Dal Blog: “Le Persone e la dignità”

L'APPELLO DELLE ESULI AFRICANE: "NON LASCIATECI SOLE"

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Le Persone e la dignità: “è un blog sui diritti umani che nasce dalla collaborazione tra Amnesty International e il Corriere della Sera. L’obiettivo comune, è tenere lo sguardo fermo su quello che succede nel mondo, tra grandi crisi internazionali e fatti quotidiani nelle nostre città. Dalla libertà d’espressione al rischio di genocidi in luoghi dimenticati, dal traffico illegale d’armi alle violenze domestiche. Raccontando le storie di attivismo, coraggio e resistenza. Perché la candela accesa da Peter Benenson 50 anni fa resti un piccolo faro per chi naviga e combatte le ingiustizie”.

Leggiamo ora, l’appello delle esuli africane

“Amina aveva 16 anni quando nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre del 2014 è stata violentata da tre soldati. Era sola nella capanna di fango nel suo villaggio, Tabit, a 45 km dalla capitale del Nord Darfur, Al-Fasher. L’hanno picchiata e violentata a sangue, a turno, più e più volte. In duecentodieci, tra cui 79 adolescenti e 8 bambine, quella notte furono brutalmente stuprate. Amina è riuscita a lasciare il Sudan e oggi vive in Germania, cercando di rifarsi una vita”.

“A raccontare la storia di questa giovanissima sudanese vittima di stupro è Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, durante l’iniziativa promossa da un gruppo di donne esuli africane nell’ambito della Giornata mondiale del rifugiato. Napoli, autrice di Il mio nome è Meriam, il libro (tradotto in sei lingue e presto anche in arabo) che racconta la vicenda di una donna cristiana incinta all’ottavo mese condannata a morte per apostasia salvata grazie alla mobilitazione internazionale e all’Italia che le ha dato asilo, ha raccolto e rilanciato l’appello di sudanesi, congolesi, eritree, insieme al Circo Massimo, a pochi passi dalla Fao e dal Colosseo, la prima istituzione che richiama l’importanza degli aiuti umanitari, il secondo monumento simbolo dei diritti umani, per chiedere di non chiudere le porte a chi -come noi donne senza diritti nei nostri Paesi, non vuole altro che vivere dignitosamente-“.

“La condizione femminile in realtà in cui una donna è considerata meno di una mucca – sottolinea la giornalista e attivista per i diritti umani che nel 2008 ha raccolto le testimonianze delle donne vittime di stupro utilizzato come arma di guerra in Darfur – espone a continue vessazioni, violenze. A queste donne, e a tutti coloro che non hanno altra scelta che fuggire, non si può negare il diritto all’accoglienza. Lo status di rifugiato è in questi casi sacrosanto ed è nostro dovere garantirlo. Sempre”.

“Insieme, profughi e attivisti delle associazioni per i diritti umani, tra cui Italians for Darfur, Migrare e le organizzazioni che fanno riferimento alla rete -Illuminare le periferie- chiedono che l’Italia si doti di una legge organica per il riconoscimento dello status di rifugiato e che si rivedano le politiche di respingimento”.

“Il governo italiano non ci lasci soli – hanno affermato le rappresentanti delle comunità di rifugiati africani a Roma – e riveda i trattati tra Italia e Libia sottoscritti dal governo Berlusconi e confermati via via dagli altri ad esso esecutivi seguiti, faccia nuove vittime. Questi accordi hanno favorito l’aggravarsi della situazione delle morti in mare”.

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