Dopo quasi un anno, ancora nessuna giustizia per Salvatore D’Agostino

MORTO FOLGORATO A GAGGI, IL 2 AGOSTO DEL 2016

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Questa, è una nota per non far dimenticare che a distanza di un anno non è cambiato nulla (in relazione ad una tragica morte), nella stessa si evidenzia: “il 2 agosto 2016 (*) la tragedia ha scosso tutto il messinese, ma il procedimento penale è fermo, non risultano indagati. L’appello dei genitori e dello Studio 3A, al nuovo procuratore Capo”.

La sua vita è finita giocando una partita di pallone come tante, nella piazza del suo paese con gli amici, in una bella serata d’estate: “a non ancora 16 anni. La palla che rotola via per un tiro troppo forte, lui che la rincorre per recuperarla, oltrepassa una ringhiera, ma urta un faretto. Non sarebbe dovuto succedere nulla se quell’impianto fosse stato a norma, e invece, purtroppo, la tremenda scarica elettrica che l’ha investito non gli ha lasciato scampo, folgorandolo. Un incidente assurdo e inconcepibile nel terzo millennio”.

Non sono bastati i soccorsi e il trasporto all’ospedale di Taormina, le preghiere dei genitori, le fiaccolate di tutta una comunità: “dopo 18 giorni di coma, la sua luce si è spenta, gettando nella disperazione i suoi cari e tutto il paese di Gaggi. Era la sera del 2 agosto (*) quando, nella piazza antistante la Chiesa Madre della frazione di Cavallaro, si consumava il dramma del giovanissimo Salvatore D’Agostino. Ormai siamo prossimi al primo anniversario della sua morte. Un anno di immenso dolore per i suoi congiunti, ma anche di profonda amarezza perché la giustizia è ben lungi dal fare il suo corso e non ha ancora schiuso un solo barlume di speranza che si possa arrivare a individuare le responsabilità di quella che non è affatto una disgrazia, perché qui non ci sono di mezzo fulmini o eventi imponderabili, ma -solo- colpevoli e gravi negligenze nella sicurezza dello stato dei luoghi – che, ulteriore aggravante, erano accessibili a chiunque -, con particolare riferimento agli impianti elettrici”.

“Negligenze che i genitori del ragazzo avevano segnalato subito nell’esposto presentato alla Procura di Messina già nell’agosto 2016. Nel documento i familiari formulavano una dettagliata serie di rilievi e richieste, peraltro ovvie e legittime, per chiarire la dinamica dei fatti e individuare e perseguire le responsabilità. Ad esempio, che si individuassero con certezza il proprietario dell’area, il titolare dell’utenza che alimentava il faretto e il fornitore dell’energia elettrica, chi lo avesse collocato, collegando i cavi e mettendolo in esercizio, a chi competesse la sua manutenzione; ancora, che si accertasse se l’installazione fosse a norma viste la mancanza di griglie di protezione (oltre che di qualsiasi cartello che avvisasse del pericolo) e soprattutto la presenza di nastro adesivo e del relativo rotolo di supporto in cartone ormai consunti che attestavano un datato (e maldestro) intervento sui cavi. Non solo”.

“I genitori domandavano anche chi avesse rimosso il faretto e se fosse stato effettivamente sequestrato su indicazione dalla magistratura, che si estendesse il sequestro anche al filo, al nastro adesivo e ai due bulloni e dadi che lo ancoravano alla staffa, rimasti viceversa ancora in loco, nonché a un altro quadro elettrico aperto e potenzialmente pericolosissimo in un’altra area della piazza che non era stata transennata dopo l’incidente dai carabinieri di Graniti. Infine, che si documentasse lo stato dei luoghi e la loro accessibilità a tutti, e che si accertassero anche le ragioni per le quali, il giorno dopo l’incidente, il 3 agosto, alcuni tecnici si fossero affrettati a intervenire sul quadro di contatori che alimenta la piazza, apponendovi un lucchetto nuovo prima inesistente”.

“A febbraio, dopo sei mesi senza alcun riscontro, i D’Agostino hanno cercato di sollecitare la Procura messinese presentando per il tramite del proprio legale una richiesta di incidente probatorio, inclusa una dettagliata perizia sul luogo dell’incidente, alla luce di una nota nella quale il Comune di Gaggi forniva una serie di -informazioni e nominativi rilevanti in ordine all’accertamento della verità dei fatti-, che richiedevano evidentemente un approfondimento di indagini per acquisire prove di eventuali condotte illecite, prima della scadenza dei termini per la conclusione delle indagini preliminari”.

“A marzo, però, il sostituto procuratore di Messina titolare del fascicolo per omicidio colposo, dott.ssa Antonella Fradà, ha rigettato l’istanza, spiegando che -l’incidente probatorio è uno strumento attraverso il quale si attua una anticipazione del dibattimento nella fase delle indagini preliminari ai fini dell’acquisizione di prove non rinviabili nel contraddittorio tra le parti, contraddittorio che però postula l’identificazione dei soggetti sottoposti a indagine nei cui confronti procedere-. Dal momento che il procedimento era ancora a carico di ignoti, -mancano i presupposti per procedere nelle forme dell’incidente probatorio-. Risposta formalmente ineccepibile, ma allora con quali -forme- e quando si arriverà a individuare tali soggetti?”.

“Nei giorni scorsi i familiari, attraverso il consulente personale Salvatore Agosta, per ottenere giustizia si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità, a tutela dei diritti dei cittadini, che si è subito messa in moto per acquisire tutta la documentazione e dare il proprio apporto e impulso alle indagini, collaborando con il penalista della famiglia. E’ stata presentata una richiesta alla Procura di Messina per conoscere lo stato del procedimento e sapere se nel frattempo il pm abbia assunto un qualche provvedimento, ma i D’Agostino stanno aspettando una risposta anche a questa semplice domanda da quasi due settimane”.

“Di qui l’accorato appello che i genitori di Salvatore e Studio 3A intendono lanciare all’appena insediato Procuratore Capo di Messina, dott. Maurizio De Lucia, affinché prenda a cuore il loro caso. -Comprendiamo la grande mole di lavoro che devono affrontare i magistrati, soprattutto presso procure molto impegnative come quella di Messina – conclude il presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò -, ma riteniamo che la Giustizia non possa lesinare i propri sforzi in casi di questo genere e debba dare risposte in termini di verità, oltre che di giustizia, a dei genitori che hanno perso il loro figlio di soli 16 anni in un modo così inaccettabile. Hanno già aspettato abbastanza-“.

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