Vicenza: rocambolesca fuga dei fratellini di Chiara, vanno via dalla comunità per tornare a casa

CCDU: LA PSICOLOGA CHE SEGUE IL CASO SI SAREBBE DOVUTA RITIRARE

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Paolo Roat, rappresentante del Comitato Cittadini per i Diritti umani onlus, in un comunicato descrive la vicenda dei minori vicentini scappati dalla comunità, per andare dai genitori, evidenziando: “qualche giorno fa, due fratellini sono fuggiti per tornare a casa. I ragazzini erano stati portati negli uffici dei Servizi Sociali di Vicenza per comprendere i motivi della recentissima fuga del fratello maggiore Alberto (nome di fantasia) dall’istituto, e della sua imminente audizione presso il Tribunale dei minorenni di Venezia”.

“Alberto è uno dei tre fratellini vicentini di cui si è molto occupata la stampa locale dopo che erano stati prelevati a scuola da assistenti sociali e poliziotti. Lui ha 13 anni ed è il fratello più grande. Circa due mesi, fa sua sorella Chiara (nome di fantasia) era scappata dalla comunità per tornare in famiglia dove attualmente vive”.

“Dopo la fuga di Chiara, il Tribunale aveva disposto l’audizione di lei e del fratello maggiore Alberto. Quattro giorni fa Alberto, non essendo ancora stato informato della decisione del giudice, era scappato dalla comunità presentandosi a casa di mamma e papà. I genitori, dopo averlo rassicurato, erano riusciti a riportarlo in comunità, soprattutto per non abbandonare da solo il fratellino più piccolo di soli dieci anni”.

“Mercoledì pomeriggio, l’assistente sociale e la psicologa di riferimento avevano chiamato Alberto e il suo fratellino negli uffici dei Servizi Sociali territoriali per parlare con loro. Quello che è successo in quegli uffici è preoccupante”.

“In base ai racconti dei bambini, nel corso del colloquio Alberto avrebbe dato in escandescenze perché dalle parole delle operatrici sembrava non ci fosse nessuna intenzione di rimandarli a casa. Avrebbe quindi deciso di andarsene a casa assieme al fratello, ma la porta era chiusa a chiave. A quel punto, avrebbe sfondato la porta a calci dileguandosi assieme al fratellino. L’assistente sociale e la psicologa sarebbero rimaste immobili e inattive”.

“Quando i bambini sono arrivati a casa, mamma e papà hanno avvertito i Servizi Sociali che hanno cercato di convincerli a riportare i bambini in comunità. I genitori però non volevano infliggere ulteriore sofferenza ai figli, e hanno chiesto ai servizi di venire a casa per parlare con i bambini. Ma i servizi si sono rifiutati di farlo”.

I genitori, dichiarano: ” il comportamento dei servizi sociali è inammissibile. I nostri figli sono stati lasciati liberi di scappare. Nessuno è intervenuto per fermarli e impedire loro di allontanarsi dallo stabile dei Servizi Sociali per venirsene a casa. Eppure dicono che siamo noi i genitori inidonei. Erano mesi che manifestavano il loro disagio per la lontananza dalla famiglia, e nessuno è stato in grado di ascoltarli e capirli”.

Mamma e papà, continuano: “nostro figlio ci ha addirittura raccontato che una professoressa lo ha sgridato per il suo comportamento e gli ha detto che se continuava così lo avrebbero spostato in un altro centro dove non avrebbe più potuto vedere i genitori”.

“Abbiamo chiesto ai Servizi, di venire a parlare con i bambini ma hanno rifiutato. Abbiamo anche chiesto loro, di rassicurarli che non sarebbero stati prelevati coattivamente da scuola ma non lo hanno fatto. Ci hanno solo risposto che dovevamo portarli in comunità”.

“La paura dei bambini adesso, è di essere prelevati nuovamente da scuola”.

“Giovedì mattina, il padre ha portato Chiara e Alberto in Tribunale a Venezia per l’audizione. Finalmente i ragazzi, hanno potuto parlare con il giudice onorario, dottoressa Gabriella Coppola”.

A quanto pare, l’audizione è andata bene perché hanno potuto parlare liberamente e comunicare il loro desiderio più grande: “tornare a casa con i genitori ed essere felici come lo erano prima dell’allontanamento”.

“Ora la parola passa al presidente, la dottoressa Maria Teresa Rossi”.

L’avvocato della famiglia Francesco Miraglia del foro di Roma, denuncia: “questa vicenda mette in luce le criticità del sistema di giustizia minorile in tutta la loro drammaticità. È ora evidente, che forse questo allontanamento non lo si sarebbe mai dovuto neppure richiedere”.

“Com’è possibile che dei bambini maltrattati chiedano insistentemente di tornare a casa, tanto da arrivare a fuggire per le strade di Vicenza? Com’è possibile che nessuno abbia capito e raccolto il loro grido di dolore?”.

“Questi bambini sono stati lontani dalla loro famiglia per ben nove mesi, in base a presunti maltrattamenti che non sono mai stati accertati. Il percorso alla genitorialità è iniziato dopo mesi procedendo a rilento. Intanto i bambini hanno dovuto farsi giustizia da soli”.

Miraglia, continua: “a questo punto mi chiedo, come funzionano i nostri Servizi Sociali se addirittura i minori a loro affidati scappano dagli uffici, ed ancora, come funzionano queste strutture, che dovrebbero essere preparate e competenti ad accogliere i bsmbini, se questi possono scappare tranquillamente e tornare a casa come è successo nel caso in questione?”.

“A questo punto, non posso ancora una volta non sottolineare la necessità di una riforma urgente e radicale dei Servizi Sociali e delle varie strutture basata sulla competenza, professionalità e sensibilità a capire e valutare le varie dinamiche delle nostre famiglie e dei nostri figli”.

“Senza tralasciare, la necessità di prevedere un organo di controllo che possa valutare l’effettiva competenza dei vari operatori e delle varie strutture. Così finalmente anche in questo settore chi sbaglia dovrà pagare!!!”.

Roat, da par suo, nuovamente e per terminare, sottolinea: “questa giustizia kafkiana, è il risultato dell’interferenza di discipline discrezionali e soggettive come la psichiatria e la psicologia nell’ambito della tutela minorile. Si indaga sugli aspetti psicologici e soggettivi dei genitori – non sulle reali relazioni e condizioni della famiglia”.

“In questo modo si perdono di vista degli aspetti fondamentali, che sarebbero facilmente comprensibili usando il comune buon senso. Quando queste valutazioni e conclusioni si cristalizzano in un decreto, nessuno ha più il coraggio di guardare in faccia la realtà, fatta di bambini in lacrime, disperati che chiedono di poter tornare a casa. Penso, alle migliaia di bambini rinchiusi contro la loro volontà – come fossero incarcerati”.

“Nessuno li ascolta, nessuno si chiede perché fuggano dalle comunità, nessuno ammette la fallacia di queste valutazioni e relazioni soggettive. Anzi, se i bambini protestano, si vedono diminuire (o sospendere) le visite di poche ore al mese in cui possono riabbracciare i loro genitori”.

“All’assessore al ramo, chiediamo d’indagare su questa vicenda, in particolare sul comportamento della psicologa di riferimento che, pur ammettendo candidamente -sono molto coinvolta in questa situazione e potrei anche non essere completamente neutrale-, non si è mai ritirata dal caso”.

“Le cose, non cambieranno mai se non si disciplineranno o correggeranno le persone che, anche in buona fede, hanno commesso degli errori tanto gravi su dei bambini. Questi errori, non devono più accadere”.

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