L’analisi di Fabio Mazzeo, sul Messina e sulla città

LA POLITICA ACCORINTIANA, SI E' DIVERTITA COL CULO DEI CITTADINI

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Fabio Mazzeo, sportivo e giornalista messinese, in una nota scrive: ” Il Messina è salvo. La città no”.

Per poi, continuare: “la squadra di calcio, massacrata da una situazione societaria indecente, fatta di debiti contratti da avventurieri, è riemersa ritrovando guida energica, unità d’intenti, spirito di sacrificio. La città, quella dei palazzi della politica, degli uffici, dei negozi, continua invece ogni giorno di più a precipitare verso l’abisso”.

Inizio a temere che in questa divaricazione tra la squadra di calcio che sul campo riemerge e la città che si inabissa ci sia un dato da guardare in faccia come la più sgradevole delle verità, registrandola senza infingimenti e ipocrisie: “mentre la città sprofonda per mano tutta messinese, la squadra è riemersa guidata da un allenatore-capitano livornese e, da due mesi, da un presidente di Troina”.

Ieri, a fine partita, Lucarelli ha detto senza giri di parole e metafore incomprensibili: “C’è chi si è divertito a giocare col culo dei tifosi e dei professionisti che lavorano per questa società, e quindi tocca a noi sul campo continuare a lottare”.

“Il riferimento è ai cialtroni che detenevano il pacchetto societario del Messina quando venne trasmessa una fidejussione senza fondi disponibili, episodio che Lucarelli racconta come testimone oculare dei fatti perché presente in sede. Quella operazione della fideiussione era lo specchio della società, incapace di versare 6 mila euro a garanzia del campionato mentre continuavano a indebitare la società per centinaia di migliaia di euro con nuovi impegni contrattuali. La grande sofferenza societaria era cominciata otto mesi prima e da tanto era in allestimento una compagine alternativa, pronta a rilevare il Messina per salvarlo dal fallimento”.

“Molti discorsi, tante belle parole e progetti per uno scintillante futuro mentre il capitano Stracuzzi e i suoi soci stampavano contratti ad allenatori e calciatori superando quota 50, trasmettevano fidejussioni che oggi sono sotto processo, ingaggiavano avvocati che oggi presentano parcelle da centinaia di migliaia di euro per essersi presentati a difendere nei tribunali una società indifendibile. Dalle chiacchiere di sette – otto mesi, a pochi giorni dal fallimento, ha messo la testa fuori per salvare il Messina e dare risposte a un allenatore livornese che con i suoi calciatori manifestava per le strade della città perché senza stipendi e senza acqua calda nelle docce, un imprenditore di Troina, che superati i 60anni dovrebbe in teoria tenere più al suo patrimonio e al suo nome piuttosto che subordinarli a un rigore concesso o meno, a un palo che respinge un tiro”.

“È andata come tutti sanno, è arrivato Proto, i calciatori hanno riottenuto acqua calda e stipendi, il minimo sindacale per potere lavorare. E Lucarelli ha potuto dimostrare, dopo avere vinto la classifica dei cannonieri in serie A, di avere oltre ai piedi anche la testa buona, di essere condottiero fuori dal campo dopo esserlo stato nel rettangolo di gioco. Tutto questo è accaduto mentre 2000 tifosi alternavano battimano e mugugni; e nell’indifferenza della maggioranza.

Con le debite proporzioni, a Messina accade questo in tutti i settori, da anni: “i messinesi parlano, soprattutto male di chi fa; i messinesi progettano, mentre il mondo va avanti; i messinesi, seduti sulla poltrona, si indignano, per quello che gli altri fanno male. La maggioranza dei messinesi, indifferente, se ne fotte. Oggi mentre scrivo è primo maggio, la festa del lavoro, Dio non voglia che a Messina la festa di fave e pepato venga turbata da cattivi pensieri, però in qualche modo la società sportiva dopo la vittoria sul Cosenza deve programmare il suo futuro, la città dovrebbe darsene uno magari prendendo spunto da una squadra che ha lottato e ha ottenuto un risultato due mesi fa impensabile perché lo sciopero dei calciatori era ormai alle porte e da li in poi nulla sarebbe stato possibile”.

Mi prendo il lusso di trasmettere a Franco Proto, amico di antica data, e a Cristiano Lucarelli, che non ho mai conosciuto ma che a pelle sento vicino alla mia indole, l’amico che mi piacerebbe avere perché coraggioso senza sbruffonerie, sincero, un messaggio: “pretendete, nei rispettivi ruoli, chiarezza sul futuro, o andatevene da Messina. Lucarelli, allenatore e capitano eccezionale, deve pretendere una società forte perché ha talento e un’altra grande carriera davanti. Proto deve chiedere la conferma con atti concreti di quelle parole volate sette mesi fa, verificare il sostegno da chi a Messina può dare un contributo, e chiedere che l’Amministrazione comunale faccia la sua parte per riaprile il Celeste e consegnare alla Società un impianto adeguato per sviluppare calcio, per la prima squadra e per il settore giovanile”.

“Se non vi consentono di potere lavorare, tra una settimana andate via. Questo il mio consiglio. Se mettete gli occhi fuori dal campo vi accorgerete di una città che è ormai prigioniera di una pericolosissima indole, in cui nessuno rischia più, in cui si preferisce il fallimento altrui per poi poterne parlare. La città degli anni di Accorinti è totalmente impazzita, da due giorni per interloquire col governo nazionale si riuniscono alcuni privati perché il sindaco è un personaggio folcloristico che pensa il bilancio comunale si approvi con un selfie e una didascalia di cazzate. E per difendere le ragioni di una comunità pensa sia necessario andare ospite in Tv invece che salire le scale di Palazzo Chigi”.

“Volendo usare la metafora di Lucarelli potremmo dire che la politica accorintiana, con le sue storie di piedi scalzi e magliette free tibet, si è divertita col culo dei cittadini, che ora devono fare da soli. Quei cittadini riuniti per pretendere futuro meritano grande rispetto, così come quei 2000 tifosi sempre presenti. Visti da lontano e col rammarico di chi è costretto dal lavoro a vivere ormai fuori dalla città, è da questi che è possibile ripartire. Per esempio, nel Messina, ripartirei da Lello Manfredi, Fabio Formisano, Vittorio Fiumanò e tutti coloro che sono rimasti per dare una mano e ottenere sul campo una salvezza solo a febbraio scorso impensabile”.

“O da Massimo Rizzo, che da due mesi e’ passato dalla curva sud, dove ha assistito alle partire per quasi 40 anni, alle carte confuse del Messina e combatte come un leone in ogni sede per difendere l’onore e i conti dell’Acr. E lo fa solo per amore della maglia e della città.

Ma Lucarelli e Proto, conclude Mazzeo, non sono messinesi e allora consegno loro questo suggerimento da chi è messinese, conosce fatti e persone e vuole essere onesto con voi perché grato per quanto avete fatto: “fatevi consegnare entro pochi giorni le garanzie per un progetto che coinvolga tutte le parti sane della città. Altrimenti andate via, senza rimpianti, almeno voi con la coscienza di avere fatto tutto quello che potevate”.

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