Tempio Pausania: Strappato ai suoi affetti, per una fantasiosa perizia psichiatrica

ALLONTANATO DRAMMATICAMENTE, DALLE MANI DEL PADRE

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Allontanato drammaticamente dalle mani del padre (come si vede in un video) manifesta un forte disagio, ma il giudice non lo riporta a casa per via di una perizia opinabile e controversa. CCDU: perizia priva di elementi probatori oggettivi e verificabili

Il Tribunale di Tempio Pausania, riunito in composizione collegiale nelle persone dei magistrati, dott. Gemma Cucca (presidente), dott. Paola Ferrari Bravo (giudice) e dott. Marina Rossi (giudice), ha rigettato la richiesta di un padre di riportare suo figlio a casa, nonostante il trauma e i disagi causati dalla lontananza dalla famiglia.

Secondo i giudici, il ragazzo: “dopo un primo momento di timidezza e disorientamento si è gradualmente adattato alla nuova situazione, riuscendo a socializzare e a rapportarsi in modo adeguato sia con gli operatori sia con gli altri minori ospiti”.

Ma le cose non stanno realmente così! Un video mostra che il bambino è stato portato via in modo drammatico. La dottoressa che ha scritto la relazione sull’allontanamento ha persino chiesto l’identificazione dei presenti, la segnalazione al Garante per la Privacy e dell’Infanzia e il sequestro delle immagini al fine di tutelare gli operatori coinvolti dall’apparire in un video decontestualizzato.

La sua relazione riferisce di un allontanamento molto traumatico: “Elia (nome di fantasia) era agitatissimo e appariva già informato del fatto che lo avremmo portato via; è corso nell’altra stanza e urlava… il bambino si aggrappava alla sua nonna..! Essendo il bambino molto agitato si cercava di aspettare che si tranquillizzasse e di fare sì che capisse che non eravamo lì per fargli del male”.

Elia ad un certo punto ha detto: “Papà scusami ti chiedo perdono, … non ti lascio… io voglio stare con te! Il bambino rispondeva urlando attaccato al collo del padre… era troppo agitato per prenderlo e portarlo via. Il bambino cercava di non guardarci mentre l’operatore lo prendeva in braccio per portarlo fuori… il bambino riagganciava il collo del padre. In un secondo momento il bambino è stato preso dall’operatore e trattenuto dal riattaccarsi al collo del padre.”

E dopo questo trauma il bambino sta male e, come evidenziato nelle relazioni della Casa Famiglia, depositate presso il Tribunale, sente profondamente la mancanza del padre, soffre di disturbi notturni e ha degli incubi; addirittura crede di essere stato allontanato dal padre per aver fatto qualcosa di male. Si è persino deciso di ridurre le telefonate con il padre poiché “si è riscontrata una significativa esposizione emotiva a carico del minore con atteggiamenti di melanconia e sensi di colpa di Elia successivi alle comunicazioni con il padre.”

“Da quando è stato allontanato mi è stato permesso di sentirlo al telefono cinque minuti al giorno. Poi le telefonate sono state decurtate a tre la settimana. Il bambino chiede aiuto, sta male, vuole tornare a casa, è sofferente e questa sofferenza viene anche descritta dalle persone della comunità. È molto attaccato a me e ne soffre la mancanza, oltre ovviamente all’insolita inverosimile situazione nella quale si è ritrovato senza alcuna colpa”.

“A oggi, ho visto mio figlio per quattro ore in tre mesi! Domani avrei avuto un altro incontro ma vengo informato che il bambino ha avuto la febbre, per cui mi faranno sapere quando sarà il prossimo.”

Il padre ha pertanto deciso di rivolgersi al Tribunale per i Minorenni di Cagliari per segnalare l’enorme disagio e pregiudizio che sta venendo causato al minore.

La vicenda nasce da una separazione conflittuale. Il giudice si rivolge a un perito che scrive di aver: “potuto rilevare contaminazione e condizionamento del pensiero del piccolo da alienazione genitoriale con sentimenti di rifiuto, rabbia, aggressività verso la figura materna e l’ambiente di vita pregresso che il minore esprime come “pensatore indipendente”.

Il Tribunale basandosi sulla sola CTU e senza alcuna istruttoria decide per l’allontanamento; in contrasto con la sentenza della Cassazione n. 6919 dell’8 aprile 2016, che ha enunciato il seguente principio di diritto: “In tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia…”.

Sulla base di questa valutazione, e per una presunta pericolosità del padre che, come sostenuto sempre dallo stesso consulente, ha protestato davanti al Tribunale, il bambino viene allontanato dai suoi cari.

Secondo Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del CCDU Onlus: “Siamo di fronte all’ennesimo caso in cui un tribunale decide sulla base di quanto sostenuto dal consulente senza alcuna reale istruttoria. Le vittime di questo appiattimento sulle perizie psichiatriche sono i bambini”.

“Ci auguriamo che questo bambino possa ottenere verità e giustizia, e che si ponga fine all’esclusivo affidamento sulle perizie psichiatriche/psicologiche – per loro natura soggettive e opinabili – e si ribadisca la necessita per il giudice di riappropriarsi del suo ruolo di perito dei periti.”

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