Paolo Roat (CCDU): “Neonata strappata alla famiglia, perchè la madre è disabile”

"ED IL PADRE, NON SAREBBE IN GRADO DI OCCUPARSENE"

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Paolo Roat, coordinatore del “Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani”, in un articolo specifica: “Neonata strappata alla famiglia perché la mamma è disabile”.

Motivo dell’allontanamento: “la menomazione mentale della mamma e l’inadeguatezza del padre. Si tratta, di una discriminazione fondata sulle teorie eugenetiche psichiatriche che hanno portato all’olocausto nazista”.

“Ad Ascoli Piceno una bambina neonata è stata strappata dalle braccia della sua mamma e del suo papà per la condizione di menomazione mentale della mamma e l’inadeguatezza del padre. Nonostante la dottoressa dell’ASUR incaricata dal Tribunale abbia dichiarato che sarebbe auspicabile l’inserimento della diade in una comunità madre-figlia nel solo interesse della minore di esercitare il diritto alla propria famiglia e di essere accudita, con il sostegno specialistico, dalla propria madre, evitando così di diventare un orfano sociale… si crede opportuno, in sintesi, restituire a S. il tempo da trascorrere con la madre… così da osservare [la relazione madre bambina], essendo ingenuo sperare di indovinarlo a priori; la bambina di pochi mesi è tuttora trattenuta lontano dalla madre con grave pregiudizio per la sua salute psicofisica”.

La mamma è invalida al 100% con diagnosi di ritardo mentale grave-moderato con QI <45. Ciononostante ha conseguito la licenza di terza media e lavorava come aiuto cuoca in una casa di riposo per 4 ore lavorative al giorno percependo circa 400,00 euro al mese: metà versati direttamente a lei e gli altri 200,00 sul suo libretto gestito dall’amministratore di sostegno. Nell’ottobre 2010 conosce il padre della bambina. Anche lui ha avuto dei trascorsi in psichiatria ma si è ristabilito, sebbene secondo lo psicologo abbia un deficit di aderenza alla realtà. Decidono di mettersi insieme e lei lascia il lavoro e si trasferisce a casa del compagno, di proprietà del nonno paterno

“I Servizi Sociali la accusano di mettere a repentaglio la sua stabilità economica e cercano a più riprese di riportarla al lavoro. Ma come riferito anche dalla dottoressa incaricata dal Tribunale, le condizioni della ragazza migliorano grazie all’amore del compagno. Il padre non ha un lavoro stabile, ma ha una casa e può contare sull’aiuto del nonno che è un rispettato dipendente comunale. Decidono di farsi una famiglia e di mettere al mondo un bambino fortemente voluto da entrambi”.

“La mamma viene segnalata alla Procura per i Minorenni e al Giudice Tutelare. Quando la mamma si reca in ospedale per partorire, la bambina viene trattenuta dagli operatori sanitari e dall’assistente sociale che non permettono a lei, al padre e ai nonni di portarsela via, senza nemmeno un decreto del Tribunale. Inoltre, come risulta dalla denuncia agli atti, consegnano in ritardo alla famiglia il foglio di assistenza al parto. I genitori rischiano addirittura di non poter riconoscere il figlio in tempo. Tutto ciò è oggetto di denuncia penale da parte della famiglia”.

Infine arriva un decreto di allontanamento basato sulle sole relazioni dei servizi sociali di inadeguatezza dei genitori e dei parenti (mamma, papà, zio e nonno materno): “tutte valutazioni soggettive di natura psichiatrica e psicologica. Nessuna prova accertata, nessuna reale istruttoria. Il nonno paterno (un apprezzato dipendente comunale) non viene preso in considerazione nelle valutazioni dei servizi”.

“Il Tribunale incarica una dottoressa dell’ASUR di valutare la situazione e la dottoressa, come visto sopra, smentisce le valutazioni e decisioni precedenti chiedendo il ripristino immediato della relazione madre-figlia. Le azioni e decisioni del Tribunale iniziano ad apparire sempre più incomprensibili”.

A nostro avviso, il pregiudizio filosofico di matrice eugenetica psichiatrica alla base dell’allontanamento si rivela in tutta la sua flagranza: “si decide per la procedura di adottabilità senza alcun tentativo di recupero della famiglia di origine. Lo stesso Pubblico Ministero non sembra convinto della strada intrapresa, infatti, pur mantenendo la sua intenzione di procedere all’adozione, chiede una Consulenza Tecnica d’Ufficio per valutare meglio la situazione della famiglia e dei genitori”.

Secondo l’avvocato della famiglia, dottor Felice Franchi: “queste decisioni del Tribunale arrecano grave pregiudizio alla minore. È corretto precisare che fin dal primo provvedimento del Tribunale per i minorenni del 10.11.2016 si sollecitava l’individuazione di una famiglia affidataria. In buona sostanza, da subito, e senza alcun accertamento strumentale (Test o Consulenza Tecnica) sembrerebbe che il Tribunale avesse ritenuto di individuare altri genitori per la piccola S”.

“Attualmente il diritto della bambina a stare in famiglia, viene negato da parte delle stesse autorità che dovrebbero proteggerla, con rischi per la sua salute psicofisica”.

Noi del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, sosteniamo: “il rapporto madre-figlio è importantissimo, soprattutto nelle prime fasi della vita. Il danno provocato a questa bambina è incalcolabile, ma ogni minuto che passa questo danno si aggrava. La bambina deve tornare SUBITO dalla mamma. Leggendo le storie di bambini adottati e abbandonati che cercano le famiglie di origine conosciamo bene l’importanza degli affetti famigliari. Solo certi psichiatri eugenetici e i loro seguaci credono nella purezza della razza e nella necessità di porre fine alle -vite indegne di essere vissute- come quelle dei disabili mentali”.

“Sembra che l’olocausto nazista non ci abbia insegnato nulla. Chiediamo una levata di scudi da parte di tutta la Società Civile. Abbiamo lanciato una petizione al sindaco di Ascoli Piceno, dott. Guido Castelli, e all’Assessore alle Persone, dott.ssa Ferretti Donatella, affinché si attivino per tutelare la loro cittadina minorenne e perché i funzionari comunali e i professionisti sanitari che hanno sostenuto queste teorie abominevoli e discriminanti vengano sanzionati”.

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