12 maggio 1975-12 maggio 2017: ricorre oggi, la scomparsa della piccola Ottavia De Luise

FINI NEL NULLA A MONTEMURRO, IN BASILICATA

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Grazie a Leonardo Frosini (giovane studente toscano con la passione per i fatti di cronaca più importanti), oggi ricordiamo un avvenimento di diversi anni fa, ovvero: “il 12 maggio 1975, a Montemurro, in Basilicata, scomparve una bambina, Ottavia De Luise, di appena 12 anni. Era la più piccola di otto fratelli e da qui deriva il nome di Ottavia. Il pomeriggio del 12 maggio 1975 Ottavia stava giocando con la cugina, a pochi metri da casa. Giunta l’ora di rincasare, la cugina raccontò di averla vista incamminarsi verso casa. Solo pochi metri, ma proprio in questo breve tragitto si persero le tracce”.

“Dopo qualche ora, verso le 17, non vedendo la figlia, la madre chiese al fratello della piccola di andare a cercarla nella piazza del paese. Quando il ragazzo tornò senza alcuna notizia della sorellina, la famiglia si mise in allerta. All’epoca, nel piccolo borgo di appena 1500 persone, c’era solo un carabiniere”.

Dopo venti giorni arrivarono dei poliziotti con dei cani per agevolare le indagini: “purtroppo non emerse nulla”.

Nel corso degli anni alla famiglia arrivarono due lettere anonime: “la prima fu consegnata ai carabinieri e vennero interrogate alcune persone. La seconda giunse ad uno dei fratelli della ragazzina e il contenuto era chiaro. Ottavia De Luise fu violentata e uccisa”.

“Nel corso degli anni nessuno fu indagato, nessun magistrato si occupò mai di questa scomparsa, fino all’archiviazione. Un rapporto giudiziario del 27 maggio 1975 affermò che la bambina veniva adescata da alcuni anziani del paese, in particolare da un uomo definito -il viggianese- (Giuseppe Alberti), perché originario di Viggiano (Potenza). Quando la madre ne venne a conoscenza andò a cercare i responsabili e disse loro di stare lontani dalla bimba. Dopo la scomparsa i genitori denunciarono Alberti, ma il processo non si fece, perché senza la querela di parte, il magistrato non poteva procedere. Infatti, all’epoca, la violenza sessuale era ancora un reato contro la morale e non contro la persona, quindi non si procedeva d’ufficio”.

“Le tracce di Ottavia De Luise si persero a poche centinaia di metri da Montemurro. Fu una donna a vederla per l’ultima volta, e le chiese dove stesse andando. Ottavia le rispose che era diretta alla masseria di Andrea Rotundo. Il proprietario della masseria non fu mai interrogato. Nel 2010 il caso fu riaperto e i vigili del fuoco, in collaborazione con gli agenti della polizia scientifica, nella sera del 3 maggio, trovarono dei -reperti- all’interno di un pozzo-cisterna a Montemurro. Esso si trovava all’esterno di una masseria ed era stato svuotato. Luciano De Luise, uno dei fratelli di Ottavia, pochi giorni dopo il ritrovamento e l’inizio delle analisi, in diretta a -Chi l’ha visto?- espresse la speranza che la sorella fosse -ancora viva- e si appellò anche alla cugina, che aveva visto Ottavia il giorno della scomparsa, affinché raccontasse tutto quello che poteva sapere”.

“L’unico iscritto nel registro degli indagati fu Andrea Rotundo, proprietario della masseria, oggi ultraottantenne. Nel giugno 2010, il giudice per le indagini preliminari di Potenza, Gerlandina Romaniello, revocò la sentenza di non luogo a procedere per difetto di querela emessa nel 1976 a carico di Giuseppe Alberti, sospettato della scomparsa di Ottavia, e dispose la riapertura delle indagini a carico dell’uomo. Attualmente le indagini sono in corso e il caso resta aperto e insoluto”.

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