Verona, ad una bambina viene detto: “non tornerai a casa dalla mamma”

MA LEI SCRIVE AL GIUDICE

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Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, che da anni è vicino a chi soffre a causa di allontanamenti ingiusti tra figli e genitori, in una nota in merito a quanto accaduto ad una minore di Verona, evidenzia: “con la morte nel cuore, per paura che le togliessero anche la figlia più piccola che vive con lei, la mamma ha dovuto prendere atto della decisione di non far tornare a casa la figlia fino alla maggiore età. Ma questa misura, è contraria sia alla legge dello Stato e sia alla legge del cuore. Noi del CCDU, abbiamo indetto una raccolta firme per sanare velocemente questa ingiustizia nei confronti della bambina”.

I fatti successi a Verona: “circa cinque anni fa una mamma del luogo si è rivolta ai servizi sociali per ricevere un aiuto in un momento di difficoltà temporanea. Da allora sua figlia Giovanna (nome di fantasia) è stata allontanata e non è più tornata a casa. La bambina è stata messa in una comunità e dopo circa 2 anni è stata collocata in una famiglia affidataria. Qui qualcuno, non si sa bene chi, ha deciso che sarebbe tornata a casa solo dopo la maggiore età o persino oltre la maggiore età. Il tutto senza l’ok del Tribunale”.

“Una misura simile è in totale contrasto con la legge italiana che dice espressamente: -nel provvedimento [di allontanamento] di cui al comma 3, deve inoltre essere indicato il periodo di presumibile durata dell’affidamento che deve essere rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine. Tale periodo non può superare la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile, dal Tribunale per i minorenni, qualora la sospensione dell’affidamento rechi pregiudizio al minore-.”

“Ci chiediamo chi abbia deciso, in totale contrasto con la legge e la compassione umana, di comunicare a una bambina piccola una notizia talmente tragica e invalidante, sebbene non fosse neppure confermata da un decreto scritto del Tribunale. Nel frattempo la mamma ha trovato un lavoro stabile e una casa adeguata e potrebbe riaccogliere la bambina, ma la figlia è ancora lontana da casa”.

“Giovanna non si è persa d’animo e ha scritto una lettera al giudice: -Voi quando io avevo 8 anni mi avevate detto che la mia mamma si sarebbe [presa] una piccola pausa, […] scusi 4 anni non sono una “piccola” pausa ma grande anche molto. […] io voglio tornare a casa mia perché quella è MIA non dei miei affidatari, con gentilezza, Giovanna-“.

“In un recentissimo incontro, i Servizi Sociali, messi di fronte alla lettera di Giovanna, hanno detto che stavano già pensando di liberalizzare e aumentare le visite della bambina con la mamma e la sorellina fin dall’estate del 2016. La spiegazione del perché non è stato fatto per tutti questi mesi ci appare bizzarra, hanno affermato di non essere riusciti trovare la mamma perché l’indirizzo era sbagliato e lei non rispondeva al telefono. Non è tutto. Più di un anno fa Giovanna aveva chiesto di poter vedere anche la sorella più grande. Anche qui a tutt’oggi le visite non sono ancora state organizzate. E ora i servizi chiedono almeno un altro mese o forse più. La famiglia si sente frustrata di fronte a questo comportamento”.

“Il tempo passa è non si vede un miglioramento concreto, le visite sono ancora di poche ore al mese in ambiente protetto. La famiglia ha deciso pertanto di organizzare una raccolta firme indirizzata al sindaco e all’Assessore per chiedere che le visite con la mamma e la sorellina più piccola vengano liberalizzate e aumentate nel più breve tempo possibile, che vengano attivate immediatamente delle visite libere con la sorella più grande, che, in conformità con la legge, si attivi quel complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine al fine di garantire a Giovanna il diritto di crescere ed essere educata nella sua famiglia e che il primo cittadino e gli Assessori competenti intraprendano un’attività ispettiva sulle persone che si sono occupati/si occupano del caso per correggere qualsiasi errore e sanzionare qualsiasi negligenza”.

“Sono già state raccolte più di 400 firme e il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, terrà una serie di tavoli informativi per informare la popolazione di questa e altre criticità nel campo della tutela minorile e per raccogliere ulteriori firme a favore di questa bambina e di una riforma del sistema. Il primo tavolino sarà tenuto sabato 25 febbraio presso il mercatino di San Zeno”.

A chiosa di tutto i cittadini di questo Comitato, per voce del presidente Paolo Roat sottolineano: “spesso la gente non comprende certe decisioni disumane nei confronti dei bambini. Quando gli psicologi e gli assistenti sociali aderiscono a certe teorie psichiatriche invasive si possono verificare gravi abusi nel campo della tutela minorile. In molti casi i bambini vengono tolti per -incapacità genitoriale-, una teoria in voga attualmente secondo cui le difficoltà dei genitori potrebbero creare dei possibili pregiudizi ai bambini. Il tutto in assenza di reali abusi gravi e accertati. Spesso alla base della presunta inidoneità dei genitori ci sono problemi abitativi o economici, oppure conflittualità o incapacità educative. Tutte motivazioni che si potrebbero risolvere aiutando la famiglia senza il trauma gravissimo dell’allontanamento. Tra il resto con costi infinitamente minori”.

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