che l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio e dell’organizzazione ci hanno dettato, ma a quanto pare la nostra correttezza è stata scambiata per dabbenaggine”.

“Se è questo il concetto di libertà di stampa, di diritto all’informazione che ha il Pd e questo governo, ce ne dogliamo, ma non intendiamo alle prossime manifestazioni far da pubblico plaudente, ne fare da megafono a dichiarazioni rese sul palco senza contraddittorio”.

La lettera, si conclude in tal modo: “siamo consapevoli che questo non turberà i sonni del Presidente del Consiglio, ma lo dobbiamo ai nostri lettori ed ascoltatori e lo dobbiamo anche al rispetto della nostra professione che, sia pure dalle periferie dell’impero, dalle piccole realtà di provincia, ci vede impegnati ogni giorno per raccontare la verita’. E la verità non si racconta solo mandando lo streaming di un monologo, ma facendo domande”.

Lettera, firmata da: Rosaria Brancato, Danila La Torre, Francesca Stornante, Marco Ipsale, Silvia De Domenico, Alessandro Silipigni, Giovanni Isolino (Tempostretto.it), Palmira Mancuso, Gianfranco Pensavalli, Eleonora Urzì Mondo, Eleonora Currò, Laura Celesti (Messinaora.it), Patrizia Vita, Andrea Castorina, Antonio Macauda, Marika Micalizzi (Normanno.it), Gianluca Rossellini (Ansa), Nuccio Carrara (Messinaoggi.it), Eduardo Abramo, Fortunato Marino (Tremedia), Enrico Di Giacomo (StampaLibera.it), Carmelo Imbesi (Lapresse), Fabio Bonasera, Rosalba Garofalo (Ecodelsud), Francesco Straface (MessinaSportiva.it), Manuela Modica (Repubblica.it), Matteo Soraci (Radiostreet).

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