L’ex pubblico ministero di quel che fu Mani Pulite a Milano (che successivamente come si sa si è impegnato attivamente in politica con Italia dei Valori), sulla propria pagina facebook, in relazione alle regole di etica interna del Movimento Cinque Stelle ed altre decisioni pentastellate, scrive: “il mio amico Beppe Grillo, ha fatto una cosa che condivido totalmente e una cosa che non condivido per niente. Condivido il nuovo codice etico, perché l’avviso di garanzia vuol dire tutto e non vuol dire niente, così come è troppo e troppo poco collegare ad un procedimento penale la credibilità di una persona”.

“Non condivido per niente invece, la cosa del tribunale popolare, che non ha né capo né coda, addirittura con le persone scelte a caso. Evidentemente e indubbiamente è provocazione, Beppe Grillo è troppo intelligente per aver pensato davvero a un tribunale popolare e a un tribunale speciale”.

“Sicuramente, alcune persone, nel fare comunicazione prendono uno stuzzicadenti e lo fanno diventare una trave. Prendete il caso Raggi, crocefissa ancor prima di aver ricevuto un avviso di garanzia. Capisco la ragione per cui Grillo è amareggiato, ma non puoi fare di tutta l’erba un fascio. Non tutti gli organi d’informazione sono da buttare al macero. Su Virginia Raggi, comunque, alcuni media adottano il principio di colpevolezza”.

Di Pietro, conclude la sua nota così: “io sugli avvisi di garanzia ne so più di tutti, li ho fatti e li ho ricevuti. Ho visto tutte e due le facce della medaglia. Non si può criminalizzare qualcuno in base ad un avviso di garanzia. Questa è una cattiveria ingiusta e ingiustificata. Per difendere la mia onorabilità, ad oggi, ho dovuto promuovere 463 procedimenti. Non va criminalizzata l’informazione. Meglio una informazione libera con un giudice che di volta in volta stabilisce la verità, piuttosto che una informazione col bavaglio o peggio ancora con un tribunale popolare. Grillo non ha torto, quando lamenta che alcuni giornalisti utilizzano la propria professione per fini diversi rispetto all’informazione, ma bisogna distinguere caso per caso”.

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