Lipari (ME): un cittadino marocchino dimorante nelle eolie, senza permesso di soggiorno, può restare sul territorio italiano

L'HA DECISO, UN GIUDICE

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Quella che raccontiamo è la decisione adottata da un giudice di Messina, che sul territorio dell’intera provincia ha competenza in merito alla delicata materia del rimpatrio degli extracomunitari, che è tema molto attuale ed oggetto di notevole attenzione sociale.

Y. E. M., giovane marocchino con dimora in Lipari, entrato in Italia nel 2006 in virtù di legittimo ricongiungimento familiare operato dal padre in suo favore, era stato privato del permesso di soggiorno nell’anno 2013, in conseguenza di una condanna penale per tentato furto, ricevendo nello stesso anno dall’autorità di pubblica sicurezza l’invito a lasciare l’Italia.

L’interessato non ottemperò a tale invito di allontanarsi dal nostro paese e per questo, a seguito di un controllo effettuato su di lui da una pattuglia di militari di Lipari, avvenuto nell’aprile di quest’anno, lo stesso soggetto era stato subito tradotto presso la locale stazione dei carabinieri e poi dinanzi alla Prefettura di Messina, per l’assunzione dei provvedimenti del caso.

L’epilogo era stato quello dell’adozione a carico dell’extracomunitario di un provvedimento prefettizio di espulsione dall’Italia, da attuarsi secondo la modalità del rimpatrio autonomo, non essendo stati disposti nè il trasferimento del soggetto in centro di permanenza per i rimpatri, nè la partenza immediata con volo di Stato.

Immediatamente, su incarico attribuito dal soggetto straniero Y.E.M. agli avvocati Antonella D’Agata e Giovanna D’Agata (in foto), è stato instaurato il celere giudizio per ottenere l’annullamento dell’ordine di espulsione, ponendo al vaglio del giudice in primis alcuni importanti elementi ed indici di valutazione del provvedimento, che è possibile rinvenire sia nelle disposizioni vigenti (art. 13, comma 2 bis, Testo unico Immigrazione), sia nell’ambito delle ricostruzioni e interpretazioni della giurisprudenza in materia.

Tali criteri di giudizio, suggeriti dalla difesa, sono stati abbracciati dal giudice nella decisione finale, la quale ha registrato esito felice per lo straniero, disponendo l’annullamento dell’ordine di espulsione. E dunque elementi quali la stabile convivenza con i familiari sul territorio italiano, l’assenza di legami parentali attuali dell’extracomunitario con il paese di origine, il tempo della sua permanenza in Italia, la cancellazione della sopra citata condanna penale, lo svolgimento di un’attività potenzialmente produttiva di reddito, etc. sono stati giudicati nel caso in esame motivi ed argomenti a favore della permanenza del soggetto in Italia e pertanto prevalenti sulle ragioni di ordine pubblico sottese all’espulsione, con una necessaria valutazione -caso per caso- richiesta dalla difesa e consentita da una specifica norma in merito.

Dunque, Y.E.M. può permanere sul territorio italiano, in attesa di poter completare il suo percorso di inserimento nel tessuto sociale e di regolarizzare la sua posizione dinanzi alla legge. In effetti, l’intera vicenda, pur prestandosi a interpretazioni diverse da quella data dal giudice, è stata inquadrata in senso favorevole al soggetto per via della delicata e completa descrizione della sua condizione di vita e di quella di tutto il suo nucleo familiare compiuta dai suoi difensori, facendo confluire all’interno della causa e sotto la lente d’ingrandimento del giudice certificazioni anagrafiche, autocertificazioni, documentazioni di tipo fiscale e contrattuale, eccetera, cioè tutto ciò che risultava pertinente alla problematica in gioco, la cui posta era davvero alta per questo ragazzo straniero.

Egli, infatti, nel caso di diverso esito della causa, sarebbe stato privato della possibilità di rientrare nel territorio dello Stato per almeno cinque anni, né si ha certezza che egli si sarebbe recato nel suo paese di origine, dove lo stesso soggetto non ha più parenti e dal quale avrebbe potuto fare ritorno con difficoltà, dunque con la tentazione per lo straniero di intraprendere da clandestino in Italia percorsi di vita poco chiari.

Per il risultato raggiunto, dunque, grande giubilo di tutta la comunità marocchina di Lipari e giusta soddisfazione anche per noi, come avvocati, come persone e nondimeno come cittadini.

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