Su: “Il Biancoscudato”

NON SI VIVE DI SOLO CAFFE'

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Reno De Benedetto (giornalista), in suo articolo su “Il Biancoscudato”, scrive: “come è facile fare dell’allarmismo in una città come Messina in cui siamo tutti bravissimi a parlare, criticare, riempire i social con frasi ad effetto e che però, nel momento in cui si è chiamati a FARE qualcosa, anche una minima cosa, il coro dei -presente- praticamente è un silenzio assordante quanto emblematico del modo di essere di noi messinesi”.

C’è poco da fare: “chi ci definì -BUDDACI- ha fotografato una situazione incontrovertibile e non confutabile. Noi siamo abilissimi nello scovare ogni possibile falla in qualsivoglia progetto e nello stesso tempo, però, non amiamo cambiare lo status quo. In pratica speriamo sempre che ci sia qualcun altro a toglierci le castagne dal fuoco”.

E rimaniamo lì ad aspettare ed a blaterare, a parlarci addosso, ad ingrossare le polemiche ma lasciandole tali: “un fiume di parole inutili e qualche volta anche dannose”.

“Un anno fa, di questi tempi, una cordata di imprenditori faceva a Stracuzzi e soci una proposta per allargare la compagine societaria dell’A.C.R. Messina. Tra questi c’era l’attuale proprietario, Franco Proto, e, a capeggiar la lista, tale Francesco Barbera noto in città per essere socio della nota omonima azienda di importazione e torrefazione di caffè di Messina. Tale intervento, peraltro, sarebbe stato fatto a TITOLO PERSONALE, non coinvolgendo l’azienda di famiglia. Cosa confermata a chi scrive, anzi chiarita con lettere scritte a caratteri cubitali, dal fratello Antonio che ebbe a precisarmi che mai e poi mai l’azienda Caffè Barbera sarebbe entrata direttamente a far parte del sodalizio calcistico peloritano”.

“Tutti sapete come si andò evolvendo la vicenda fino a questi giorni in cui il nome dell’industriale del caffè (Francesco, ovviamente n.d.r.) era tornato in auge quale possibile finanziatore dell’impresa tentata da Franco Proto. Lo stesso Francesco, dopo essere stato quasi pregato dalla tifoseria tutta a riformare quel gruppo che voleva rilevare l’A.C.R. un anno fa, aveva dato la sensazione che tale liason si poteva fare. Ma adesso ha cambiato idea a causa dei nuovi debiti che quotidianamente accerchiano la società peloritana. Padronissimo di farlo”.

“Ma chi fa impresa non può fermarsi a piangere perché un possibile finanziatore si è tirato indietro. Perché, se è vero che ogni apporto finanziario è benvenuto, è anche vero che Messina non esprime a livello imprenditoriale solo Barbera. Insomma, non si vive di solo caffè! Per quanto riguarda poi i cosiddetti nuovi debiti, va precisato che stiamo parlando di un’autentica opera di sciacallaggio da parte di soggetti (definirli persone mi fa venire l’urticaria) che non appena avvenuto il cambio di proprietà hanno subito approfittato per monetizzare (o almeno per cercare di farlo) la loro precedente vicinanza con la società”.

“Spuntano direttori generali a gogo’, c’è persino chi professava amore eterno per la biancoscudata e che si vantava di offrire le proprie (qualcuno dice scadenti) prestazioni gratuitamente e che ora si è risvegliato riscoprendosi professionista di livello internazionale chiedendo emolumenti superiori ai 150 mila euro..! Ci sono soggetti (come sopra n.d.r.) che millantano di aver avuto un ruolo nell’A.C.R. di Stracuzzi e compagni e che ora pretendono denari. Insomma una pletora di avvoltoi pronti ad infierire su una preda apparentemente morente”.

Perché il Messina adesso ha una società strutturata ed ogni pretesa andrà validata da atti ufficiali (leggi contratti) e da un parametro fondamentale: “la congruità delle richieste. Sarà quindi, molto probabilmente un Tribunale a decidere se queste richieste siano opportune e congrue. Il che significa che, nella migliore delle ipotesi, i tempi si allungheranno e che, di questo vi è quasi certezza, il diavolo è decisamente meno brutto di quanto appaia adesso. Tornando a bomba, il fatto che Francesco Barbera abbia deciso di fare marcia indietro, non significa affatto che Franco Proto resterà da solo a portare sulle spalle il pesante fardello A.C.R.!”.

“Grazie a Dio, anche dalla provincia si sta risvegliando un interesse imprenditoriale verso il sodalizio calcistico del capoluogo. I progetti a breve, medio e lungo termine già esposti da Manfredi e compagni (-Celeste- su tutti) stanno creando un alone di consenso intorno al Messina. Con pazienza e tanto cervello, questa società riuscirà ad attrarre nuovi capitali e nuove managerialità. Alla fine è solo questione di tempo. Ma il tempo, alla fine, giocherà per le finalità dell’A.C.R.!”.

E chi pensa che a rimetterci possa essere il lato sportivo, da quelle che sono le sensazioni ma soprattutto per il valore intrinseco delle persone a tale scopo dedicate (Pitino in testa), si sbaglia di grosso: “non serve spendere tanti soldi per fare una squadra competitiva e divertente (Argurio ci riuscì in soli sette giorni, ricordate?). Servono conoscenze giuste e competenza calcistica. Lucarelli resterà? Lui dice di si. L’asticella si deve alzare? È vero ed è nell’ordine naturale delle cose. Ma non credo che Proto possa mai aver pensato di fare una squadra che lotti per salvarsi”.

“Per concludere queste mie riflessioni, desidero dire che il bicchiere, o, se preferite, la… tazzina non è mezza vuota. Ma ci sono tutti i presupposti, non a parole ma per fatti, atti e comportamenti, per far risorgere prima la società e, conseguentemente, la squadra sportiva. Chi ha pensato al fallimento, o peggio se lo augura, ho la sensazione che resterà deluso. Infine, sono convinto che chi oggi ha deciso di fare un passo indietro (forse per paura?) tra qualche mese se ne pentirà. È allora che Proto dovrà mettere in moto la memoria. A buon intenditor…”.

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