In data 29 dicembre 2016 il minore Alessandro Digiorgio è stato portato con le lesioni all’incontro con la madre in luogo neutro. Il dente incisivo centrale superiore è il primo dente dell’arcata dentaria è stato rotto, manca un pezzo grosso. Il bambino sente dolore.

Probabilmente il nervo del dente è stato colpito. Si nota che il dente non è un dente di latte, è un dente definitivo. È un trauma dentale, una frattura coronale complicata: quando si ha un’esposizione pulpare. Il dente traumatizzato va tenuto sotto controllo per un lungo periodo di tempo al fine di monitorare eventuali danni tardivi che se intercettati tempestivamente possono essere limitati nella loro gravità.

La madre del minore non soddisferà la cura del minore presso un dentista gratis a causa della bassa qualità del servizio. Il bambino è stato sempre portato in una clinica privata scelta dalla madre. I servizi non permettono di curare il bambino. Si stupisce il fatto che gli educatori della comunità hanno saputo che il bambino ha rotto un dente e non hanno proposto l’aiuto, il pronto soccorso.

Anzi gli educatori hanno cercato di nascondere l’accaduto. Il bambino racconta una versione diversa da quella degli educatori. Tutte le conversazioni con il bambino furono registrate, le foto del bambino sono allegate. Gli educatori non hanno portato dal medico il bambino e non hanno pensato di prendere un appuntamento dal dentista. Il minore rischia tutta la vita portare diverse corone su questo dente traumatizzato, il costo di una corona circa 800 euro. Chi paga in questo caso?!

La responsabilità è nella negligenza della comunità per i minori “L’Altalena” di Torino, Associazione Casa Nostra Sede legale: C.so Casale, 246 – 10132 Torino – Tel. 011.898.05.65 – Fax 011898.08, altalena@associazionecasanostra.it.
Gli operatori della comunità non rispondono alle chiamate. I genitori dovrebbero avere il diritto, che gli operatori non dovrebbero negare, di ricevere le informazioni a proposito della vita e della salute dei loro figli.

Il bambino è molto dimagrito, quasi deperito. La carenza alimentare e lo stress possono provocare l’esaurimento totale del bambino. Alessandro piange tanto ogni sera, lui stesso ha confessato davanti delle educatrici del luogo neutro (Sig.ra Maria Camodeca e Signorina Federica) in data 29 dicembre 2016 e ripeteva che ama la mamma moltissimo e che gli mancano i suoi cari e che ha tanta voglia di ritornare a casa propria.

Tali fatti non raccontano alle autorità giudiziarie, continuando il martirio psicologico quotidiano verso il minore. Secondo le testimonianze del bambino, gli educatori non hanno alcuna intenzione di preparare per lui dei piatti malgrado l’ordinanza del giudice che sottolineava precisamente che gli assistenti sociali e gli educatori della comunità sono obbligati di permettere al bambino di seguire i propri abitudini, le tradizioni e le usanze della propria fede inclusa anche quella alimentare. L’ordinanza del giudice viene ignorata dagli assistenti sociali e dagli educatori.

Il minorenne è trascurato dal punto di vista igienico perché gli educatori non sono in grado di prestare le minime cure igieniche ai bambini. Gli educatori non sono in grado di vestire il minore. Alessandro si lamentava che viene picchiato costantemente nella comunita nel periodo giugno-settembre 2016. Solo dopo l’intervento della Prefettura di Torino in settembre le violenze presso la comunità sono state smesse.

Effettivamente, durante l’incontro del 1 agosto 2016 la madre ha trovato delle cicatrici sul corpo del figlio. Sul braccio di figlio ha evidenziato delle ferite molto profonde provocate dalle unghie di una bambina per cui avrà per tutta la vita le cicatrici. A tal proposito mi viene da fare una legittima domanda: di cosa si occupano precisamente gli educatori della comunità se non sono in grado di controllare i bambini affidati alle loro cure? Alessandro non fu solamente picchiato ma il 1 agosto 2016 ha detto che lo stavano per soffocare. Il bambino ha raccontato alla madre e agli educatori del luogo neutro di questo fatto solo dopo quando la madre ha notato i segni sul suo collo.

Anche questa conversazione fu registrata e possa essere presentata al pubblico e/o agli investigatori, ai tribunali, a chi di dovere ecc. Le educatrici del luogo neutro che lavorano per la Cooperativa P.G. Frassati hanno confermato i fatti nella loro relazione del 6 settembre 2016.

Si ricorda che in data 23 maggio 2016 Alessandro è stato allontanato dalla famiglia ingiustamente. Nel caso di specie, durante il processo del divorzio la psicologa Editta Torre ha deciso, senza alcun contradditorio e senza neanche informare preventivamente il CTP dott. Massimo Carpignano, di richiedere al giudice Lorenzo Audisio del Tribunale di Torino un inserimento in comunità del minore “al fine di poter approfondire tutti gli aspetti dubbi in una condizione di non influenza familiare”.

Non è motivo sufficiente per allontanare incautamente il bambino da casa. La misura adottata in corso di causa pare, peraltro, alquanto eccessiva rispetto alla situazione. Prendere un provvedimento così limitativo per un bambino, allontanandolo dai genitori solo per cercare di capire meglio il rapporto che lo stesso ha con entrambi, pare eccessivo, che costituisce incontestabilmente una forma di tortura psicologica verso il minore. Il collocamento di un minore in comunità deve essere considerata l’extrema ratio, alla quale ricorrere solo ed esclusivamente in via del tutto residuale, quando non siano possibili scelte alternative, in situazioni di estrema gravità ed elevato rischio psico-fisico per il minore.

Dalla consulenza tecnica non è emersa alcuna grave carenza genitoriale o patologia in atto. Dalla consulenza non sono emerse patologie a carico della madre del minore ma solo una mancanza di collaborazione ed “aspetti persecutori”. Come evidenziato dal dott. Carpignano nelle osservazioni depositate così non è, significa che la valutazione della psicologa è errata. Continuare a prevedere incontri limitati tra madre e figlio senza che siano emersi gravi motivi, lede – in primis – i diritti del minore stesso. La madre e i parenti materni sono stati eliminati dalla vita del minore.

Nei colloqui con gli operatori la dott.sa Currò del servizio sociale della Circ. 5 ha così esposto: “il padre sosteneva che il bambino doveva stare con la mamma, era evidente la sua fatica ad occuparsi del figlio, non ha competenze genitoriali, è fragile e ha bisogno di essere seguito.” E’ stata prodotta anche la piantina dell’alloggio del padre, ove appare evidente la mancanza di spazi adeguati per il minore, soprattutto nel caso in cui lo stesso dovesse permanere per la maggior parte del tempo.

Tante volte la Currò sosteneva il padre violento e condannato. Simonetta Currò da anni ha minacciato di togliere il bambino senza giusta motivazione. La Currò ha deciso di violare la sentenza del Tribunale e ha prescritto, in modo abusivo, la presenza di due educatori durante gli incontri madre-figlio però la limitazione nel tempo e nello spazio delle visite madre- figlio potrebbe nuocere grandemente allo sviluppo psico-fisico del minore.

La madre ha chiesto dai servizi la liberazione degli incontri come è prescritto dalla sentenza, tutto è negato dalla dott.ssa Currò. C’è molto odio e diffidenza da parte della Currò, il compito di quella ultima è l’aiuto e il sostegno delle famiglie. I servizi impediscono di usare la propria lingua madre e di praticare la fede, Alessandro e la sua mamma sono sottoposti all’umiliazione e alla discriminazione in base alle appartenenze etniche e religiose.

Chiediamo all’autorità, di intervenire per proteggere Alessandro e la sua mamma dall’arbitrarietà e dai pregiudizi.

 

1 COMMENTO

  1. Preso atto che quanto acquisito in questo “Caso” appare (soprattutto) come un raggiro da parte degli amministratori di questa (finta) “Giustizia” nei confronti di “Bambini Innocenti” e dei loro famigliari, ma la mia domanda è, come si deve comportare un genitore che viene costretto a subire tale torto??? (consapevole dei numerosi fatti di “Malagiustizia” pregressi) Deve subirli “Passivamente” o “Acquisisce” (finalmente) il diritto alla “Vendetta Personale”???. Io per quello che mi riguarda ho le idee ben chiare, poi (naturalmente) ognuno ha il diritto di scegliere la soluzione che ritiene più giusta.

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