Ventidue ettari è la superficie del Cimitero Monumentale di Messina. Il secondo, per grandezza e per bellezza, tra gli ottomila comuni d’Italia.

Le ultime generazioni di amministratori comunali sono riusciti però a degradarlo ogni giorno di più. Oggi c’è la scusa della mancanza di risorse,ma, a mancare veramente è stata l’etica e la responsabilità politica.

Nell’aprile del 1998 il Comune di Messina incaricò gli architetti Francesco Cardullo, Aldo Indelicato e Guglielmo La Rocca a redigere il Piano Particolareggiato del Gran Camposanto di Messina. Un Piano che conservasse e valorizzasse l’impianto originario previsto dall’architetto Leone Savoja. Dopo cinque anni, nell’aprile del 2003, il Consiglio comunale finalmente approvò il Piano. Un ritardo che fu conseguenza “del’apparato burocratico macchinoso e farraginoso”.

Dopo l’approvazione però i rischi paventati erano quelli della sua attuazione e gestione. E siamo al punto. Dal 2003 ad oggi,cioè in questi tredici anni, il Piano è stato gestito ed attuato come indicavano i progettisti? I sindaci che si sono succeduti hanno speso risorse,impegno e rigore per attuare quel Piano? Buzzanca, Leonardi, Genovese, Accorinti hanno agito con scrupolo e trasparenza per il bene comune? Per la tutela di un patrimonio culturale inestimabile che conserva tracce significative del pre terremoto? Crediamo proprio di no.

In questi anni abbiamo piuttosto assistito ad una guerra senza esclusione di colpi da parte dei due dirigenti che si sono alternati alla guida del settore Cimiteri. Uno scontro che ha avuto come “osservatori” non neutrali i vari sindaci che si sono succeduti. Oggi la situazione è che manca da due anni un direttore per la sezione amministrativa che assolva ai compiti fondamentali delle disposizioni,delle determine e dei regolamenti. Una responsabilità che ricade per intero sulla giunta Accorinti.

La parte tecnica è invece assorbita da soli 5 tecnici ( per 17 cimiteri ) che dovrebbero progettare,vigilare,istruire tutte le pratiche e attuare il Piano Particolareggiato rendendone  validi i criteri assunti. Un lavoro umanamente impossibile. Ed ecco che si spiega la situazione di oggi. Con la parte più significativa del Cenobio sigillata, con il Famedio sempre incompleto come per il Conventino.

Tutto ciò,ovviamente, aggravato dalla mancanza di risorse e dalla stessa indifferenza dei Beni Culturali della Regione Sicilia anche oggi che è in mano al messinese Franco Vermiglio. Un sussultino lo ebbero, nell’agosto dello scorso anno, i deputati Enzo Garofalo e Beppe Picciolo che si concluse con la “potente” richiesta al sindaco di un sopralluogo.

Beffa su beffa. Come le sbandierate “occasioni musicali” proposte dall’assessora comunale in varie occasioni. Opportune da un certo punto di vista,quello dell’immagine per esempio, ma assolutamente insignificanti dal punto di vista di un programma di serio e adeguato di una Pianificazione finalizzata alla valorizzazione e tutela dei Beni storici.

Il Cimitero centrale,nell’idea progettuale,era pensato come un grande parco per tutta la città. “Vissuto e frequentato dalla comunità”. Una grande risorsa che avrebbe avviato attività economiche e lavoro di grande spessore. Attività per l’intero settore delle costruzioni ( marmisti,muratori,fabbri,falegnami,restauratori,etc.)e per il settore ambientale, della manutenzione e della pulizia. Un vero grande cantiere aperto per le svariate professionalità e per l’occupazione di centinaia di persone.

Tutto ciò non è stato fatto,e, a parte il fumo negli occhi del giorno dei morti,la situazione rimane scandalosamente immutata. Ancora di più per gli altri sedici cimiteri suburbani dove non si riesce neppure addirittura a garantire la presenza giornaliera,per ognuno dei 16, di un custode.

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