Piazza Cairoli (ME): “Ogni giorno è primo maggio, accendiamo una scintilla per la città”

UN FALO' SENZA FUOCO, PER RICORDARE I DIRITTI DEI LAVORATORI E RICORDARE LA VERTENZA DEGLI EX SERVIRAIL

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Una piazza Cairoli, gremita e unita intorno alla vertenza degli “ex Servirail”. Da settimane, sono presenti gli ex addetti che hanno perso il lavoro, per non far dimenticare il dramma occupazionale del quale sono tornati ad essere purtroppo protagonisti a distanza di anni.

Ieri con la Manifestazione -Ogni giorno è primo maggio, accendiamo una scintilla per la città-, si è proseguito, dando ancora una volta testimonianza, su ciò che stanno portando avanti in questi giorni e Michele Barresi (il sindacalista della Uil) uno dei principali promotori dell’iniziativa, afferma: “un fuoco simbolico, due chitarre, settanta candele accese, la voglia di non mollare, la solidarietà, la dimostrazione che l’unione fa davvero la forza. Ieri sera, per una sera, piazza Cairoli si è riempita di sorrisi ed è diventata il cuore di una Messina che chiede lavoro e che vuole combattere per quel lavoro che significa orgoglio, dignità, vita”.

Barresi, conclude: “un fuoco e tanti sguardi orgogliosi. Doveva essere -primo maggio- e lo è stato…, adesso non si spengano riflettori e speranze. Bravi, ai lavoratori che hanno saputo unirsi… bravi ai segretari confederali che si sono mescolati a loro con rispetto e ascolto… bravi politici consiglieri e assessori che con rispetto e umiltà hanno solo dato un segnale di speranza. Certo, oltre i simboli serve di più… ma ieri è stata una lezione che va oltre l’aspetto numerico… possiamo farcela partendo dagli ultimi”.

Mentre una ragazza, di nome Valentina, in un suo post (su facebook), dedicato alla serata di ieri scrive: “Ed è proprio quando ti ritrovi ad assistere ad uno scenario – spettacolo del genere che capisci il significato di unione, davanti a milioni di padri, potrebbe esserci anche il tuo. Proprio come il mio. Che sperano, alzando gli occhi al cielo con il cuore quasi in frantumi, stanchi di dover sopportare tutto, malgrado sia troppo. Quasi a sforare il limite della sopportazione, a tre passi dal mollare proprio come hanno fatto migliaia di persone trovandosi alle strette con le spalle al muro e l’autostima sotto i piedi, arrivare quasi a pensare che non gli si addice più la parola UOMO. Perché essa, affiancata ad orgoglio… ogni uomo con famiglia a carico spera di essere l’orgoglio della sua. Avendo un lavoro onesto. Pulito e certo, o quasi, ed essere certi che aprendo quella porta trovarsi dinnanzi ai tuoi cari ed essere pieno dentro perché tutto va come dovrebbe”.

“E sapere che adesso da qualche anno a questa parte, l’unica certezza che ha è l’ amore è il supporto della famiglia crea una sorta di vuoto quasi non colmabile dall’amore malgrado sia la fonte di tutto. Non sentirti completi non al proprio posto da un momento all’altro, porta solo rabbia e il sapere di essere impotente. E lasciato lì davanti alle mani di Dio. Ti fa arrivare addirittura a maledirlo, o chiederti -perché a me?-. Abbiamo detto più o meno tutti questa frase nella nostra vita, chi più chi meno davanti a problemi di ogni genere. Vedere tutto cadere in frantumi, da un giorno all’altro con o senza preavviso porta a farti mille domande a senso unico. Una esecuzione”.

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