Domenica 11 giugno 2017: Santissima Trinità anno A

DIO HA MANDATO IL FIGLIO SUO PERCHE' SI SALVI PER MEZZO DI LUI

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Sulla odierna festività della “Santissima Trinità anno A”, padre Marcellino Pane della “Chiesa Santa Maria della Consolazione – Villaggio Santo – Messina”, ci prospetta il Vangelo (Gv 3, 16-18) odierno e scrive: “Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo si salvi per mezzo di lui”.

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”.

“Credere nella Santissima Trinità non è un appendice della nostra fede, direi che è fondamento. Essa è la migliore società, la migliore comunità, la migliore famiglia, la migliore persona. Nella società trinitaria non ci sono deboli e forti, non ci sono classi sociali, non ci sono ricchi e poveri, non ci sono maggioranze e minoranze, ma ognuno è in tutti e tutto è in ognuno. Il bene di uno è sempre il bene di tutti, e non si ottiene a discapito degli altri, né si fonda sulla potenza del denaro di pochi e sulla fame di molti, ma sull’amore per e tra tutti”.

“Non ci può essere il male, perché si conosce solo l’Amore. E solo chi entra nel giro dell’amore può entrarvi, anzi ne diventa dimora stabile. Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. Ogni singola persona, quindi, è tutta la società divina e umana. Chi ci fa parte conosce e compie solo il bene. Chi non ci fa parte, conosce, invece, solo il male e quello solo compie, anche quando ha la presunzione di chiamarlo bene. Dove non c’è amore, infatti, non ci può essere bene, ma menzogna, arroganza, violenza”.

“Professare la fede nella Santissima Trinità, quindi, non è dire un credo in un rito domenicale, ma impostare la vita, tutta la vita, sull’amore che tutto condivide con tutti i fratelli, non solo con alcuni, con tutti gli uomini allo stesso modo, con quelli del nord e con quelli del sud, dell’est e del’ovest. La Trinità si interessa dei nostri conti e li contesta quando umiliano quelli degli altri. E’ un amore che grida giustizia per la fame di quelli senza conti. E’ un amore che non tollera che qualcuno, a qualsiasi titolo, sia seduto su uno sgabello più alto di quello di altri”.

“La Trinità si rivela in Gesù, un Dio che guarda l’uomo dal basso in alto e non al contrario, che ama donando, non ricevendo, che serve e non comanda”.

“La Trinità, quindi, molto avrebbe da ridire sulle nostre assemblee che la proclamano dalle gradinate sempre più variegate e con distanze sempre più incolmabili tra gli ultimi e i primi posti sempre prenotati e occupati da chi ha più pesante il portafoglio. A proposito tu dove sei seduto? E perché?”.

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