Palermo (Ars), a Francesco (un ragazzo disabile) martedì è successo questo: ha rischiato grosso, essendosi sentito male

COSA NE SA CHI CI GOVERNA, DI TUTTI I PROBLEMI CHE COMPORTA AVERE UN DISABILE NEL PROPRIO NUCLEO FAMILIARE?

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Martedì scorso all’Assemblea Regionale Siciliana, una estenuante maratona fra tecnicismi e formalità di rito, cui sono abituati i politici… da sempre, durante la seduta della VI^ Commissione, alla quale hanno assistito molte persone diversamente abili. Il trattamento loro riservato, non è stato dei migliori, in circa quattro ore di lavori, nessuno che gli abbia chiesto se avessero necessità di bere o di usufruire dei servizi igienici.

Francesco (uno dei presenti), ha scritto una lettera, dicendo: “salve a tutti. Dopo la giornata di ieri (14 marzo per chi legge ndr *), ahimè negativa per quanto mi riguarda, ho preso a malincuore una decisione. Non parteciperò più attivamente ad eventi del genere, audizioni, assemblee, manifestazioni e quant’altro. Ieri ho rischiato grosso e immagino che vi starete chiedendo perché sei venuto se non stavi bene?”

“Perché credo molto in quello che stanno facendo i ragazzi, tutti voi, perché in qualche modo anch’io voglio dare il mio contributo. Perché è una cosa che mi tocca in quanto persona con disabilità, perché anche lottare per un diritto è una forma di inclusione sociale ed io ci credo. Ieri (*), sono stato tutta la giornata e anche stanotte a ripensare a tutte le volte che ho avuto guai fisici e rischiato. Qualche volta sono finito all’ospedale altre volte sono riuscito ad evitare problemi peggiori, ma stavolta è diverso (devo limitare le uscite)”.

“Faccio un discorso quasi egoistico, perché io ho delle responsabilità nei confronti di mia madre (cardiopatica ed anziana) e mio fratello (ragazzo giovane e disoccupato). Non ho paura che possa succedere qualcosa alla mia persona, non è coraggio, incoscienza, ma consapevolezza. Consapevolezza che la vita è questa, punto. Se venissi a mancare io, mia madre e mio fratello finirebbero in mezzo ad una strada ed io non lo posso accettare, non riesco ad immaginare una cosa del genere. Non mi vergogno a dire che quei 4 soldi che mi da lo Stato sono la nostra unica fonte di sostentamento e che con fatica arriviamo alla terza settimana del mese, non bisogna mai spuntare nel piatto in cui si mangia”.

Il ragazzo, conclude così: “cosa ne sa chi ci governa, di tutti i problemi che comporta avere un disabile nel proprio nucleo familiare? Scusatemi se scrivo di getto queste cose. Con ciò non voglio tirarmi indietro, non voglio assolutamente abbandonare la nave, ma ho deciso, per i motivi elencati prima, di operare in qualche modo dietro le quinte. Chiedetemi qualsiasi cosa, posso essere utile anche da casa. Posso scrivere, chiamare, sfruttare i social network, insomma posso essere utile solo se voi lo vorrete… mi dispiace tanto”.

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