Sicilia, rete stradale troppo vulnerabile al rischio idrogeologico

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Il tessuto viario della Sicilia è pesantemente segnato dal dissesto: non è un’affermazione che nasce da semplici constatazioni, ma la sintesi che emerge dalla lettura del “Piano regionale di protezione civile: la vulnerabilità delle infrastrutture stradali ai fenomeni di dissesto idrogeologico” messo a punto dal Centro funzionale decentrato multirischio integrato della Regione siciliana, che mette in luce le principali criticità legate a questo tema così delicato.

Le frane in Sicilia. Nello specifico, negli ultimi 15 anni l’isola è stata vittima di circa 600 eventi franosi all’anno, che portano il totale a oltre 9 mila e hanno pesantemente inciso su un tessuto stradale che ancora oggi è in parte incompleto e che continua a rivelarsi inadeguato ai mezzi di trasporto. Per questo, il dipartimento della Protezione civile regionale ha presentato un primo quadro della vulnerabilità della viabilità siciliana, incentrato soltanto sui fenomeni franosi lungo le infrastrutture viarie, che serve anche come monito per ribadire l’urgenza della cantierabilità dei progetti da finanziare con i fondi del Patto per la Sicilia.

L’arma della prevenzione. Secondo gli esperti, infatti, la rete stradale dell’isola è sostanzialmente fragile ed è persistente la minaccia di crolli e scivolamenti, con tutti i danni che ne conseguono. Ecco perché la prevenzione resta l’arma migliore, seguendo la linea tracciata nell’Azione 5.1.4 del Po Fesr 2014-2020 della Sicilia, che mette in bilancio un investimento da 14 milioni di euro per un periodo di 10 anni da destinare ad azioni di monitoraggio e interventi mirati, così da limitare i crolli; un piano che, una volta a regime, consentirebbe anche di dimezzare le spese annuali per la risistemazione delle strade, che attualmente ammontano in media a circa 50 milioni di euro.

Il problema in regione. Entrando nel dettaglio del report, si legge che i tecnici hanno censito 113 tratti di strade statali ricadenti nei singoli territorio provinciali, evidenziando come ben 79 di questi, il 70% del totale, abbiano subito dissesti, per un totale di 3.252 chilometri coinvolti su 3.786. Leggermente migliore la situazione delle strade provinciali: i fenomeni franosi hanno infatti colpito circa la metà dei 1540 tratti censiti, per un ammontare complessivo di 6.714 km su 11.377 (59%).

Le province più colpite. Dal punto di vista delle singole province, il maggior rischio lo si riscontra a Enna, dove la frequenza media dei dissesti osservati lungo le strade è la più alta della regione. Sul fronte di crolli e gli scivolamenti, invece, la più pericolosa è la provincia di Messina. Le cose non vanno bene neppure per i tratti stradali che attraversano la provincia di Agrigento, che presentano fenomeni di dissesto nel 55% dei percorsi censiti, che quindi hanno subito gli effetti di una frana, di un distacco di materiale fangoso o di un qualunque altro fenomeno che ha può mettere a repentaglio la sicurezza pubblica.

Le novità utili. Sul fronte degli interventi, però, sembrano esserci anche prospettive positive, visto che il mercato sta sviluppando macchinari sempre nuovi pensati proprio per facilitare le operazioni di prevenzione al dissesto idrogeologico: anche sul portale www.giffimarket.com, specializzato nella vendita di accessori a supporto delle macchine movimento terra e da lavoro, è possibile scoprire quali sono le nuove tendenze del mercato in questo specifico comparto, soprattutto per gli escavatori.

Spazio all’hi-tech. Il futuro, poi, sembra essere decisamente smart e tecnologico: i nuovi mezzi, infatti, potranno contare sulla guida automatica e su comandi azionati attraverso droni e computer, grazie al sistema di localizzazione Gps: come prevedono gli esperti, infatti, le macchine tecnologiche potranno seguire le curve di livello naturali del terreno, realizzando piccole opere di terrazzamento per garantire il mantenimento idrico e la prevenzione dell’erosione. I protagonisti di questa rivoluzione sono bulldozer, pale gommate ed escavatori hi-tech, che sfruttano prima l’azione dei droni (che mappano la morfologia del terreno) e poi eseguono concretamente l’intervento, muovendosi in autonomia nell’ambiente.

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