Le violenze, che non si dimenticano, non tutti le conoscono

MOLTI SI LAMENTANO DEL NULLA

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Una bambina, ormai diventata donna, P.S.M.P., scrive: “ragazzi provate a immaginare come si puó sentire una bambina che ha subito abusi. Cercate di smetterla di lamentarvi per le cose inutili, cercate di capire quanto siete fortunati, perchè se vi fosse successa una cosa simile nessuno di voi sarebbe qui. Nessuno di voi è stato così sfortunato. Pensateci. E allora… cerco di immaginare come si sente una bambina abusata. Cerco per un momento di pensare di non essere così fortunata come sono. Quello che mi viene in mente è una stanza buia con un lettino a castello, una scaletta che scricchiola e una bambina nascosta sotto le coperte, e mani tanto grandi che frugano sotto il suo pigiamino rosso”.

“Cerco di immaginare i sentimenti di quella bambina, cerco di immaginarmi la paura di quel momento in cui tutto sembra crollarle addosso. Cerco di immaginare le stesse mani grandi che non hanno pietá di un corpicino così piccolo, che non hanno pietá di una vocina piccola e tremante che implora di non farle del male, cerco di immaginarmi come sia stato difficile per quella bambina sentirsi dire -se stai zitta e buona non ti faccio tanto male, ti faccio solo vedere cosa fanno i grandi-, cerco di immaginarmi la paura di andare a fare la pipí la mattina dopo, cerco di immaginarmi la vergogna di quella bambina. Deve essersi sentita tanto sporca, tanto da voler fare il bidet 3 volte al giorno per togliere via quella sensazione di cattivo e il grande senso di colpa che le erano rimasti addosso”.

“Cerco di immaginarmi, le preghiere rivolte a Dio chiedendo di non far tornare l’uomo cattivo la notte dopo e cerco di immaginare anche il grande dolore di quella stessa bambina quando ha capito che le sue sincere preghiere non erano servite a niente. Cerco di immaginarmi lei che cresce, senza dimenticare che il male che le è stato fatto cresce con lei. Poi cerco di immaginarmi la vita di quella bambina a vent’anni, e penso agli incubi provocati da quei ricordi, a quegli incubi che ogni notte la svegliano di soprassalto facendo credere che l’uomo cattivo sia tornato. E chi lo sa se magari non è tornato veramente?! Chi lo sa se era un sogno o la realtà?! Anche a vent’anni si ritrova a dover fare i conti con il buio, lo smarrimento e a volte la poca voglia di vivere”.

“Mi immagino di nuovo la bambina, ormai donna, che ripensa spesso a quel dolore grande, e non riesco a non immaginarmela fragile come una foglia ma forte e consapevole del fatto che se la vita non è finita quel giorno allora forse vale la pena viverla anche se è quella che è. Cerco di immaginare la ferita nell’anima di quella che un tempo era solo una bambina e oggi si ritrova ormai donna, a dover affrontare i suoi demoni interiori, a dover fare i conti con una vita che ha già preteso troppo da lei. La ferita riuscirá a nasconderla, a sopprimerla, a fatica riuscirá a mascherarla, ma non potrá mai dimenticare. Ci vuole poco, è così facile distruggere una bambina e una donna”.

La ragazzina, ormai adulta, termina in tal modo: “chi le ha fatto tanto male la vedrá rialzarsi e tirarsi su le maniche senza capire che quello che le ha tolto, lei non lo riavrá mai. Sará un grido soffocato, un urlo disperato che accompagnerá per sempre la sua esistenza. Cari signori, quella bambina ero io, quella donna sono io, non sono fortunata forse, ma fuori c’è la vita che mi sta aspettando. Nessuno dovrebbe mai dimenticarsi di quante donne perdono i sogni in un vicolo per la strada o in una stanza piena di giochi”.

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