Per Alessandro Tinaglia responsabile del Movimento politico Reset, i fatti dopo gli ultimi avvenimenti in città, possono essere riassunti così: “a seguito della presentazione della sfiducia da parte di alcuni componenti del Consiglio Comunale i comunicati stampa di Giunta e CMDB dimostrano, qualora qualcuno ne avesse avuto necessità, come le regole e la democrazia siano utilizzate dall’Amministrazione Accorinti e dal suo gruppo Consiliare in modo creativo, per non dire di parte. Il voto dei Messinesi è democratico quando riferito al primo cittadino, per poi divenire inutile quando lo stesso è stato espresso per votare il Consiglio Comunale”.

“Ricordiamo infatti, ad Accorinti & Company che il Consiglio Comunale è votato democraticamente e rappresenta i cittadini anche e soprattutto come strumento di controllo e garanzia. Lo stesso Consiglio Comunale definito dal Sindaco e dai suoi amici alternativamente impresentabile, riferendosi alle inchieste di Gettonopoli e responsabile, quando in questi tre anni e mezzo ha votato tutti gli strumenti finanziari, piano di riequilibrio in testa. La legge elettorale, prevede l’istituto della sfiducia proprio per consentire ai rappresentanti dei Cittadini di verificare se il Sindaco abbia o meno operato bene”.

“E’ democratico, quindi e certamente, l’istituto dell’elezione ma lo è altrettanto quello della sfiducia. Eppure è semplice! Esistono delle regole e con quelle ci si misura, questa pericolosa visione della democrazia fai da te rischia di alimentare nuove tensioni ed incomprensioni soprattutto tra i più distratti. Anche quando parlano di quellicheceranoprima, Accorinti e Company seguono la stessa linea della democrazia fai da te. Dopo aver sventolato il cappio del dissesto, per inchiodare i responsabili degli oltre 550 milioni di debito questa amministrazione, con l’aiuto proprio di quel Consiglio delegittimato e rappresentante della vecchia politica, ha deciso non solo di non perseguire i responsabili di decenni di malefatte ma ha anche, di spalmare tutto il debito in un piano di riequilibrio che, se venisse approvato, graverà sulle spalle dei Messinesi per i prossimi 30 anni”.

“Stesso discorso dicasi per il Masterplan, che per la oramai solita inadeguatezza di questa Amministrazione ha rischiato di tagliare fuori solo Messina in tutta Italia sia dallo status di Città Metropolitana sia dai finanziamenti che il governo ha assegnato a tutte le città Metropolitane e non a Messina per meriti particolari. Eppure anche in quell’occasione Accorinti & Company davanti al rischio di aver fatto l’ennesima frittata si rivolsero col cappello in mano invocando quella stessa politica che alternativamente, in base all’umidità probabilmente, definiscono impresentabile e colpevole o responsabile e rappresentazione democratica del voto”.

“Quale merito avrebbe quindi Accorinti su questo o su altri risultati dei quali illegittimamente si fregia? Tremestieri, ad esempio, è un altro caso di ritardi, errori e caos istituzionale, oltre che di finanziamenti già esistenti, dei quali un’Amministrazione identica alle precedenti prova a fregiarsi pur di non lasciare la poltrona”.

Tinaglia, termina sottolineando: “se Accorinti come dice ha operato bene allora dia l’esempio e si dimetta e faccia dire ai Messinesi cosa pensano di tre anni e mezzo di operato. Questo sarebbe davvero diverso e segnerebbe una vera discontinuità col passato, ma sappiamo che il sindaco mai accetterà un confronto davvero democratico e sceglierà invece la strada del conflitto e del vittimismo. Tanto questo i Messinesi lo hanno capito, la colpa è sempre altrove. Reset c’è”.

NESSUN COMMENTO

COMMENTA L'ARTICOLO