Il D.E.F., che penalizza la Sicilia e Messina

ALLA EX CHIESA SANTA MARIA ALEMANNA, NE HANNO PARLATO: "CAPITALEMESSINA E RETE CIVICA PER LE INFRASTRUTTURE"

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Questa mattina, nella ex Chiesa Santa Maria Alemanna, “CapitaleMessina” e “Rete Civica per le Infrastrutture”, hanno organizzato un convegno, a seguito dell’avvenuta approvazione da parte dell’esecutivo nazionale, del D.E.F., per fare il punto su tutto.

I due movimenti, in un documento, scrivono: Sala gremita quella della ex Chiesa S.Maria Alemanna, stamane, in occasione della manifestazione organizzata da CapitaleMessina e dalla Rete Civica per le Infrastrutture per chiedere al Governo di modificare le scelte contenute nell’allegato del Documento Economico Finanziario, che penalizzano la nostra isola in generale e la nostra città in particolare.

Pubblichiamo il Manifesto condiviso dalle organizzazioni presenti, che sarà consegnato a S.E. il Prefetto per trasmetterlo al Governo.

MANIFESTO “29 APRILE”

Malgrado ogni anno alla fine di luglio, da decenni, lo Svimez pubblichi i bollettini che certificano la cronica crisi economica del Mezzogiorno, nulla mai cambia per le regioni dell’estremo Sud d’Italia.

Sicilia e Calabria su 263 regioni, sono collocate al 263° e 260° posto tra quelle con più inoccupati dell’intera Europa.

E per l’ufficio studi dell’Unione Europea, sempre su 263 regioni per grado di competitività, nel 2016 la Sicilia era posizionata al 237º posto, la Calabria al 235º, la Basilicata al 233°.

Ma se le regioni a sud dell’asse Napoli – Bari, dove vivono più di 9 milioni di persone, continuano ad essere penalizzate, lo sono soprattutto in quanto prive delle necessarie infrastrutture strategiche utili al loro rilancio economico.

In economia, come è noto, le infrastrutture logistiche (ferrovie, ponti, porti, strade, autostrade, aeroporti) costituiscono la precondizione dello sviluppo, per cui privarne un territorio significa condannarlo alla inesorabile condizione di arretratezza economica e sociale.

Mentre al Centro Nord si costruiscono le grandi piattaforme portuali, aeroportuali, stradali e ferroviarie, le gallerie, i trafori, i valichi, i passanti e si viaggia su Frecciarossa 1000, Calabria, Sicilia e Basilicata, rimangono prive dei binari dell’alta velocità e talvolta dei semplici raddoppi ferroviari. Intere parti del paese, abitate da milioni di abitanti, si muovono ancora su linee costruite alla fine dell’800.

E l’attraversamento dello Stretto di Messina avviene oggi come nel 1890, con il Ferry-boat, il ché comporta, oltre alla rottura del carico, un costo in tempi di 45 minuti per il gommato leggero, di oltre un’ora e mezzo per i veicoli commerciali e più di due ore per i convogli ferroviari, con conseguenti spaventose diseconomie in termini di competitività, e di inquinamento.

È evidente per chiunque che la crisi di queste regioni è, quindi, soprattutto infrastrutturale: senza coesione logistica con il resto del continente nessuno investe in Sicilia, Calabria e Basilicata determinando per conseguenza la crisi di tutte le altre regioni meridionali condannate a restare periferia dell’intera Europa.

Ma nonostante tutto quanto detto, gli impegni del Governo nei confronti delle regioni meridionali, ed in particolare di taluni territori come l’Area dello Stretto, restano privi di azioni concrete.

Se da una parte l’allegato al DEF contiene nelle premesse il compito di “garantire continuità rispetto agli impegni assunti in passato…”, o a pagina 12 l’obiettivo di “garantire livelli minimi di accessibilità anche alle aree più periferiche e meno servite …”, e addirittura il Sistema Mare viene considerato “strumento attivo di politica economico commerciale euro-mediterranea e fattore di sviluppo e coesione del Mezzogiorno”, dall’altra il Piano Strategico della Portualità e della Logistica del 2015, che necessita di una riscrittura, ha relegato tutti i porti del Sud da Napoli e Bari sino alla Sicilia al solo ruolo di transhipment privo di connessioni ferroviarie, condannando il sistema portuale dell’estremo sud all’isolamento dal territorio di riferimento.

Ed inequivocabili sono le scelte contenute nel recente Documento Economico Finanziario del Governo: la stragrande maggioranza delle infrastrutture strategiche sono concentrate a nord dell’asse Napoli – Bari. Infatti per l’alta velocità sotto Salerno si è ancora allo studio di fattibilità, ed i progetti esistenti prevedono solo la velocizzazione di alcune tratte.

E non sono previste le gallerie risagomate senza le quali i treni merci non potranno mai arrivare al porto di Gioia Tauro, condannandolo al declino. Poi in Sicilia è stato appaltato o esistono studi di fattibilità solo per il doppio binario e senza le gallerie, le pendenze e la linearità necessarie per l’alta velocità.

Inoltre le risorse economiche stanziate sono sufficienti a coprire meno del 20 per cento del totale dei progetti.

In sintesi ciò che sul documento del Governo è scritto a chiare lettere è che: il sistema dei trasporti ferroviari ad alta velocità taglia fuori dalla modernità e dallo sviluppo tutta l’Italia meridionale a sud di Napoli. l’Italia non finisce a Bari. 

E noi non lo accettiamo: è giunto il momento di pretendere a voce alta le stesse condizioni infrastrutturali presenti nel resto d’Italia.

Per cui chiediamo al Governo, attraverso il presente documento sottoscritto dalle principali organizzazioni sociali, sindacali, produttive e professionali della nostra città, di rivedere le scelte progettuali contenute nell’allegato infrastrutture del D.E.F. ai fini degli artt. 200 e ss. del Codice degli appalti ed ossia nello specifico:
Che, coerentemente con quanto promesso a più riprese dal Governo, si destinino le risorse necessarie al completamento del corridoio logistico europeo Berlino-Palermo, ora Helsinki-La Valletta, inserendo nei programmi di finanziamento delle infrastrutture prioritarie del D.E.F. tutte le opere necessarie alla sua compiuta realizzazione: dalla linea ferrata ad alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria, segmento anch’essa del corridoio Berlino-Palermo, senza la quale, tra l’altro, anche il porto di Gioia Tauro è condannato ad un inesorabile declino; alla realizzazione della rete ferroviaria ad alta velocità in Sicilia, in prosecuzione e completamento della dorsale tirrenica nazionale; ed infine alla implementazione della struttura di attraversamento stabile dello Stretto, giunta allo stato di progetto definitivo, indispensabile per la mobilità ferroviaria ad alta velocità/alta capacità tra la Sicilia ed il resto d’Europa.

Quanto appena richiesto lo riteniamo il presupposto necessario, e non negoziabile, per garantire ai cittadini siciliani gli stessi principi di uguaglianza e di mobilità sostenibile, moderna ed efficiente che hanno gli altri cittadini italiani.

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