La storia di Valeria

UNA DONNA, BASTONATA: "DALLA VITA, DALL'ITALIA (UN PAESE MATRIGNO), DALLA GIUSTIZIA CHE ESISTE QUI DA NOI E DAI SERVIZI SOCIALI E GIUDICI MINORILI E NON

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Su “Alcuno tocchi Abele”, viene descritta una pagina di vita importante, quella di Valeria, ne parlano così: “nell’immaginario collettivo il carcere è pensato come un mondo distante da tutto ciò che si incontra nel normale vivere quotidiano extra-murario e le persone che lo occupano come delinquenti reclusi nell’ambiente che meritano a scontare una pena di cui sono causa ed effetto”.

“Ma questa concezione, ben lontana dalla realtà carceraria, non considera che, non essendo nati reclusi, gli uomini e le donne che popolano il pianeta carcere hanno maturato la loro esperienza e costruito la loro storia (sbagli compresi) nella società che si trova fuori dalla cella o dagli angusti corridoi di una prigione, in quella società che in molti casi è stata artefice degli errori commessi e che chiede giornalmente pegno con leggi assurde e regolamenti improponibili”.

“La storia di Valeria è quella di una giovane donna detenuta, ma anche se non ci fosse stato il carcere durante il suo cammino, probabilmente per lei e per i suoi bambini ben poco sarebbe cambiato. Valeria è una ragazza brasiliana di circa 35 anni scappata giovanissima, come tante, dalla miseria del suo Paese alla ricerca di una vita più serena. Sappiamo bene che l’Italia è un posto complicato da vivere anche per gli italiani, figuriamoci per una ragazza immigrata con problemi legati alla lingua e con tutte quelle fragilità insite nel vissuto ai margini e che da sola, senza aiuto alcuno, deve districarsi in una società a lei sconosciuta. E’ facile in una situazione del genere essere preda di sciacalli di ogni tipo”.

“Valeria non trova lavoro ed è costretta a vivere per strada chiedendo l’elemosina e commettendo piccoli furti di cibo per poter mangiare. Dopo un anno dal suo arrivo resta incinta e viene accolta in una casa famiglia in cui resterà fino al primo anno di età del suo bambino. Ma in Italia l’assistenza ha grosse lacune e Valeria viene -invitata- a lasciare quella casa perchè -non in regola con i requisiti richiesti-. Così si trova nuovamente sulla strada e questa volta oltre che di se stessa deve preoccuparsi anche del suo piccolo. Verrà arrestata dopo poco per furto di generi alimentari in un supermercato e condotta in carcere con il bambino e lì resterà alcuni mesi”.

“Nuovamente sulla strada, ma nei mesi successivi al suo rilascio fa un incontro che sembra destinato a cambiare la sua vita. Si lega sentimentalmente ad un ragazzo italiano che la porta a vivere con se ed accetta il suo bambino. Valeria resta nuovamente incinta e partorisce una splendida bambina, ma a quel punto le cose precipitano; il suo compagno ed i genitori la buttano fuori di casa e chiedono l’affidamento esclusivo di entrambi i bambini poiché la reputano una pessima madre per i suoi trascorsi e per il suo strano modo di fare. Naturalmente la loro richiesta viene accolta e Valeria non solo viene allontanata ma non le è permesso di vedere i bambini se non con la presenza dell’assistente sociale per un’ora al mese”.

“Valeria torna sulla strada, sola, distrutta dal dolore, provata da tutta questa cattiveria. Vive di espedienti, sporadicamente fa uso di sostanze… era scappata da una vita ai margini e si ritrova ancora più esclusa. Viene più volte denunciata o per piccoli furti o per litigi… cose futili. Tre anni fa resta nuovamente incinta, senza sapere con precisione chi sia il padre. Lei non prende in considerazione la possibilità di abortire; le mancano così tanto quei figli che le hanno tolto e che riesce a vedere troppo poco che poter avere un altro bambino da amare e da cui essere amata le sembra una cosa bellissima. Subito dopo il parto la bambina viene però presa in affidamento dai servizi sociali e Valeria accompagnata in carcere in attesa dei processi a cui dovrà essere sottoposta per le denunce ricevute”.

“Sempre più sconvolta ma decisa a restare nella vita dei suoi figli inizia a scrivere quasi quotidianamente ai due più grandi per far loro sentire la presenza e l’affetto materno insistendo con i servizi sociali per incrementare le visite e nel contempo, per tenersi l’ultima nata, inizia ad interpellare avvocati, associazioni, assistenti sociali e tutti coloro che potevano esserle di aiuto per ottenere il trasferimento in un carcere dotato di una sezione per le detenute madri in modo da avere con se’ la bambina. Passano i mesi ma non ottiene risposta finché una mattina è chiamata in matricola e le crolla il mondo addosso… avevano fissato l’udienza per deliberare l’adottabilità della piccola”.

“A nulla sono serviti i ricorsi, a nulla sono serviti i suoi pianti e le sue proteste… la bimba è stata giudicata adottabile e dopo pochi mesi Valeria è stata condannata a tre anni di carcere per i reati commessi; dopodiché verrà rimpatriata. Questo è ciò che più di ogni altra cosa la spaventava, dover tornare in Brasile e perdere ogni contatto con i suoi figli ed invece la vita ha voluto darle anche quest’ultima bastonata”.

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