Importante operazione delle Forze dell’Ordine, rappresentate in questa circostanza dalla Benemerita, che informa: “i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, questa mattina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, nel territorio di questa provincia e in quello di Catania, emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale del capoluogo peloritano, su richiesta della competente Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, nei confronti di 19 soggetti (13 dei quali ristretti in carcere, 4 sottoposti agli arresti domiciliari e 2 all’obbligo di presentazione alla p.g.), ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e altro”.

Si tratta di: “Barbuscia Antonio, nato a Messina il 30.05.1988, Calabrò Maurizio, nato a Messina il 22.12.1979, Calabrò Santino, nato a Messina il 27.09.1972, Crupi Francesco, nato a Messina il 07.07.1992, D’Angelo Marco, nato a Messina il 20.1.1988, Di Mento Salvatore, nato a Messina l’8.7.1979, già detenuto per altra causa, Iannelli Filippo, nato a Messina il 27.07.1983, Lanfranchi Rocco, nato a Messina il 30.09.1989, Miceli Gianluca, nato a Messina il 15.03.1994, Neroni Domenico Giovanni, nato a Messina il 15.12.1988, Micali Salvatore, nato a Messina il 12.10.1994, Pandolfino Antonino, nato a Messina il 15.01.1993, Pantò Paolo, nato a Messina l’11.01.1983, già detenuto per altra causa, Raffa Laddea Massimo, nato a Messina l’11.01.1993, Sardo Sebastiano, nato a Catania il 21.04.1986, Valente Rocco, nato a Messina il 26.03.1964, già detenuto per altra causa, Valenti Giuseppe, nato a Messina il 16.08.1986. Al momento i due irreperibili, sono attivamente ricercati dai carabinieri”.

“Il provvedimento restrittivo, scaturisce da una complessa attività d’indagine sviluppata sin dal marzo del 2013 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, i cui esiti hanno permesso di comprovare l’operatività di due gruppi criminali attivi nel territorio della citta’ peloritana e riconducibili a Marco D’Angelo ed a Maurizio Calabrò, quest’ultimo in grado di impartire anche dal carcere le disposizioni per la gestione delle attività di narcotraffico, facilitate dai suoi stretti collegamenti con esponenti di vertice di alcuni sodalizi mafiosi catanesi. In particolare, l’attività investigativa ha consentito di delineare gli assetti interni delle consorterie indagate e le responsabilità dei singoli associati in ordine all’approvvigionamento e alla commercializzazione di ingenti partite di cocaina e marijuana, destinate alle principali piazze di spaccio del messinese”.

“Le indagini, hanno preso l’avvio dall’arresto in flagranza di uno spacciatore messinese l’8 marzo 2013, quando i carabinieri del Nucleo Radiomobile lo hanno trovato in possesso di 1,2 kg di marijuana suddivisa in 12 involucri. La quantità della sostanza rinvenuta, era tale (come accertato dalle successive analisi del R.I.S.. che evidenziarono come dalla sostanza si sarebbero potute ricavare oltre 5500 dosi) da rendere evidente come intorno ad essa ruotasse un circuito di spaccio e non certo un singolo individuo. Veniva così individuata un’organizzazione criminale, che si muoveva intorno alla figura di Calabrò Maurizio – ritenuto l’organizzatore del gruppo – e di VALENTI Giuseppe divenuto elemento apicale dopo l’arresto del Calabrò. Il gruppo operava prevalentemente nello smercio di marijuana e cocaina provenienti dalle province di Reggio Calabria e Catania, ma non disdegnava la consumazione di reati contro il patrimonio e in materia di armi”.

“Il capo originario era certamente Maurizio Calabrò (inteso Militto, soprannome ereditato dal padre Carmelo, nel periodo in cui questi militava tra le file della criminalità messinese tra gli anni 70 e 90): era lui a dare ordini, a indicare ruoli e attività, nonché a curare il reperimento dello stupefacente attraverso contatti personali con elementi calabresi rimasti ignoti e il catanese SARDO Sebastiano. Il Calabrò era legato da uno strettissimo rapporto di amicizia con il Sardo, tanto da essersi tatuato su un braccio il nome di battesimo di quest’ultimo, divenuto – poi – un componente essenziale del gruppo con Cucinotta Giuseppe, Pandolfino Antonino, Russo Letterio e Zocco Samuele. Il Calabrò è stato poi arrestato il 6 luglio 2013, perché trovato in possesso di 4, 8 Kg di marijuana. Con l’arresto del Calabrò, la direzione della congrega è stata assunta dal Valenti che come il Calabrò si è occupato di organizzare il trasporto della droga dai luoghi di acquisto (soprattutto Gioia Tauro e Catania) alla piazza messinese”.

“Sul finire dell’estate 2013 si è cominciata a delineare una nuova struttura delinquenziale capeggiata da D’angelo Marco, desideroso di recidere la collaborazione con il Valenti e di assumere un ruolo da protagonista sul mercato messinese dello spaccio anche alla luce del fatto che all’epoca il D’angelo era il futuro genero di Trischitta Giuseppe, uno degli storici reggenti del clan di Mangialupi, con la cui figlia era fidanzato. Rispetto alla prima associazione, quella del D’Angelo aveva mutato il metodo di spaccio, affidandosi per la commercializzazione dello stupefacente ad un ristretto numero di complici, ai quali era affidato il compito di vendere la droga e rimettere a lui le somme illecite ricavate”.

“Tra i più stretti collaboratori del D’Angelo emergono Di Mento Salvatore, Miceli Gianluca. Il D’Angelo si è sempre attenuto a precise regole nella gestione dei suoi affari: il luogo degli incontri con i pusher era sempre la sua abitazione, in orario notturno, adottando e facendo adottare ogni cautela per eludere i possibili controlli delle Forze dell’Ordine; il venerdì era il giorno scelto per la riscossione degli introiti dell’attività di spaccio”.

“Il D’Angelo, peraltro, provvedeva ad annotare in un registro le somme che i singoli associati gli dovevano per le partite di droga di volta in volta consegnate loro. Dal libro mastro, sequestrato dagli investigatori, sono emerse transazioni di importi rilevantissimi, come quando il D’Angelo ha ceduto stupefacente a due acquirenti per 23.800 euro. Anche le comunicazioni avvenivano utilizzando parole di comodo per indicare lo stupefacente, menzionato come rose rosse o prezzemolo”.

“Che ci si trovasse innanzi a soggetti estremamente spregiudicati, trovava conferma il 23 agosto 2013, quando il Russo Letterio non esitava ad incendiare l’auto della fidanzata, di cui aveva scoperto la relazione parallela con il socio Zocco Samuele”.

“Diversi poi i furti consumati da alcuni del sodali tra ottobre e novembre 2013, in danno di Smart e di cittadini. L’organizzazione aveva inoltre la disponibilità di armi. Durante le indagini, il 26 novembre 2013, i carabinieri hanno sequestrato un fucile cal. 12, occultato in un bar di Via La Farina, con il quale alcuni degli indagati avevano intenzione di commettere reati contro il patrimonio”.

“Nel corso dell’operazione veniva tratto in arresto, in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di droga Micali Giuseppe, messinese cl. 1980, fratello di Micali Salvatore, in quanto, durante la perquisizione domiciliare veniva trovato in possesso di sostanze stupefacenti”.

Le informazioni legate a tale rilevante, lavoro svolto dall’Arma, si concludono, evidenziando che: “”11 dei nominati (Calabrò Maurizio, D’Angelo Marco, Di Mento Salvatore, Iannelli Filippo, Miceli Gianluca, Neroni Domenico Giovanni, Pandolfino Antonino, Pantò Paolo, Raffa Laddea Massimo, Sardo Sebastiano e Valenti Giuseppe) sono stati tradotti in carcere, 4 (Barbuscia Antonio, Calabrò Santino, Crupi Francesco e Valente Rocco) agli arresti domiciliari, 2 (Lanfranchi Rocco e Micali Salvatore) agli obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria”.

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