Mistretta: due imprenditori edili accusati di gestione illecita di rifuti

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I Carabinieri della Compagnia di Mistretta, nell’ambito di una serie di controlli volti al contrasto dei reati in materia di inquinamento ambientale, fenomeno particolarmente diffuso in quel territorio, in particolare negli ultimi tempi, hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti (ME), due imprenditori edili mistrettesi, un 38enne ed un 53enne, ritenuti responsabili di gestione illecita di rifiuti poiché non in possesso dei previsti formulari di identificazione e trasporto, nonché per aver realizzato delle discariche abusive, contenenti oltre che laterizi, anche rifiuti speciali pericolosi come eternit.

Uno dei due è stato anche denunciato per invasione di terreni o edifici pubblici, per aver chiuso abusivamente, mediante recinzione e cancello, un terreno di circa 300mq di proprietà del Comune di Mistretta senza alcun titolo ed avervi creato al proprio interno una discarica di materiali inerti provenienti da demolizioni edili, un deposito di coperture e serbatoi in eternit, nonché alcuni rottami di auto e moto.

Il secondo per aver demolito diversi loculi presso il cimitero di Mistretta ed aver abbandonato gli inerti prodotti in un terreno comunale adiacente il cimitero stesso, creando una discarica a cielo aperto di sfabbricidi.

Infine è stato denunciato per discarica abusiva anche un imprenditore agricolo 46enne di Reitano per aver realizzato, al di sotto di una scarpata adiacente la propria abitazione rurale, una discarica di rifiuti domestici, contenente anche rifiuti speciali, per un’estensione di circa 100mq, dove lo stesso ha dichiarato di accumulare i propri rifiuti da 30anni a questa parte perché nelle vicinanze non vi erano cassonetti pubblici.

Le tre discariche, di un’estensione di circa 500mq, sono state opportunamente sottoposte a sequestro giudiziale, in attesa che i responsabili adempiano alla prescrizione di bonificare i siti inquinati. Questi ultimi dovranno inoltre corrispondere alle casse dello Stato pesanti sanzioni amministrative che vanno dai 3000 ai 30.000 euro.

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