Cambiamo Messina dal Basso: “Una mobilitazione nazionale, contro i decreti Minniti-Orlando”

SVOLTASI IERI SERA DAVANTI AL COMUNE DI MESSINA

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In occasione della mobilitazione nazionale contro i decreti Minniti-Orlando prevista per l’8 aprile, il gruppo consiliare Cambiamo Messina dal Basso – Renato Accorinti Sindaco ha depositato in data odierna il seguente ordine del giorno:

Oggetto: Ordine del Giorno in merito ai decreti Minniti-Orlando

Il Consiglio Comunale di Messina

Premessa

l’entrata in vigore dei decreti legge d’iniziativa governativa n° 13 (“Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti di protezione internazionale, nonché per il contrasto all’immigrazione illegale”) del 17 febbraio 2017 e n° 14 (“Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”) del 20 febbraio 2017

Considerato

che – pur nella diversità degli ambiti di intervento e applicazione – emerge da entrambi i provvedimenti una vera e propria “ideologia” ispiratrice di fondo, che è quella di rispondere con una logica persecutoria e securitaria a problemi sociali e di marginalità sociale, siano essi riguardanti soggetti deboli presenti nelle città e/o migranti;

che la suddetta logica non fa che acuire l’esclusione sociale, il malessere e lo scontro in seno alle comunità;

che, mentre si accresce la logica repressiva e securitaria, si assottiglino gli interventi miranti a ridurre la suddetta esclusione (prova ne è la riduzione a un terzo del Fondo Sociale Nazionale);

che la motivazione addotta dai presentatori i provvedimenti, quella cioè di rispondere alle esigenze di percezione dell’insicurezza da parte dei cittadini, dovrebbe essere dagli stessi smentita: essi sono infatti a conoscenza del fatto che i reati in generale e soprattutto quelli a più immediata percezione (cd reati comuni) della cittadinanza sono in sostanziale calo ( – 9,2% furti, – 10,6% rapine: dati tratti dalla conferenza stampa dell’agosto 2016 del Ministro dell’Interno); e che i reati commessi da migranti non sono superiori pro capite rispetto ad altre categorie di soggetti;

che sono stati lanciati appelli di netta contrarietà al decreto sulla “sicurezza delle città”, promossi da numerose associazioni che si occupano di temi sociali e diritti umani, tra cui:
Presidenza onoraria Gruppo Abele, Comunità San Benedetto al Porto, Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids), Forum Droghe, Antigone onlus, Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), La Società della Ragione onlus, Legacoop sociali, Itardd (Rete Italiana Riduzione del Danno), L’Isola di Arran, A Buon Diritto, ACLI, ANOLF, Antigone, ARCI, ASGI, CGIL, Centro Astalli, CILD, CISL, Comunità Nuova, Comunità Progetto Sud, Comunità di S.Egidio, CNCA, Focus – Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Legambiente, Lunaria, Oxfam Italia, SEI UGL, Senzaconfine, UIL;

che lo Statuto del nostro Comune annovera tra i valori della nostra comunità cittadina quelli della libertà, della giustizia, della solidarietà, delle pari opportunità;

Rilevato

che il decreto 14 “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città” appare in buona parte ricalcare nella sua logica securitaria il cd “pacchetto sicurezza” dell’allora ministro Maroni (in particolare il decreto n° 92 del maggio 2008 e conseguenti modifiche al TUEL) nel dare poteri sanzionatori di vario genere ai sindaci contro categorie che, in quanto fragili e socialmente marginali, sono ritenute causa di danno “al decoro”, alla “quiete pubblica” e alla “moralità” (come esplicitamente indicato nel decreto attuale);

che, parimenti al decreto Maroni, questo provvedimento presenta gravi profili di incostituzionalità, perché: conferisce a soggetti non detentori di potestà giurisdizionale – ma solo amministrativa – il potere di limitare la circolazione delle persone (con il cd Daspo urbano); prevede l’applicazione, da parte di amministratori locali, di sanzioni per soggetti che abbiano subito condanne non passate in giudicato; prevede provvedimenti indirizzati a specifiche categorie di persone, con evidente intento discriminatorio e la conseguente violazione del principio dell’ uguaglianza dei cittadini,

che il decreto n° 13 “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti di protezione internazionale, nonché per il contrasto all’immigrazione illegale” del 17 febbraio 2017 si inserisce in un contesto di accordi – tesi al rimpatrio dei migranti – realizzati e auspicati dall’attuale esecutivo – con stati dittatoriali e/o comunque dove non sono minimamente tutelati i diritti minimi delle persone ivi provenienti o transitanti – come la Libia (rispetto all’accordo con la quale l’Italia ha già ricevuto una condanna dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo nel 2012), e il Sud Sudan;

che l’obiettivo dei rimpatri è perseguito con la previsione di realizzare nuovi e numerosi Centri di espulsione – in cui, come numerosi studi ed analisi dimostrano, si esercita una funzione meramente detentiva e vengono violati diritti umani fondamentali;

che il Decreto riduce le garanzie in sede giurisdizionale per i richiedenti protezione internazionale con la cancellazione dell’appello e della comparizione personale del richiedente;

Valutato quindi

che entrambi i provvedimenti si inseriscano nel medesimo filone che tende alla criminalizzazione e allontanamento del “diverso” – a livello nazionale (per i migranti) e locali (per le previste categorie colpite), mediante un corpus giuridico teso alla costruzione di “muri” nel Paese e nelle comunità locali;

che, visti i profili di incostituzionalità, gli stessi Comuni che dovessero applicare in particolar modo il decreto n° 14 “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città” potrebbero veder configurare poi rivalse nelle sedi opportune – con potenziali danni erariali nonché di immagine –

Chiede
al Governo e al Parlamento

di ritirare i due decreti e di rafforzare la collaborazione con i Comuni per l’incremento dell’accoglienza diffusa, l’aumento dei fondi per le politiche sociali – a partire dal Fondo Sociale Nazionale – e d‘inclusione e di riduzione della marginalità sociale;

al Sindaco e alla Sua Giunta

di non ricorrere agli strumenti previsti dai suddetti decreti e a sollevare nelle sedi opportune quesito di legittimità costituzionale dei medesimi decreti;

di agire in tutte le sedi possibili e deputate per opporsi all’applicazione – anche parziale – dei provvedimenti previsti nei decreti suddetti qualora istituzioni della Repubblica sovra ordinate al Comune ne imponessero l’applicazione.

ordine del giorno

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