Storie difficili, da un carcere femminile

CIO' CHE STAVA SCRITTO, MA NON LO PUOI PROVARE...

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Nell’Italia con una Giustizia che preferisce punire gli Abele, lasciando indisturbati nel compimento del male, tanti, troppi Caino, una pesante realtà è quella che riguarda le strutture penitenziarie per le donne. Il carcere femminile è peggiore del maschile, c’è meno solidarietà… le donne se vogliono sanno essere molto meschine… purtroppo.

Ecco, cosa può accadere, in un regime di detenzione ad alcune donne incolpevoli: “carcere femminile ci stava scritto, ma nude le mura e ben denotate, sempre un carcere ci stà. Nude o variopinte, le pareti -decorate- da sbarre e cancelli, son questi i principali momenti tuoi. Vari istanti, di un giorno da denotare, con il tuo pianeta donna che si appassisce. Oh, Cristina, Cristina, Cristina, dalla cera bella, ritagliati dei momenti di bontà, pure se fra quelle mura, apparentemente non ci sono”.

“Perdono a voi, signor Giudice, se m’avete accusato ingiustamente! E lì, in quei posti, pure l’ora dell’aria ti trema, perché la vita, fra quelle mura è pena! O, Cristina, Cristina, Cristina questa vita non fà per tè! Dimmelo il motivo! Perché un Giudice ti ha condannato ingiustamente, Cristina! Ma la vita trema, ma la vita trema, ma la vita trema, perché un giorno (sì da un giorno all’altro) si risolleverà e tu canterai, felicemente, di nuovo (nei giorni dei prati liberi), Cristina”.

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