Chiara Sterrantino ricorda paolo Borsellino: “Morte simbolo di un Uomo-Stato”

IN UNA INTERVISTA, PUBBLICATA DA: "WWW.LAGAZZETTAMESSINESE.IT"

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tratto da: www.lagazzettamessinese.it.

“Nel 25° anniversario della strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, abbiamo intervistato l’avv. Chiara Sterrantino, candidata alla Regione di Scuola Politica nella lista di Diventerà Bellissima, per Musumeci Presidente”.

“Avv. Sterrantino, cosa significa per lei la data di oggi, anniversario della strage di via D’Amelio? È una data storica che ha accompagnato la mia vita di giovane, studentessa in Giurisprudenza, avvocato, donna, mamma che crede nei valori della legge, dell’ordine, dell’etica pubblica, della giustizia uguale per tutti, in una parola dello Stato”.

Per me il giudice Paolo Borsellino era soprattutto questo: “un uomo dello Stato, anzi un uomo-Stato. Per questo è stato ucciso dalla mafia che è Anti-Stato”.

“L’Avv. Chiara Sterrantino, candidata alla Regione di Scuola Politica nella lista di Diventerà Bellissima, per Musumeci Presidente”.

“Lei pensa che, come credono alcuni, Borsellino sia stato sacrificato alla cosiddetta trattativa Stato-Mafia? Al di là della verità processuale, della realtà immaginata al cinema, mi sono convinta che pezzi delle istituzioni trattarono effettivamente con Cosa Nostra. Basta leggere il libro di Fabio Granata -Meglio un giorno- che come Scuola Politica abbiamo presentato qui a Messina. Borsellino era un ostacolo al buon fine della -trattativa-. E fu eliminato, insieme alla scorta, con un attentato barbaro e spietato, quanto quello che uccise Falcone”.

“Secondo lei, perché alcuni uomini delle istituzioni trattarono con Cosa Nostra? Probabilmente alcuni temettero di essere personalmente uccisi dalla mafia, altri pensavano di contenere altri attentati mafiosi. Altri erano contigui o in relazioni stretti con la mafia. Fatto sta che Borsellino fu ucciso e obiettivamente fu fatto poco o nulla per evitarlo. È anche un fatto che il governo di allora non rinnovò il 41 bis, il carcere duro, ai boss mafiosi in carcere. Col solito corredo di misteri…”.

“Già. Ad esempio si è scoperto che il pentito Scarantino si auto-accusò di avere partecipato all’ideazione della strage, senza che fosse vero e facendo condannare capimafia che non c’entravano. Fu poi un altro collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, a dire la verità auto-accusandosi a sua volta di avere rubato e procurato l’auto che fu imbottita di esplosivo in via D’Amelio”.

C’è stata una revisione del primo processo: “aveva ragione Spatuzza”.

Resta il mistero: “chi costruì la verità-Scarantino, dietro Scarantino? Chi? E perchè? E chi volle la morte di Borsellino?”.

“Nel 25° anniversario della strage qual è allora la sua riflessione? Dobbiamo sapere tutta la verità sulla morte di Paolo Borsellino e fare nostri gli ideali che guidarono la sua vita e che lo portarono a sacrificarla, anche per noi, e per chi verrà dopo di noi. Una morte-simbolo, una vita-simbolo. Cerco di fare la mia parte, insieme a tanti amici che la pensano come me. Sarebbe bello che la bandiera ideale di Borsellino sventolasse alta su Palazzo dei Normanni e Palazzo d’Orleans, due luoghi, a sua volta simbolici della nostra Sicilia. Io, con Nello Musumeci, mi batto per questo”.

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