Emilio Pintaldi: “A chi lapida Nino Principato”

"E DELLE VIE DI GANZIRRI CHE SONO SOLO UN PRETESTO, NON ME NE FREGA NULLA"

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Emilio Pintaldi, conduttore di Malalingua su Tcf, da sempre dalla parte dei cittadini, scrive: “Certo certo. Chiaro. Standing ovation. Principato che critica l’Amministrazione Accorinti è diventato improvvisamente un ignorante, un pazzo visionario, un demente. Un millantatore. Un usurpatore di titoli. Certo se avesse invece seguito il -pensiero unico- le cose sarebbero andate diversamente”.

Magari sarebbe stato chiamato come conferenziere ad uno degli appuntamenti di Cambiamo Messina dal basso: “magari a parlare della Fiera dal punto di vista storico o a parlare di qualche chiesa importante. Io, povero giornalista di provincia, lavoratore di quelle Tv private che qualcuno non segue, sto con Principato perchè sto con la libera circolazione delle idee. Non sono contro Accorinti e voi -liberi pensatori- lo sapete bene,. L’ho difeso in più occasioni attirandomi gli strali di tanti pensatori antiaccorintiani. L’ho difeso quando qualcuno ha ironizzato sulla sua caduta dalla bici”.

“L’ho difeso quando si voleva votare la mozione di sfiducia… non è stato forse Renato a dire che si sarebbe battuto sino alla morte affinchè ognuno si fosse potuto esprimere liberamente? Io non entro nel merito delle questioni. Ma rispetto il dissenso. Ridurre il percorso di Principato a quelle quattro ingiurie che gli avete regalato da Fb significa essere orbi. Nino Principato è un architetto amante di storia patria (così facciamo contento Alfredo Reni) ma è anche un giornalista che da quarant’anni si batte per impedire che venga distrutto quel poco che resta della città che è stata fagocitata dai nuovi vandali”.

“Qualche anno fa finimmo sotto processo perchè dalle cronache del quotidiano -la Sicilia- raccontammo di un’antica torre che, nonostante fosse sotto tutela della Soprintendenza era stata abbattuta per costruire un palazzo. Fummo perseguitati sino alla Cassazione da chi l’aveva spazzata via. E fummo assolti. Il pubblico ministero della procura di Catania (perchè il processo si svolse almeno nei primi due gradi a Catania) in appello disse che noi andavano premiati e alla sbarra doveva finire chi ci aveva denunciato. Qualche anno prima denunciammo le speculazioni al cimitero monumentale”.

“Buttavano via le tombe antiche ed i resti che c’erano dentro per costruire nuovi loculi che si vendevano a peso d’oro. Ci minacciarono. Qualcuno al telefono disse che se non l’avessimno finita ci avrebbero messo sotto terra in quello stesso monumentale di cui parlavamo. Finì che arrestarono tutti. Direttore compreso. Potrei raccontarvi altri mille episodi di denuncia sociale e giornalistica. Ma che ve lo dico a fare? Voi, liberi pensatori, ormai la vostra idea ve la siete fatta”.

“Principato è un ignorante visionario che ritiene shakespeare messinese (tesi peraltro a mio avviso affascinante che non ha fatto ridere alcuno ma anzi ha attirato l’attenzione di numerose testate) e chi lo difende un povero giornalista di provincia. Io Sto con Accorinti quando c’è da stare con Accorinti. Ma sto con Principato quando qualcuno ipotizza punizioni nei suoi confronti. E delle vie di Ganzirri che sono solo un pretesto non me ne frega nulla”.

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